Vent’anni dopo Venaus, la valle torna in piazza: “Ora e sempre No Tav”
Un trattore con rimorchio ad aprire la strada a circa 3mila persone, fra bandiere No Tav e della Palestina, striscioni e un treno di cartone: è partita intorno alle 15 la marcia contro la tratta ad Alta Velocità Torino-Lione, che quest’anno ricorda il ventennale dal violento sgombero di Venaus, avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2005, e dal successivo corteo di risposta da parte dei No Tav.
Infatti la manifestazione si intitola “Avere vent’anni è avere grandi sogni”, come riportato anche sullo striscione alla testa del corteo. Dopo le tensioni e gli scontri con la polizia degli ultimi due giorni, la manifestazione è partita da Venaus ed è diretta al nuovo presidio di San Giuliano di Susa, dove i No Tav hanno occupato una casa appena espropriata da Telt per la futura realizzazione dell’opera ferroviaria. In marcia ci sono famiglie, giovani e anziani, membri dei centri sociali e storici esponenti della lotta No Tav, come Nicoletta Dosio: “Questa lotta è per gli esseri umani ma anche per la natura – ha detto l’attivista, 79 anni – Quel giorno, quando abbiamo liberato Venaus, una manganellata mi ha rotto il naso e gli occhiali: non ho visto niente ma c’ero, mica potevo andare in ospedale. Adesso continuiamo la lotta contro gli interessi sporchi di chi vuole distruggere e devastare il mondo bello che ci circonda.

Ora la vecchia resistenza si è unita alla nuova resistenza, noi siamo più forti perché abbiamo le ragioni del giusto e del futuro. Ora e sempre No Tav”. Fra i partecipanti c’è anche chi espone cartelli per la liberazione dell’imam Mohamed Shahin. Lì accanto anche rappresentanti delle istituzioni, come il sindaco di Caselette, Pacifico Banchieri: “Non abbiamo ancora finito la linea 1 della metropolitana torinese e neanche iniziato la linea 2, che verrà fatta solo a pezzi – ricorda il primo cittadino, con addosso la fascia tricolore – La priorità è quella, dal punto di vista ambientale, del traffico e dei bisogni dei cittadini. Continuiamo a credere che le risorse vadano investite in modo diverso: per questo tanti amministratori oggi continuano a marciare”.
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