Società

Valditara: “Le ‘classi pollaio’ non esistono più. Aule con 35 studenti? Basta sciocchezze”

Le “classi pollaio” in Italia sono ormai soltanto un vecchio ricordo o continuano a essere una spina nel fianco della nostra scuola? La risposta cambia radicalmente a seconda di chi la fornisce. A riaccendere i riflettori su un dibattito che sembra non trovare mai pace è stato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

A margine del Festival delle Regioni a Firenze, il titolare del Viale Trastevere ha deciso di andare al punto senza troppi giri di parole, bollando come “sciocchezza irresponsabile” l’idea che esistano ancora aule popolate da 35 studenti.

La posizione del Ministero: i dati ufficiali e il calo demografico

Dalla prospettiva del Ministero, la questione è chiusa e a parlare sono i dati. Complice anche il costante calo demografico che attraversa il Paese, l’Italia vanta oggi uno dei rapporti tra numero di studenti e classi più bassi a livello internazionale. Continuare a descrivere gli istituti italiani come ambienti stipati oltre ogni limite significa, secondo Valditara, raccontare una realtà che non c’è, finendo per avvelenare il clima scolastico e alimentare inutili tensioni tra le famiglie e le istituzioni.

La voce dei banchi: la percezione di insegnanti, famiglie e sindacati

Eppure, basta varcare la soglia delle scuole per raccogliere una narrazione di segno opposto. Se è vero che i numeri medi nazionali descrivono un sistema ridimensionato, sindacati, insegnanti e associazioni di genitori invitano a non confondere la statistica con la vita quotidiana. Nelle grandi città e soprattutto negli istituti superiori più frequentati, la sensazione di affollamento è tutt’altro che svanita.

Le denunce del personale parlano di prime classi che prendono il via con 28, 30 iscritti: numeri magari distanti dalla soglia dei 35 evocata dal ministro, ma sufficientemente alti da rendere complessa la didattica, specialmente quando in aula sono presenti alunni con disabilità o bisogni educativi speciali che richiederebbero una maggiore attenzione individuale.

La sfida di ricucire la distanza tra statistiche e vita scolastica

La sensazione è che si stia guardando alla stessa medaglia da due lati opposti. Da una parte c’è la visione d’insieme della politica, che registra il trend generale e difende gli sforzi di riorganizzazione del sistema; dall’altra, invece, c’è l’esperienza di chi vive la scuola sul campo e misura la qualità dell’insegnamento non sulle medie aritmetiche, ma sui metri quadri di una stanza e sul tempo dedicato a ciascun ragazzo.

La sfida reale, al di là delle polemiche, resta quella di ricucire questa distanza, garantendo che i dati positivi delle statistiche trovino un riscontro concreto e omogeneo in ogni aula del Paese.


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