Trentino Alto Adige/Suedtirol

Una nuova casa per Ötzi: Messner boccia l’ex Enel e rilancia il Virgolo – Cronaca



BOLZANO. Reinhold Messner è il padre putativo di Ötzi. Lo ha squadrato, interrogato, osservandone in controluce il tesoro che si portava dentro. Soprattutto, è salito ai suoi 3213 metri di quota e ha sentenziato: «Si trova in territorio italiano». Punto. Visto che già gli austriaci stavano provando a spostarlo di qualche metro dallo spartiacque. L’«Uomo di ghiaccio» è farina del suo sacco. Il fatto che sia qui, oggi, è merito del re degli Ottomila, non del destino. Dunque, oggi, appare come uno dei pochi che abbia voce in capitolo anche sul suo domani.

Dice in proposito: «È un errore madornale anche solo pensare di metterlo in quella casetta». Definisce così, neanche “casa, l’edificio dell’ex Enel dove la Provincia, dopo aver ascoltato una commissione di Padova, ha deciso di riporlo. Non senza polemiche. Come testimoniano interventi di architetti e urbanisti e una certa ritrosia a parlarne (“Per non gettare benzina sul fuoco”, dice ad esempio Renzo Caramaschi, sostenitore a suo tempo del progetto Piano-ex Ina) da parte di molti coinvolti nella vicenda. E pure a Palazzo Widmann i malumori sono restii ad emergere. Un architetto, Claudio Lucchin, autore della riconversione del Noi, ha appena detto: “Troppo vicino alle caserme e al traffico”. L’urbanista Francesco Sbetti, padre del Masterplan, vorrebbe una collocazione più coerente con lo sviluppo futuro della città.

Reinhold Messner, Ötzi cerca un nuova casa. Lei che ne pensa?

“Ho sentito. Ma anche che quella che la solita Provincia ha scelto non va”.

Intende l’ex Enel in fondo a via Dante?

“Sì, quella casetta”.

Perchè il diminutivo?

“È troppo piccola, troppo stretta. La mummia è il vero tesoro, non solo turistico ma anche scientifico e culturale, di Bolzano, anzi, dell’Alto Adige”.

Dunque?

“È possibile che dopo tanto pensare l’unica soluzione che sembra si sia scelta è quella lì. Un luogo trafficato, pieno di problemi, tra Questura e Carabinieri, con un carcere. Insomma, un posto invisibile”.

Che significa invisibile?

“Che è schiacciato lì, sembra stia facendo apposta per nasconderlo. E non mi si dica che lì sarebbe valorizzato”.

E dove, per lei?

“Che diamine, sul Virgolo. Abbiamo a disposizione una terrazza fantastica sulla città e sulla conca, un punto di riferimento visibile da ogni lato. Ve lo immaginate Ötzi lassù? Quell’area va recuperata, è una risorsa per Bolzano. Ed è uno spreco assurdo lasciarla alla deriva così”.

Pare ci siano stati problemi…

“Lo so. Ci sono sempre problemi per la politica. E’ che in fondo la Provincia, quando ci sono di mezzo i privati, sembra sempre in difficoltà. Eppure una operazione del genere per avere riscontro e richiamo deve avere il supporto anche del capitale privato, per fare le cose in grande”.

Che significa, in grande?

“Far diventare il museo di Oetzi un “Landmark”. Un vero e proprio punto di riferimento visivo. Ci penserebbe la collina a farlo diventare ancora più grande e visibile su quella terrazza urbana”.

Lassù si potrebbe?

“Immaginate l’uomo di ghiaccio in un edificio trasparente, pieno di luce, una sorta di faro che illumina potenzialmente tutt’intorno, uno snodo di attrazione globale, con la gente che verrebbe a visitare lui ma anche la sua architettura”.

Invece in via Dante no?

“Ma chi immaginate voglia venire a vedere un edificio schiacciato in quel modo”.

E l’ex Ina progettata da Renzo Piano?

“Meglio. Ma in ogni caso la Provincia appena sente “odore” di privati inizia a fare problemi. Anche con me a Firmian. Eppure volevo ristrutturare un castello che andava in rovina…”.

Che pensa accadrà?

“Che tutto quello che prende in mano la politica e vuole fare da sola andrà che ci saranno ritardi, che non si troveranno tutti i fondi e che per anni tutto resterà così”.




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