Venezia, mozione per rilanciare la Legge Speciale e aprire allo studio sull’autogoverno
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Aggiornare e rilanciare la Legge Speciale per Venezia, rafforzare il coordinamento istituzionale sulla Laguna e avviare uno studio per riconoscere alla città forme di autonomia finanziaria e normativa.
Una mozione depositata oggi in Consiglio regionale del Veneto evidenzia, in questo senso, la necessità di rifinanziare la Legge Speciale, è quella presentata dai consiglieri regionali veneziani Andrea Tomaello (Stefani Presidente), e Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica).
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La mozione ricorda l’impianto della legislazione speciale avviata con la legge del 1973 dopo l’alluvione del 1966 e proseguita con i successivi interventi normativi, sottolineando come per quasi cinquant’anni abbia rappresentato lo strumento fondamentale per la salvaguardia fisica, ambientale e socioeconomica della città lagunare. Gli interventi finanziati hanno riguardato fognature e depurazione, tutela del Bacino Scolante, riqualificazione del reticolo idrografico, bonifiche e monitoraggio ambientale, con l’obiettivo di contenere l’inquinamento riversato nella Laguna.
Il testo evidenzia come negli ultimi decenni i rifinanziamenti statali siano stati irregolari e spesso insufficienti, con una progressiva contrazione delle risorse che ha compromesso la realizzazione di numerosi interventi strategici. Nel frattempo, il contesto è profondamente cambiato: l’acqua alta eccezionale del 2019, l’entrata in funzione del MOSE dal 2020 – con collaudo finale previsto nel 2026 – l’istituzione dell’Autorità per la Laguna di Venezia e le nuove sfide legate alla crisi climatica, allo spopolamento del centro storico e alla pressione turistica impongono, secondo i firmatari, una revisione organica dello strumento normativo.
Si richiama anche la soppressione del Magistrato alle Acque nel 2014 e la successiva istituzione, nel 2020, dell’Autorità per la Laguna, la cui piena operatività è stata definita a febbraio di quest’anno.
Secondo i firmatari, le competenze strategiche sulla salvaguardia lagunare devono essere esercitate con un forte radicamento territoriale, valorizzando il ruolo della Regione in sinergia con il Comune e la Città Metropolitana.
Accanto al rilancio della normativa speciale, il documento impegna la Giunta a promuovere con il Governo forme stabili di finanziamento, l’istituzione di un tavolo interistituzionale permanente di coordinamento, procedure semplificate per la razionalizzazione delle proprietà pubbliche nel territorio comunale e l’avvio di uno studio per riconoscere alla città autonomia di risorse e strumenti normativi ad hoc.
«Venezia non è solo una città. È memoria, tradizione millenaria e bellezza fragile. È un equilibrio costruito nei secoli, che il mondo ci invidia e che abbiamo il dovere di proteggere», afferma Andrea Tomaello, spiegando che l’obiettivo è chiedere «l’aggiornamento strutturale e il ritorno al centro dell’agenda politica nazionale» della Legge Speciale. «Un sito unico al mondo non può essere tutelato con strumenti frammentati o finanziamenti discontinui», aggiunge, richiamando il riconoscimento UNESCO del 1987.
«Venezia deve tornare ad avere il pieno governo delle proprie acque, delle proprie risorse e del proprio destino. Ha bisogno di libertà e non di aiuti», sottolinea Alessio Morosin, che parla della necessità di superare la gestione “da remoto” di una realtà fragile e complessa come quella lagunare. «Autogoverno, autonomia finanziaria e normativa significano responsabilità piena nelle scelte strategiche su urbanistica, residenzialità, tutela ambientale, gestione dei flussi turistici e politiche economiche».
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