Valeria Bruni Tedeschi: «Ai miei tempi una donna senza figli era malvista, oggi c’è più libertà. I miei figli rendono la mia vita più allegra, ma la maternità non deve essere un obbligo»
Si può imparare la tenerezza?
«Sì. O meglio: non si impara, ma ci si può rendere teneri. Penso che tutti noi abbiamo la tenerezza dentro, come i bambini. Poi, con la vita, ci induriamo, costruiamo corazze. Non è questione di impararla, ma di lasciarsi essere teneri».
Nel film emerge anche la libertà di non essere madri.
«Penso che sia una buona cosa. Ai miei tempi, vent’anni fa, una donna era quasi obbligata a diventare madre, altrimenti era malvista. Oggi c’è più libertà, e questo è un femminismo giusto: non l’obbligo, ma la scelta. I miei figli rendono la mia vita più allegra, ma è qualcosa di personale. Penso che la vita possa essere felice anche senza figli».
Per lei, cos’è la famiglia?
«La quotidianità. Vivere insieme giorno dopo giorno, dormire sotto lo stesso tetto, avere attenzione reciproca. Ecco, l’attenzione è una parola un po’ svalutata, ma per me è l’essenza dell’amore. L’amore è attenzione. È scambio di parole, di problemi, di presenza. Le cene insieme, le conversazioni a tavola: sono rituali importanti. Quando i miei figli si alzano e se ne vanno a metà cena, dico sempre: questo non va. Quel momento di condivisione è sacro».
È difficile trasmettere questi valori?
«Molto. È difficile insegnare ai propri figli l’attenzione, la gentilezza. La gentilezza è diventata una parola svalutata, e invece per me è fondamentale. Ci provo ogni giorno, con molta fatica.»
Chi fa parte del tuo “recinto”, la tua famiglia più intima?
«I miei figli, mia madre, le mie sorelle. E poi gli amici che sono diventati famiglia. Valeria Golino, per esempio, fa parte della mia famiglia. Non credo nel legame di sangue: ho anche figli adottivi, quindi per me il sangue non ha mai avuto importanza. La famiglia sono le persone che ti danno calore».
È sempre stata attratta dal tema dell’amore tra madri e figli?
«Sì, mi interessa molto. Ho fatto un film con Pietro Marcello sulla Duse, e anche lì il rapporto con la figlia era centrale. Poco tempo fa ho girato in Francia un altro film sul legame madre-figlio. È un tema che mi appassiona. L’amore tra genitori e figli, tra uomini e donne, tra donne… l’amore in tutte le sue forme resta la cosa più cinematografica che ci sia».
Source link




