Campania

Usura ed estorsione, condannati zio e nipote dopo Appello bis


Sette anni a testa con esclusione dell’aggravante mafiosa. Questa la condanna inflitta a Domenico e Raffaele Rossetti, zio e nipote di Capodrise, accusati di usura ed estorsione.

Lo ha deciso la prima sezione penale della Corte d’Appello di Napoli chiamata a decidere dopo che la Cassazione aveva annullato il verdetto con riferimento proprio all’aggravante. Ora il verdetto bis della Cassazione che ha concesso un lieve sconto ai due rispetto alle precedenti pronunce. Le motivazioni saranno rese note entro 60 giorni.

Secondo l’accusa, Raffaele Rossetti avrebbe prestato a un imprenditore in stato di bisogno, 29mila euro, riuscendo a ottenere oltre il doppio (circa 60mila euro) in circa 6 anni a titolo di restituzione e interessi (con un tasso del 16,5% e quindi ritenuto sotto la soglia per l’usura). L’accusa di usura, però, arriva nel momento in cui la vittima, costituitasi parte civile con l’avvocato Domenico Farina, sarebbe stata costretta a cedere un immobile di proprietà della moglie, posto a garanzia del prestito, del valore di 170mila euro. Una proprietà che avrebbe potuto riacquistare per effetto di un patto di retrovendita stipulato tra le parti all’estinzione del debito.

L’accordo prevedeva un termine fissato al 30 settembre 2018 ma già all’inizio di agosto quella proprietà venne venduta. Quando l’imprenditore chiese spiegazioni venne minacciato: “Questi sono soldi di Camillo Belforte”, gli avrebbero risposto i Rossetti, paventando una loro contiguità al clan dei Mazzacane.

I due sono stati difesi dagli avvocati Renato Jappelli e Angelo Raucci.


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