Valentina Tramutola: voce emergente della poesia

Valentina Tramutola è una giovane poetessa emergente e il suo modo di scrivere, fresco e anticonformista, la rende una voce da attenzionare nel panorama letterario contemporaneo. Nata a Milano, Valentina ha vissuto per otto anni in ad Arezzo, innamorandosi senza ritorno di tutto ciò che è la Toscana.
Si occupa di scrittura, storytelling e progettazione culturale, l’abbiamo dunque intervistata per conoscerla meglio e per farci raccontare del suo libro d’esordio, la silloge Stelle di neutroni. Poesie scritte col «mal di testo» (Divergenze editore), accompagnata dalle illustrazioni di Bianca Dall’Osto.
È da poco uscita, per Divergenze, la tua prima silloge poetica dal titolo “Stelle di neutroni”, un libro particolare e che unisce versi e illustrazioni, a cura di Bianca dall’Osto. Ci parli di questo connubio raro e originale?
“Stelle di neutroni è nato da solo, ma si è compiuto dentro una serie di incontri, tra cui quello con Bianca Dall’Osto, l’illustratrice che si è presa cura di quello che ho scritto. E questa cura non è “decorativa”, è per davvero una intersecazione.
Le illustrazioni di Bianca Dall’Osto non spiegano i testi, li attraversano. Sono un secondo respiro, una seconda voce che non commenta ma risponde, e certe volte guida.
Ho sempre pensato la poesia e la scrittura come materia visiva, come qualcosa che occupa spazio. Le illustrazioni di Bianca non lasciano mai la parola da sola, ma permettono che la parola incontri il segno, la ferita, il vuoto. Il libro si costruisce così come un campo di forze, non come una sequenza lineare. Testo e immagine si attraggono e si respingono, come corpi celesti.
Sicuramente, io e Bianca siamo entrate in uno scambio che ha richiesto fiducia e ascolto reciproco. Ma la cosa più importante è che non c’è stata (né in persona, né tra le pagine) una gerarchia, solo una tensione condivisa.
E in quella tensione, credo, il lettore può trovare il suo varco.”
Il titolo della tua raccolta è inusuale, in quanto richiama il mondo della fisica e la struttura della materia, com’è nata la scelta di un simile titolo?
“Il titolo nasce da una fascinazione scientifica, ma soprattutto emotiva. Sono sempre stata interessata alla scienza (avevo 4 in matematica e 8 in fisica!), e a un certo punto ho cominciato a pensare che molti concetti scientifici sono talmente belli da essere poetici. Oggi abbiamo già visto questa sorta di movimento pop che ha reso cool i nerd, i ricercatori, gli scienziati, ma giuro che per me lo erano anche prima di questa rivisitazione che è passata attraverso – per esempio – serie dal successo planetario come The Big Bang Theory! La poesia, a mio avviso, era già nella divulgazione, o nella sua possibilità. È questo l’esperimento che ho fatto, in pratica. Le stelle di neutroni sono ciò che resta dopo un collasso, dopo un’esplosione. Sono corpi minuscoli e densissimi, impossibili da immaginare fino in fondo.Mi sembravano una metafora onesta di certi stati interiori, di ciò che resta quando qualcosa si rompe e non torna più com’era.
La poesia, per me, nasce spesso lì: nella compressione estrema del senso.
Nel dire pochissimo per reggere moltissimo.
In questa raccolta ogni testo è una piccola stella di neutroni: un residuo, un nucleo, una sopravvivenza.
Non necessariamente luce facile, ma piuttosto gravità, che è quello che ci tiene attaccati alla vita sulla Terra così come la sperimentiamo ogni giorno.”
Sei una scrittrice emergente, vorrei quindi chiederti se hai dei consigli utili per i giovani che, come te, vorrebbero intraprendere la tua strada della letteratura e della poesia.
“Non ho tanto da consigliare, al massimo posso raccontare cosa succede a me da quando ho imparato a leggere. E vorrei ancora leggere tanto e a lungo come qualche anno fa. Se non ci riesco, salvaguardo almeno la possibilità di leggere attentamente per capire cosa succede quando un testo funziona davvero. In genere funziona quando mi dà la scorciatoia per sognare, cirscoscrivendone il tempo preciso nello spazio di una giornata strapiena. C’è gente che pagherebbe per avere il tempo: la lettura trova il tempo per noi, e quel tempo viene impiegato per immaginare, creare, sognare. E poi ricordarsi che scrivere per pubblicare e scrivere e basta sono due campionati diversi, e di sicuro scrivere senza l’ansia di pubblicare subito ha i suoi vantaggi.
Accettare che il tempo faccia il suo lavoro, anche quando sembra sprecato. La scrittura non è una vetrina, è un esercizio di onestà, di ascolto prima che di voce. E poi è molto faticoso, è disciplina… mica si è sempre pronti a prendersi addosso questa fatica! Ma per scrivere prima o poi questa fatica la devi mettere in conto.
Ma la cosa più importante resta prendersi cura delle proprie letture, confrontandosi anche con le persone che fanno altrettanto e cioè che si prendono cura delle proprie letture. Che poi non serve solo a scrivere, serve proprio a vivere!”.
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