Una giornata internazionale alla dieta mediterranea, ancora premiato l’italian style – Istituzioni
Un modello alimentare equilibrato e salutare, espressione al tempo stesso di un patrimonio culturale vivente, fondato su saperi tradizionali, pratiche locali e valori di condivisione: la Dieta mediterranea è un vero e proprio stile di vita che produce molteplici benefici. Ieri l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione che ne istituisce la Giornata Internazionale, da celebrarsi ogni anno il 16 novembre, stesso giorno in cui 15 anni fa è stata dichiarata Patrimonio dell’Unesco.
Un altro importante riconoscimento per l’Italia, che ne ha promosso l’istituzione insieme a un gruppo di paesi dell’area mediterranea, a pochi giorni dall’iscrizione della Cucina italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. A darne notizia, ieri in tarda serata, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani su X: “La Dieta Mediterranea è espressione della nostra identità e della nostra filiera. Un grande ringraziamento a tutti gli Stati membri che hanno voluto sostenere la Risoluzione promossa dall’Italia insieme a un gruppo di Paesi mediterranei”.
A sostegno di questa iniziativa, spiega l’Onu, si sono uniti all’Italia 35 Paesi co-sponsor (co-facilitatori Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Libano, Marocco Portogallo, San Marino, Spagna e Tunisia), a cui in aula se ne sono aggiunti altri 12 tra cui Egitto, Israele, Iran, Emirati, Mali, Burundi, Congo, Gibuti e Palestina.
Plaude la Fao che vede nel riconoscimento un’occasione per sottolineare che le diete territoriali “possono offrire potenziali benefici per la salute umana e la sostenibilità, nonché opportunità per far fronte a sfide come le perdite e gli sprechi alimentari e il crescente problema dell’obesità”. Per Coldiretti e Filiera Italia è stato raggiunto “un risultato storico” e compiuto “un passo importante nella lotta contro la diffusione degli alimenti ultra formulati, per la promozione del cibo sano e naturale come modello di consumo e di prevenzione delle malattie”.
Da oltre 2000 anni, la dieta mediterranea rappresenta un insieme unico di conoscenze e tradizioni, che vanno dall’agricoltura, alla pesca, all’allevamento e dalla conservazione del cibo alla preparazione delle ricette. La dieta mediterranea ha molte varianti regionali, ma i medesimi principi fondamentali: esalta l’uso di frutta e verdura fresca e privilegia i cereali integrali, le noci, i legumi e l’olio d’oliva; prevede il consumo moderato di prodotti ittici, pollame, latticini, carne, uova e limita i dolciumi. Quanto ai benefici per la salute sono noti da decenni, grazie alle pionieristiche ricerche di Ancel Keys, che negli anni ’60 documentò gli effetti positivi contro le cardiopatie. Senza contare la minore incidenza di diabete, alcune tipologie di cancro e depressione. Tuttavia, avverte la Fao, questo patrimonio si sta indebolendo “a causa della globalizzazione, dell’urbanizzazione e dei nuovi modelli di consumo e stili di vita. Oggi molti paesi del bacino del Mediterraneo si ritrovano ad affrontare tassi di sovrappeso e obesità infantile e adulta superiori alla media”. Il trend è negativo anche per l’Italia: meno di un italiano su cinque oggi aderisce alla tradizione alimentare mediterranea, secondo un rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune (che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma). Non solo, gli italiani sono anche più inclini al consumo di alcol e fanno fatica a rinunciare al fumo.
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