Usa-Canada, scontro sull’auto. Trump annuncia dazi al 50%
ROMA – L’affondo di Trump, che vuole inasprire i dazi sulle quattro ruote importate dal Canada portandoli al 50%, riaccende lo scontro commerciale tra Washington e Ottawa dopo che pochi giorni fa è fallita la trattativa per scongiurare una nuova ondata di tariffe: tasse doganali al 50% entrate in vigore domenica su una serie di prodotti canadesi, dal cemento alle mazze da hockey, passando per il vino. Valore? 20 miliardi di dollari. Il mancato accordo ha fatto saltare anche la riduzione delle imposte sulle auto dal 25 al 15%. Non solo. Ora il terreno di scontro è di nuovo il comparto automotive con effetti sui costruttori, ad iniziare da Stellantis, messi sotto pressione. Primo indicatore? L’andamento dei titoli.
Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato su Truth che dal primo gennaio 2027 i dazi su auto, camion, componentistica automobilistica e acciaio provenienti dal Canada saliranno al 50%. Trump vuole colpire una delle filiere più integrate del Nord America. E aggiunge: «Se la produzione avviene negli Usa, i dazi sono pari a zero», ha scritto, accusando il Canada di avere approfittato per anni dei rapporti commerciali con Washington. Ottawa prepara le contromisure dall’8 settembre e il premier Carney ha promesso una risposta «dollaro per dollaro».


I titoli dell’auto, già deboli, hanno imboccato la strada del ribasso. Stellantis è tra le più negative: -4,77 sulla piazza di Milano. Per il gruppo italo francese la nuova minaccia arriva in una fase delicata. La società guidata da Antonio Filosa deve difendere redditività e quote di mercato: nel piano al 2030 prevede 60 miliardi di investimenti, di cui il 60% in Nord America. Gli Usa fanno da idrovora, a partire dai 13 miliardi già annunciati nell’autunno del 2025. Il rischio dazi al 50% da gennaio significa costi industriali più alti, incertezza che pesa sulle strategie produttive rispetto alla complessità della catena di fornitura tra Stati Uniti, Canada e Messico. Componenti e semilavorati attraversano più volte le frontiere. Un veicolo prodotto in Canada può contenere parti realizzate negli Stati Uniti o in Messico, mentre ai fornitori canadesi servono stabilimenti americani. I dazi del 50% rischiano di diventare un costo diffuso lungo tutta la catena, con effetti sui margini delle case e sui listini di vendita. A Wall Street anche Ford e General Motors segnavano performance negative.


Stellantis deve sciogliere il nodo della fabbrica di Brampton, uno dei siti canadesi insieme a Windsor. Secondo il sindacato Unifor, il gruppo valuta la chiusura o la vendita. Si era parlato di una cessione a Leapmotor, per ora sfumata. La casa cinese, partner di Stellantis, ieri ha presentato i conti del semestre. Utile netto a 210 milioni di yuan (+600%), ricavi a 38,11 miliardi (+57,2%) e consegne a 356.487 unità (+60,8%), ma margine lordo sceso all’11,7% e previsione dell’utile netto a 3 miliardi. Le esportazioni volano: più 372,6%.
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