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Valerio Bruner – Maddalena: Da Springsteen a Springsteen, passando per la santa penitente :: Le Recensioni di OndaRock

Di Napoli, Valerio Vincenzo Bruner comincia come membro – attore e drammaturgo – della compagnia Teatro di Contrabbando, in particolare con “Nonsense a nord del Tamigi” (2015), la pièce in cui si ritaglia la parte di un cantastorie. Breve di qui il passo allo status di vero cantautore: diverse canzoni dell’originario spettacolo confluiscono a formare l’Ep di debutto, “Down The River” (2017), cui seguono i due volumi di “La Belle Dame” (2019-20), l’Ep “Someday” (2021), il suo parto finora più veemente, e il singolo “Sempe ccà” (2022) tratto dal documentario “Come fuoco” (2022) co-scritto con il regista Salvatore De Chiara, primo tentativo dialettale, cui segue coerentemente “Vicaria” (2023).

Il successivo “Maddalena” prosegue con il cantato napoletano e anzi annovera uno dei suoi più vibranti shouting in dialetto proprio nella canzone eponima di apertura (e peraltro guida un’accorata, lamentosa tarantella distorta elettronica). Per “Piazza Garibaldi”, altro urlo, mette insieme primitivismo scheletrico Waits-iano e wall of sound agrodolce Springsteen-iano.
All’altro capo del disco lo stile dà sul blues disperato: “Malammò” e specialmente “Nisciuno se salva”, flusso di coscienza che sembra quasi preso dai mondo generator del cosmo dei Kyuss su catatonica distorsione in stile Neil Young.
L’influenza di Springsteen, già ben presente nella sua carriera musicale, domina e dirotta la parte centrale verso territori pop radiofonici, dal ballabile a gran velocità “Frat a me” a “Sanghe”, la hit facile peraltro dal piglio palesemente Police, fino a “Nun t’arrenere maje” e “Marzo ‘o ssaje”, adagiate sull’Aor di Asia e Journey.

Apprezzabile collaborazione con Gianluca Morelli, produttore tuttofare, questo disco stringato al servizio del rock sanguigno e talora pendente pericolosamente al neomelodico partenopeo è soprattutto il più sentito di Bruner. Il perno sulla figura della santa meretrice penitente, originato da “Malammò o della madonna puttana” (2018) della sua compagnia, a sua volta ispirato dal monologo (2011) tratto dal breve “Marie Magdalene Or Salvation” (1936) di M. Yourcenar, gli dà sale. Voluminoso booklet con “diario di viaggio” e, volendo, anche un’appendice di narratore: “Spiriti nella notte” (2025), raccolta di racconti imperniati su Springsteen, sempre lui.

06/11/2025




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