Verso Genoa – Sassuolo, De Rossi: “Baldanzi giocherà dall’inizio”

Genova. Domenica sarà Genoa – Sassuolo. All’andata non era ancora arrivato Daniele De Rossi, Murgita e Criscito interruppero il trend negativo, ma il tecnico del Genoa, confessa in conferenza stampa che quella partita ha rappresentato la prima volta in cui ha iniziato a sentirmi parte di questa squadra. “Non avevo ancora ricevuto la conferma ufficiale. Avevo però capito che ci potevano essere i presupposti. L’ho vissuta per la prima volta un pochino più da vicino al Genoa”.
Una partita importante se arrivassero i tre punti: “Non può chiudere niente, ma non penso che ci mancheranno tantissimi punti da fare da qui alla fine per salvarci, ma sicuramente, anche dovessimo vincere, non saremmo salvi. Rimarrebbero sei partite, con diciotto punti in ballo. Possiamo vederla come un cerchio che si chiude: è da lì che ho iniziato a desiderare che il Genoa facesse punti ogni domenica”.
De Rossi troverà Fabio Grosso in panchina, insieme conquistarono il Mondiale 2006: “Il ricordo ci unisce, insieme a Fabio e a tanti altri ragazzi, non solo giocatori, anche tante persone che hanno fatto parte di quella spedizione. Lui è il volto più emblematico di quell’avventura visto che è stato decisivo con quel rigore, ma anche in altre circostanze in quel mese. Sono legato a lui, gli sono legato come persona. C’è una stima forte, penso che sia reciproca: è uno di quelli con cui continuo a sentirmi un pochino più spesso. Ci sentiamo fra tutti, ma ogni tanto ci scambiamo delle idee, qualche battuta, qualche partita di padel. Mi fa piacere rincontrarlo, mi fa piacere che stia facendo molto bene e penso che stia facendo una grande carriera. Se lo merita perché è un ragazzo fantastico”.
Il Genoa arriva da una brutta sconfitta con la Juventus soprattutto per come è maturata, nel primo tempo: “Si analizzano i due tempi, si analizzano le due facce, si cerca di capire fino a dove ho sbagliato io qualche scelta e poi ci si parla in maniera molto diretta, quando si è dentro la sala riunioni. Cerco sempre di tenere tutte quelle che sono le osservazioni su di loro per l’aspetto privato, perché poi è giusto che sia così: come loro, anche io ero esigente con me stesso da calciatore e non volevo che mi si dicesse soltanto che aveva sbagliato il mister, quindi va presentato loro anche il dove potevano fare meglio loro. Nel primo tempo sicuramente tante cose non hanno funzionato, ho percepito che si sia fatto il paragone con le partite di Roma, di Torino e di Milano anche nel primo tempo. Quando si cercano analogie, tattiche, tecniche, eccetera, bisognerebbe anche guardare il valore degli avversari, la Juventus ha vinto tante partite lì in casa, ha fatto dei primi tempi altrettanto belli contro tante altre squadre. La Roma in casa all’andata ci ha sfondato sicuramente, ma ha battuto squadre molto forti in casa, soprattutto quel periodo lì sembrava imbattibile. l’Inter neanche ve la cito. A volte, quindi, c’è qualcosa da migliorare e non finiremmo mai di studiarci, di auto-studiarci. Poi ci sono anche dei livelli che a volte confermano le differenze che ci sono in classifica”.
Nel secondo tempo si è visto un Genoa migliore: è stato solo un calo dell’avversario o l’aver affrontato la gara con un mediano in più? “Potrebbe essere una lettura. Io non mi nascondo, anche vedendo come è entrato Patrizio Masini, sicuramente ci ha dato una grande mano. Il giorno dopo anche io mi sono accorto che con Masini in campo abbiamo giocato un po’ meglio. Cerco sempre di tenere un po’ più di qualità, soprattutto perché la Juve è una squadra meno asfissiante della Roma, per esempio dal punto di vista del pressing, anche se poi ti pressano anche loro. La mia idea era quella di tenere in campo quei giocatori che con la loro qualità ci avevano fatto fare un’ottima partita contro l’Udinese, secondo me forse la miglior partita che abbiamo fatto. La lettura è stata questa, probabilmente un errore di matrice tecnica e tattica. Mio. Quello che posso analizzare è che mi fa molto piacere che ci siano tutte queste analisi dietro la sconfitta a Torino: diciamo che c’è stato un primo tempo brutto e un secondo tempo bello. Vuol dire che abbiamo alzato l’asticella, che vi stiamo abituando bene. Io quello cerco quando parlo di sogni, di ambizione, però forse un po’ di tempo fa la sconfitta a Torino per 2-0, con un primo tempo fatto male, l’avremmo liquidata semplicemente con un sono più forti, è finita, pensiamo alla prossima”.
In casa, dopo il Sassuolo, arriverà il Como, nel mezzo la trasferta a Pisa: un trittico pesante per i punti salvezza: “Sono partite importanti. Ne mancano sei: meno partite mancano, più diventano importanti i punti in ballo e di sicuro la nostra maniera di salvarci è quella di farlo con le nostre gambe e non in seguito ai mancati punti delle squadre che ci sono dietro, quindi noi vogliamo fare punti in casa, in trasferta. La nostra storia recente ci ha detto che possiamo fare punti, come abbiamo fatto contro il Verona, ma possiamo farli anche in casa contro la Roma, quindi non è detto che le partite decisive saranno solo queste qui. Avremo il Milan in casa, avremo l’Atalanta fuori casa, la Fiorentina fuori casa. Abbiamo partite delicate perché i punti adesso pesano per tutti, sia per chi sta sopra sia per chi sta dietro. Noi siamo consapevoli di aver fatto un ottimo lavoro fino adesso, siamo riusciti ad affrontare questa parte finale con la testa un minimo fuori dall’acqua, però ho sempre battuto il tasto del “non essere salvi e del sentirsi sempre in pericolo”. Non “un po’ in pericolo”, perché lo siamo. Sapevo che quelle vittorie con Roma, Verona, anche Torino ci avevano messo in una posizione di privilegio, ma non è finita e si continua a pedalare forte”.
Il Sassuolo potrebbe essere appagato superata quota 40 punti… “Non saranno tranquilli, perché lo erano anche contro il Cagliari: bene o male erano tranquilli per i punti che avevano, perché 39 erano penso sufficienti per sentirsi salvi, eppure hanno fatto una partita contro una squadra che è nella nostra stessa condizione come il Cagliari, che ha tre punti in meno addirittura, quindi con motivazioni incredibili. Hanno vinto. Escono fuori le qualità che ha quella squadra e l’organizzazione della società, che a parte un anno in cui è retrocessa, ha continuato a fornire una squadra sempre di grande qualità. Avete citato i tre attaccanti, io devo citare un giocatore come Matic, uno come Kone, lo stesso Thorstvedt, Muharemovi che, purtroppo abbiamo visto tutti quanti nell’ultima partita in Nazionale quanto possa essere importante. È una squadra forte, una squadra forte con grande qualità, una delle migliori che abbiamo affrontato ultimamente secondo me. Potrebbero non sentirsi tranquilli, ma venire qua con la testa sgombra e giocare ancora più leggeri, giocare ancora meglio. Perché le motivazioni fanno tanto, ma anche sentirsi leggeri può aiutare. Noi dobbiamo affrontarli come li avevamo affrontati mesi fa, cercando di mettere in risalto le loro lacune che ci sono, e cercando di tenere a bada le loro qualità maggiori”.
Baldanzi potrebbe essere determinante, a Torino ha cambiato la partita: “Onestamente coi dottori ci eravamo detti che potesse giocare dal primo minuto anche la gara di Torino. Nella sosta si è allenato bene, ma pochi giorni prima della partita con la Juventus ha sentito un po’ di rigidità nello stesso punto dove si era fatto male. Un po’ di stanchezza. La scelta era dovuta a quello e al fatto che Messias sta facendo ottime prestazioni. Fisicamente è tornato a livelli molto buoni e domenica giocherà dall’inizio”. Niente da fare invece per Norton-Cuffy, Onana e Cornet.
Inevitabile parlare ancora di Nazionale, secondo De Rossi occorre un allenatore o un selezionatore? “La differenza sta nel ruolo che ricoprono in quel momento. In passato tutti i selezionati che ci hanno reso grandi erano allenatori. Lippi nasce come allenatore e poi si traverse da selezionatore. Smetti di lavorare tutti i giorni sul campo, inizi a lavorare tutti i giorni come vuoi che sia formata la tua squadra quando poi arriveranno le partite che devi affrontare. È un mondo che io conosco molto bene ed è un lavoro completamente diverso: hai tre giorni per preparare una partita, hai giocatori che ti arrivano nel 90% dei casi e hanno la testa al proprio club, fino ad arrivare a queste partite decisive o addirittura all’Europeo e al Mondiale, quando poi tutti quanti pensano all’Europeo e al Mondiale. È una cosa abbastanza conosciuta, soprattutto per chi come me quel mondo l’ha frequentato per vent’anni, sia dal lato dei giocatori sia dal lato dello staff, quindi penso che abbiamo bisogno di un bravo allenatore, di un bel progetto, di un po’ di pazienza perché si dovrebbe ripartire. Spero che gli diano continuità, qualche anno, e spero che i dirigenti che lo accompagneranno siano persone che sanno come si sta nel mondo del calcio. Ho letto tantissimi nomi, spero veramente che si prenda il meglio del meglio perché siamo un’eccellenza del calcio mondiale e lo siamo sempre stati. Stiamo prendendo qualche batosta, ma poi ci vuole poco per ritornare in auge e per far muovere e rivivere tutto il movimento come abbiamo fatto poi nel 2021, quando tutto sembrava già un po’ in crisi, ma abbiamo fatto quel grande risultato”.
Sul feeling con i tifosi rossoblù dice: “Mi hanno chiesto perché a Torino mi hanno applaudito. Io non ho mai fatto niente per arruffianarmi né tifosi del Genoa né i tifosi della Juve, anzi. In campo ero uno che faceva l’opposto, sembrava proprio quello che stava più sulle scatole ai tifosi avversari. Ovviamente adesso i tifosi del Genoa sono i miei tifosi e io parlo facendo le loro veci, cercando di difendere, di mettere il Genoa avanti a tutto, perché questo è il mio lavoro. Domani sarà un’altra squadra e penso che ragionerò alla stessa maniera. Quello che è vero è che ci sono similitudini fra me e loro, tra come vivono il calcio loro e come lo vivo io e se loro cercano una persona focosa o una persona appassionata, io sicuramente cercavo una tifoseria che ti spingeva come hanno fatto loro fino adesso, quindi penso che questa simpatia e questo affetto sono assolutamente reciproci. Ieri sono andato in giro per la città e c’era una bella atmosfera e ogni tanto sono io che dico “stiamo calmi, non siamo salvi, può essere che fra due o tre settimane mi vorrete meno bene”. Cerchiamo di fare i punti che dobbiamo fare, però percepisco anch’io che c’è una bella atmosfera, che c’è una bella relazione. Spero che vada avanti a lungo”.
Anche il modo di porsi di fronte ai giornalisti è diverso: “È anche un po’ l’impostazione, non so. Penso che quando cresci in una città come Roma, da giocatore comunque importante, e hai una conferenza stampa così, magari trovi cinquanta giornalisti collegati con cinquanta radio diverse. Devi fare una scelta. Puoi fare 0-0 ogni volta, e questa cosa qui inizia a darmi fastidio. All’inizio per proteggermi cercavo di fare 0-0, cioè cercavo di non dire niente, di non sbilanciarmi, di non sbagliare niente. Adesso cerco di non sbagliare, cerco di non mancare di rispetto a nessuno, ma cerco di rispettare me stesso. ho giocato a calcio vent’anni, spero di fare questo lavoro per altri di trenta. Io non ho voglia di stare cinquant’anni nella vita mia a dire bugie, a non dire la verità, a tenersi sempre tutto. C’è un aspetto, c’è uno spogliatoio, c’è una sacralità di rispetto, quindi non vi parlerò mai di quello che succede lì dentro, e tante cose me le tengo dentro, perché me le sono tenute dentro a Roma negli anni da calciatore e da allenatore. Me le tengo dentro perché vanno risolte così e non ti puoi approfittare di questo microfono per mettere loro, i giocatori, in una posizione peggiore rispetto alla tua”.




