“Uno psicologo mi disse che sono un ‘figlio copri lutto’. Valentino e Armani mi hanno aiutata a credere in me stessa, prima mi sentivo il brutto anatroccolo”: parla Eva Riccobono
“Si è parlato veramente poco della situazione disastrosa in Sicilia dopo il maltempo e il ciclone Harry, ma anche in Sardegna e in Calabria. È una tragedia e dovremmo aiutare tutti a ricostruire”. Eva Riccobono apre così la sua intervista a Verissimo, ospite di Silvia Toffanin, con una riflessione sull’attualità e sull’emergenza che riguarda direttamente la sua terra d’origine. Nata a Palermo, l’attrice ripercorre un’adolescenza segnata da insicurezze profonde: “Mi sentivo il brutto anatroccolo: magra, con colori sbiaditi”, racconta. Il passaggio a Milano segna una svolta: è lì che inizia a sentirsi accettata e riconosciuta. Un ruolo decisivo lo hanno avuto due figure centrali della moda italiana recentemente scomparse: “Quando poi sono arrivata a Milano mi sono sentita accettata. Persone come Valentino Garavani e Giorgio Armani mi hanno aiutato a credere in me stessa”. A loro va una gratitudine dichiarata senza idealizzazioni: “Quando le mie amiche mi dicono che sono bella nei book fotografici rispondo che è stato possibile grazie a coloro che lavorano dietro questa macchina”.
La parte più dolorosa del racconto riguarda la perdita del fratello, morto a soli 19 anni quando lei era ancora molto piccola: “Uno psicologo mi disse che sono un ‘figlio copri lutto’, perché sono nata durante questo lutto”. Nonostante la tragedia, la famiglia riesce a rimanere unita. “Io sentivo di dover portare allegria dove c’era tristezza. Mi piace far ridere la gente”, spiega, indicando un tratto che l’ha accompagnata nel tempo. Molto forte anche il legame con il padre, scomparso tre anni fa dopo una lunga malattia: “Era orgoglioso di me perché sono diventata una donna indipendente”. Ricorda l’ultimo saluto con parole precise: “Ho avuto la fortuna di stringergli la mano. Gli ho detto: ‘Papà, puoi andare a trovare tuo figlio’”. Con la madre, invece, il rapporto è quotidiano e continuo: “La chiamo due volte al giorno, è un’amica, una confidente. Non mi ha mai giudicata”.
Poi la maternità, vissuta in modo consapevole e controcorrente. “Soffro di mammitudine”, dice senza esitazioni. “Tutti mi dicevano che dopo la nascita dei figli sarei dovuta tornare subito a lavorare, che i figli si lasciano a casa. Io ho avuto la fortuna di poter lasciare il lavoro e fare la mamma”. Una scelta personale che porta con sé anche una riflessione sociale: “Mi dispiace che non tutte possano permetterselo”. Infine l’amore, quello con Matteo Ceccarini, conosciuto quando aveva 19 anni: “Un colpo di fulmine. Io non mi innamoro del fisico, ma della testa. Però la prima volta che l’ho visto nella hall dell’hotel ho pensato: ‘Però…’”. Una relazione nata in un momento complicato, tra partenze e silenzi: “Doveva finire perché io ripartivo per New York e lui si era appena lasciato. Siamo stati insieme mesi senza dirci nulla”. Anche il linguaggio dei sentimenti segue una strada poco convenzionale. “Non mi ha mai detto ‘ti amo’, se non una volta da ubriaco. Poi mi disse: ‘Non usare quella parola, è inflazionata. L’amore si dimostra, non si dice’”.
Source link




