«Vado in Francia, qui è difficile fare impresa»

PORTO SANT’ELPIDIO Chiude il ristorante di pesce e chalet “La Terrazzina sul mare”, sul lungomare Faleria. Giovanni Sabani saluta e se ne va in Francia. Dice che Porto Sant’Elpidio gli ha dato tanto, ma ora vuole di più. E vuole riavvicinarsi alla madre, il suo centro dell’universo. Una storia di Natale, sì, ma per la città è la perdita di un imprenditore vero: capace, solido, instancabile. E qui si apre il punto. Non se ne vanno solo i “cervelli”.
La scelta
Se ne vanno gli imprenditori, gli chef che hanno costruito attività dal nulla e oggi scelgono l’estero. Perché altrove — e Giovanni lo dice senza giri di parole — fare impresa è meglio, più facile, meno faticoso, meno costoso, meno frustrante. La Francia, per chi lavora nella ristorazione, offre un sistema più lineare, meritocratico, sostenibile. Porto Sant’Elpidio perde un pezzo e non è un caso isolato. Giovanni ha attraversato gli anni difficili dell’erosione marina, come tutti gli operatori turistici del lungomare sud. Ora che le scogliere emerse hanno messo in sicurezza quel tratto di costa, per lui è arrivata un’opportunità irrinunciabile oltre le Alpi e il suo addio pesa come un macigno. Su Instagram ha voluto chiarire tutto: «Ho deciso di chiudere perché mi si è presentata un’occasione di lavoro che mi avvicina a mia madre. Dopo sette anni intensi e pieni di emozioni è arrivato il momento di chiudere questo capitolo importante della mia vita. Il mio ristorante non è stato solo un lavoro: è stato un sogno diventato realtà, un percorso che mi ha fatto crescere, maturare e scoprire chi sono. Ho imparato cosa significa sacrificio, dedizione, soddisfazione, orgoglio e amore per ciò che si fa. Ogni sorriso, ogni parola, ogni piatto condiviso resterà per sempre con me. Con il cuore pieno di riconoscenza e un pizzico di malinconia, ho scelto di seguire un nuovo sogno, più grande. Mi trasferisco all’estero per affrontare nuove sfide, crescere ancora e continuare a credere. Chi sogna in grande deve avere il coraggio di andare oltre». Parole pulite, senza rancori.
Giovanni è macedone, in Italia dall’età di 7 anni oggi ne ha 36 e 8 anni fa ha aperto il ristorante ma quest’estate è arrivata la proposta dall’estero e «non sapevo se accettare, poi ho detto sì perché mi avvicina alla famiglia e perché qui è diventato difficile fare impresa».
Le difficoltà
«Aumentano i prezzi – aggiunge – ogni giorno, non sappiamo come giustificare gli aumenti ai clienti, lavoriamo 20 ore al giorno e il nostro maggior socio, lo Stato, si prende più della metà degli incassi. È difficile anche trovare personale qualificato. Mi riavvicino alla mamma e guai a chi me la tocca. Col senno di poi, non rifarei un’esperienza imprenditoriale in Italia. L’estero è meglio». Ecco il nodo che resta da sciogliere: questa non è una storia personale, è un segnale. Se a partire non sono solo i giovani laureati, ma anche quelli che hanno già dimostrato di saper creare lavoro, valore e qualità, la domanda è inevitabile: quanto può reggere un territorio che vede andare via i suoi migliori operatori?




