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Usyk capolavoro alle Piramidi di Giza: sembra spacciato, poi vince per kot con Verhoeven

Il colpo del fuoriclasse quando tutto sembrava perduto. Il primo storico mondiale dei pesi massimi in Egitto, testimoni silenziose e imponenti sullo sfondo le Piramidi di Giza, non verrà ricordato non solo per l’ambientazione straordinariamente suggestiva. Oleksadr Usyk, l’imbattuto fuoriclasse ucraino capace di unificare i titoli sia nei cruiser che nei pesi massimi, stava infatti per firmare una resa con poche condizioni. Il gigante olandese Rico Verhoeven, mito della kickboxing prestato alla nobile arte, era infatti lì lì per piazzare una delle sorprese più clamorose della storia del pugilato.

(reuters)

La trappola di Usyk

Nettamente in vantaggio all’undecima ripresa, al buon Rico sarebbe bastato terminare ai punti per strappare con merito il verdetto. Invece è caduto sull’ultima, disperata trappola tesagli da Usyk. L’ucraino lo ha aspettato all’angolo, lo ha quasi invitato a portargli l’ennesimo assalto. Sperava in un momento di distrazione, nel granello di sabbia in un ingranaggio fino a quel momento pressoché perfetto. Quel momento è arrivato, l’olandese ha attaccato senza criterio e il campione lo ha centrato con un meraviglioso montante destro. Al tappeto, Verheoven si è rialzato ma l’arbitro lo ha fermato, non giudicandolo in grado di continuare nonostante al suono dei gong mandasse appena un secondo. “Ha avuto fretta di fermarmi”, ha detto l’olandese. A nostro avviso, visto il tempo che Verhoeven ha mpiegato a riprendersi, ha però fatto bene.

Lo stop dell'arbitro

Lo stop dell’arbitro (reuters)

Usyk, l’eroe è stanco

Una conclusione che ha ricordato agli appassionati di boxe quella che il grande Julio Cesar Chavez parecchi anni addietro impose a Meldrick Taylor, in netto vantaggio ai punti ma messo giù a pochi secondi dalla fine del match. Corsi e ricorsi a parte, per la prima volta Usyk è sembrato dimostrare tutti i suoi 39 anni L’icraino ha sofferto dal primo istante la boxe molto dinamica dello sfidante, poco tecnica ma molto fisica. Verhoeven ha portato tutti destri caricati, e spesso ha anche trovato la mascella di Usyk. Un tema che si è trascinato senza soluzione di continuità fino all’undecimo round quando, con un vantaggio notevole di punti, all’olandese sarebbe bastato girare alla larga per portarsi a casa il titolo. Non lo ha fatto e Usyk non ha perdonato. Finale con i soliti siparietti. Mentre il politico saudita Turki Alalshikh, mentore dell’evento, incitava i contendenti alla rivincita e il tedesco di origine curda Agit Kabayel ricordava al campione di essere lo sfidante ufficiale, Usyk dava l’idea di essere un po’ lontano da tutto e da tutti. Parole per la moglie, per la patria ucraina, dette però con il fiato corto. L’eroe forse è stanco.


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