Veneto

un personaggio ancora vivo nel ricordi dei veneziani. Di Enzo Pedrocco

Venezia.
Di lui, nonostante fosse una figura oltremodo familiare alla stragrande maggioranza dei veneziani, se non a tutti, non si sapeva granchè all’infuori del nome: Eugenio. A tutti noto, tuttavia, come “Eugenio delle Zattere”: poiché le Zattere erano il luogo in cui, ogniqualvolta vi si poneva piede, si finiva immancabilmente, prima o poi, con l’incontrarlo. E il luogo inoltre in cui, al fine di racimolare di che vivere, egli era solito esibirsi in qualità di “cantante” tra i tavolini dei bar prospicienti il Canale della Giudecca, ancora appannaggio pressoché esclusivo in quegli anni – anni Cinquanta e Sessanta – di una clientela costituita ancora per lo più da veneziani.

Nonostante a rigore non fosse assolutamente in grado di cantare a causa di alcuni difetti che gli consentivano a stento di parlare, Eugenio aveva tuttavia ingenuamente, in cuor suo, la convinzione di essere un valido cantante  e di venire senz’altro apprezzato per le sue doti canore da chi lo ascoltava. Ma, ahinoi, non era assolutamente così: le sue esibizioni canore non erano, infatti, che lagne inascoltabili, un’ emissione ininterrotta di suoni inarticolati e striduli senza capo né coda. E se egli talvolta poteva avere l’impressione che suscitassero dell’interesse, quest’ultimo derivava in effetti esclusivamente dal divertente e spassoso contrasto tra l’impegno che egli vi profondeva nell’eseguirle imperterritamente, con convinzione e serietà, e gli esiti, a dir poco, catastrofici.

Ma era tanta e tale, ricordo, la benevolenza e la simpatia con cui un po’ tutti guardavano a lui – un po’ come si guarda solitamente, con compassione e affetto, a un anziano e sfortunato  parente – che anche le sue esibizioni… “canore”, ancorché infelici e disastrose, venivano comunque accettate, oltre al divertimento, con bonarietà e indulgenza, nonché ricompensate con un obolo, in genere, a seconda della disponibilità di ciascuno.

Enzo Pedrocco


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