Marche

«Vacanza da incubo». C’è anche il figlio dell’ex sindaco


ANCONA Una vacanza da sogno che al momento del rientro a casa si è trasformata in un incubo. Ci sono anche 7 anconetani tra gli oltre 600 turisti italiani rimasti bloccati domenica a Sharm El Sheikh a causa della cancellazione di tutti i voli di rientro a Milano Malpensa della compagnia EasyJet. Uno di loro è Luca Gramillano, figlio dell’ex sindaco di Ancona Fiorello Gramillano.

La testimonianza

«Io, la mia famiglia e alcuni amici, 7 persone in tutto, tra cui due bambini, siamo arrivati a Sharm il 30 dicembre e dovevamo ripartire il 4 gennaio – racconta -.

Ma il nostro volo delle 15,15 e tutti quelli programmati da EasyJet per quella data sono stati cancellati». Senza spiegazioni, senza informazioni su cosa fare e dove andare. Perciò, dopo 4 ore di attesa, il gruppo ha deciso di cercare in autonomia un albergo per passare la notte.

«Abbiamo pagato tra gli 80 e i 100 euro a persona, tutto a nostre spese», continua Gramillano. Ieri sul web sono iniziate a circolare notizie su quello che è successo. I voli sarebbero stati cancellati per la sospensione del traffico aereo dalla Grecia a seguito di un guasto tecnico alle torri di controllo dell’aeroporto di Atene che ha avuto ripercussioni su tutti i voli da e per il Mar Rosso operati da compagnie europee. Problema che sarebbe stato risolto. Solo che trovare un altro volo per tornare a casa è stato impossibile.

«Adesso ci siamo spostati in un altro hotel dove ci sono molti degli italiani rimasti a terra – ci raccontava Gramillano ieri mattina -. Sono quasi 150 persone: adulti, bambini, anziani. C’è pure gente con problemi di salute. Alcuni di loro, pur di rientrare in Italia, si stanno accollando, oltre alle spese dell’hotel, anche quelle dell’aereo. Ma i prezzi sono assurdi, tra i 600 e i mille euro a persona, più del costo della vacanza». E tra l’altro non sarebbe neanche possibile avere i soldi indietro, perché una clausola dice che ogni soluzione di rientro prima delle 48 ore non viene rimborsata. «È una vergogna, siamo praticamente tenuti in ostaggio – rincarava la dose Gramillano -. Noi dobbiamo tornare al lavoro, i bambini a scuola, ma dopo 30 ore ancora nessuno ci ha detto come possiamo fare per rientrare in Italia».

Vista la situazione, il gruppo di anconetani ha anche tentato di contattare la Farnesina. Ma ancora a metà pomeriggio di ieri non era arrivata alcuna risposta. Poi finalmente la buona notizia. Viene annunciato che i 7 sono tra i 90 clienti Alpitour che potranno rientrare in Italia con un volo straordinario Neos previsto per la mezzanotte di ieri. «Intanto ho dovuto pagare 450 euro a persona, ma almeno rientriamo» , il sospiro di sollievo di Gramillano.




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