Un viaggio verso la trasformazione: l’ EP d’esordio di Swayglow

“Unpredictable Blooming” è l’esordio discografico di Swayglow, progetto dietro il quale si cela l’artista veronese Giulia Cinquetti, che già abbiamo conosciuto come già bassista delle acclamate shoegaze band You, Nothing. e May Eyes Love. Non c’erano dubbi sulle qualità di Giulia, che però è andata ben oltre le rosee previsioni, con 5 brani preziosi, avvolgenti e intensi. Una chiacchierata era doverosa.
La prima domanda è quasi obbligatoria. Da dove sono nate queste canzoni? Quando e come il mondo sonoro e visivo di Swayglow ha iniziato a fare capolino?
Bella domanda Riccardo, forse il mondo Swayglow é sempre stato in me, possiamo parlare di emersione allo scoperto, diciamo, di qualcosa accovacciato in un angolo che ad un certo punto non è stato più possibile trattenere. Avevo questa forte esigenza di esprimere dei miei paesaggi interiori, di ripercorrere musicalmente dei flussi emotivi vissuti, di addentrarmi nel mistero che ci avvolge quando si passeggia nelle nostre parti più nascoste e inafferrabili. Volevo che le canzoni che stavo cominciando a creare portassero immediatamente l’ascoltatore dentro di sé come per un gioco di empatia e di specchi.
É stato prima di tutto un viaggio, per me, poiché mi ha permesso di mettermi in discussione senza mezzi termini e di uscire da una comfort zone che era esclusivamente quella di suonare il basso. Cominciare a comporre e a suonare altri strumenti per i brani è tutt’altra faccenda, ho lavorato molto su questo durante il corso di quest’avventura e molto ancora ho da imparare, si sono aperte molte finestre che mi hanno permesso di scoprire anche cose che non pensavo di poter realizzare e invece sono stata completamente smentita. Durante tutto il percorso mi sono circondata delle persone che volevo avere insieme a me in una fase così intima, profonda e di gestazione, sicuramente Cristiano con cui ho lavorato ai brani è stato una persona importante, insieme a Gioia, Nicky e Francesca che si sono occupate dei testi e delle parti vocali e Gianluca per raggiungere in fase di mixaggio i suoni che desideravo.
Non ho usato a caso il termine mondo visivo perché mi sembra che il progetto Swayglow abbia anche una forte componente legata alla vista, alle immagini e ai video, sbaglio?
No, non sbagli, ho voluto gestire la parte video, fin da piccola ho amato tanto il cinema, il mondo delle immagini mi dà emozioni fortissime, quindi occuparmi del lato visivo dei miei brani è diventato per me un vero e proprio divertimento, quasi una droga, infatti quando finisco di montare il video, dopo mesi in cui ho raccolto i vari pezzi in giro, ho elaborato trame interiori in modo quasi esclusivo nei miei pensieri, entrando ancora più nel cuore delle canzoni e mi sento come una persona in astinenza. So che questa cosa fa molto sorridere ma è cosi e quindi non vedo l’ora di mettermi di nuovo ad elaborare come immagino il prossimo pezzo, infatti farò sicuramente il video anche di “Grey Blooming” su cui sto già macinando e di “Dazzling Silver”.
Ogni volta che creo un video poi capisco gli errori che ho fatto, trovo nuove tessiture che mi soddisfano e che voglio sviluppare meglio in futuro, insomma anche qui è un percorso che mi stimola molto. Mi ricorderò sempre la giornata intera che ho passato a montare “Jasmine” dalla mattina alla sera inoltrata, e assemblando le transizioni, sistemando le luci, le ombre e i colori continuavo ad avere il pezzo sotto in cuffia fino allo sfinimento, quando sono uscita a prendere una boccata d’aria mi sentivo davvero Jasmine, ero completamente alienata.
Se parlassimo di un “concept EP” saremmo fuori strada?
Hai colto in pieno. “Unpredictable Blooming” è a tutti gli effetti un concept EP, perché sono brani che sono collegati per raccontare, in verità, un’unica storia di trasformazione che racchiude una danza tra il buio e la luce che fanno parte di noi, ed è proprio l’integrazione di questa coesistenza che dà vita ad una vera e propria fioritura di un nostro io più vero, più presente, più pronto ad esprimersi nella sua interezza e bellezza. “Jasmine” è infatti il primo singolo uscito, i toni sono oscuri, destabilizzanti, si avverte un profondo spaesamento interiore, poiché il brano rappresenta appunto la perdita di ogni certezza, di ogni punto di riferimento creduto vero fino a quel momento, può essere associato a qualsiasi ambito della vita, non importa, tutti in un modo o in un altro abbiamo vissuto questi passaggi.
“Jasmine” è in una fase di tormento, il ritmo è a tratti teso verso la ricerca, verso il lasciare andare ciò che si sta staccando da noi perché ormai non ci serve più, “Amniotic” di conseguenza ha toni totalmente differenti, più leggeri, freschi, ariosi poiché è la gestazione, qualcosa di puro che sta spingendo per fare parte del nostro nuovo io ed infine “Light Dust” è la presa di consapevolezza che i vecchi dolori hanno creato un nuovo modo di essere più consapevole, forte e decisamente più vero poiché ripulito dalla polvere del passato. Gli altri due pezzi rimarcano la ciclicità di questa alchimia, un po’ come il susseguirsi delle stagioni o del ritmo notte/giorno.
Ci si poteva aspettare che saresti stata tu a cantare e invece la parte “del leone” la fanno le tue tre ospiti femminili. Ci dici come mai questa scelta di non affrontare l’aspetto vocale e come hai “convinto” Nicole, Francesca e Gioia?
Hai detto bene: sono le mie “leonesse”, il successo dei pezzi è dovuto anche alle voci senza ombra di dubbio, a parte in “Dazzling Silver” dove mi sono un po’ buttata in uno speaking e lo speech in “Light Dust” non ho osato tanto, penso che la voce sia una tassello molto importante, delicato e difficile, se vogliamo anche un dono, quindi non me la sono sentita.
Fin dal primo momento in cui ho cominciato a scrivere i pezzi ho avuto l’assoluta certezza che avrei desiderato di nuovo con me Gioia Podestà (ora nei Maquillage), visto che avevamo vissuto insieme il progetto You, Nothing. e Nicky Fodritto (Six Impossible Things) perché sono persone con cui ho feeling e di cui ho stima, volevo una coralità di voci all’interno di questo EP e l’idea di energie così diverse era proprio quello a cui puntavo fin da subito. Poi il destino è stato molto generoso e ho avuto modo di incontrare Francesca Carluccio dei So Vixen, le ho spiegato cosa stavo facendo e ha partecipato diventando parte importante di tutto quello che poi si è concretizzato. Ho dato carta bianca a livello di scrittura testi, ho cercato solo di spiegare il concetto che avevo in mente, questo perché credo che un cantante che partecipa a un tuo modo di scrivere la musica debba sentirsi protagonista con le sue peculiari modalità, ed è così che si crea poi la vera magia.
Che tu sia ottima bassista già si sapeva, ma, in questo EP ti sei cimentata anche in tutte le chitarre o ti sei fatta dare una mano?
Si, infatti avevo solo suonato il basso nella mia band, poi mettendo in piedi questo progetto e dovendomi occupare di tutto mi sono comprata anche una chitarra e una tastiera, mi piaceva già da anni sperimentare a buttare giù una sorta di pezzi ibridi. “Amniotic” infatti era una vecchia canzone che avevo nel pc dal 2021 quindi smanettavo già con Ableton Live, noto programma di produzione musicale, registrandomi varie linee di basso, pattern, sperimentazione suoni. mi ha sempre divertita molto.
Ho creato le bozze dei pezzi a casa poi le ho portate in studio da Cristiano dove le abbiamo registrate e sistemate insieme, poi con le voci ci siamo incastrati per le registrazioni, è stato tutto molto fluido e naturale.
Si poteva pensare che, visti i tuoi trascorsi musicali, il tuo mondo sonoro sarebbe stato il post-punk e lo shoegaze, mondi che sicuramente restano con te, ma mi sembra che tu abbia anche voluto toccare anche sonorità nuove, lavorando molto su sensazioni oscure e avvolgenti, come fossimo in un sogno dalle forti tinte noir, sbaglio?
No, non sbagli, diciamo che non ho pensato al genere anche se ovviamente sono cresciuta con la new wave, il trip hop e lo shoegaze, ho voluto togliermi le briglie del contesto musicale che mi piace e di cui mi sento parte tutt’ora, volevo essere libera da vincoli o da cosa potessero aspettarsi le persone da me dopo che avevo suonato nelle band che sono state inserite ini questo filone, mi sono concentrata più su cosa volevo esprimere, dove volevo andare, che immagini si stabilivano dentro di me. Sicuramente le chitarre riverberate, i delay, lo shimmer e i suoni un po’ tesi fanno parte di me e servivano indubbiamente per la narrazione della storia racchiusa in questo EP, chissà forse nel prossimo uscirà qualcosa di ancora differente.
Non prendermi per matto, ma sai che più ascolto “Amniotic” più mi vengono in mente i Duran Duran? A me sembra veramente una magica e suggestiva canzone pop, forse la più pop delle 5, che ne pensi?
“Amniotic” è, come ti dicevo, un pezzo che avevo da tanto tempo nel cassetto che sognavo di sistemare e buttar fuori un giorno, l’ho fatta sentire a Nicky perché mi sembrava la più pop e la sua voce sarebbe stata perfetta per renderla cosi fatata, leggera ma dolcemente melanconica. Infatti fra i vari pezzi che in anteprima le avevo fatto ascoltare, questo lo ha sentito subito suo, cosa che crea che il feeling fondamentale per cantarlo, quindi ha realizzato il testo e la melodia vocale. Durante le registrazioni delle voci mi ha detto: “Io e Lorenzo abbiamo provato dei mini coretti di sostegno ma non so se ti potrebbero piacere, se mai non li facciamo” Ovviamente mi sono piaciuti un sacco e li ho trovati davvero perfetti perché aggiungevano ancora di più quella modalità 80 per cui ho un debole. Nicole è un po’ la mia Patsy Kensit lodigiana.
Altra oscura melodia a cui, per me, è impossibile resistere è quella di “Grey Blooming”. Va bene le atmosfere, l’aspetto onirico…ma mi pare che l’attenzione per la forma canzone e per la melodia spesso sia tra le tue priorità.
“Grey Blooming” è nata in un botto velocissimo a livello musicale, immediata. Più l’ascoltavo e più la trovavo perfetta per riunire le tre energie vocali in una canzone sola, il mio intento era proprio questo, un quarto pezzo in cui tutte tre le voci creassero una coralità unica, trovavo che racchiudesse sia la tensione che il lato melodico più spensierato e danzante, il riff della chitarra mi faceva venire voglia di ballare, trovavo questo pezzo perfetto per sperimentare tre voci così diverse insieme. Purtroppo per problemi di impegni vari e difficoltà Nicky non è riuscita ad esserci, ma sicuramente nel prossimo EP ci riproverò a fare un pezzo con tutte tre le voci insieme, perché questa stratificazione melodica mi piace tantissimo e continuerò a portarla avanti nei prossimi lavori.
Mi fa molto piacere sapere che il tuo EP uscirà anche in vinile…
Sì, è disponibile sul sito di elasticStage. Fare una tiratura minima di 100 pezzi era troppo in questo momento sia come spese che copro totalmente in autonomia, sia come quantitativo non sapendo se e quando prenderà forma una struttura live, quindi ho preferito stampare i cd e usare il catalogo di questo sito dove chi vuole si potrà acquistare il vinile, il prezzo sarà un pochino più alto ma almeno posso permettermi di distribuire per gli amanti del vinile.
Ovviamente l’ultima domanda non può che essere per ipotetiche ed eventuali date live nel 2026. Come si presenta la cosa?
Il live al momento è da strutturare, essendo da sola a suonare devo capire come mi potrei gestire il tutto, se trovare turnisti o gestirmi in maniera diversa questa parte così bella ma comunque delicata, vedremo, intanto sono concentrata nello studio e nella stesura di nuovi pezzi per il futuro.
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