Un mese alla fine del campionato. Come sta l’Arezzo e perché è giusto coltivare fiducia

A un mese dalla fine del campionato, l’Arezzo è primo in classifica: ha 2 punti di vantaggio sull’Ascoli e 9 sul Ravenna, virtualmente tagliato fuori dalla corsa alla B nonostante la matematica non lo condanni. Gli amaranto hanno ancora sei gare da giocare, le concorrenti soltanto cinque perché devono osservare il turno di riposo. Bucchi è in vantaggio negli scontri diretti con il Ravenna (3-0 in trasferta, 1-1 in casa) e, per adesso, anche con l’Ascoli (2-0 in trasferta), in attesa del big match fissato per il 30 marzo al Comunale. Nel girone di ritorno l’Arezzo ha perso soltanto una partita, a fronte di 3 pareggi e 8 vittorie.
Numeri, ansia e +2 in classifica
I numeri sono solidi dunque, così solidi da arginare razionalmente la fisiologica fibrillazione che si avverte nell’aria dopo il pareggio con il Perugia. Questo accade non tanto per i demeriti di Chiosa e dei suoi compagni quanto per i meriti di un Ascoli che ha inanellato sei vittorie di fila, rosicchiando 7 punti di svantaggio alla capolista. I bianconeri erano a -9 il primo marzo, si trovano a -2 oggi. È il classico caso in cui il cacciatore riesce a rimettere pressione sulla lepre.
Dati alla mano, l’Arezzo ha rallentato in casa. Nelle ultime tre partite contro Ravenna, Ternana e Perugia ha raccolto soltanto due pareggi: poca roba per chi deve sprintare verso la B. Un po’ gli episodi, un po’ la tigna degli avversari, un po’ le prestazioni così così hanno frenato la squadra, alimentando le ansie dei tifosi. Trattasi comunque di tre gare in cui potevano arrivare ben più dei 2 punti messi in cassa. Ma il calcio è questo e a volte gira male.
Viceversa, fuori casa il ruolino di marcia è quasi intonso: 6 partite, 5 vittorie, un pareggio, un solo gol al passivo. L’ultimo colpaccio è datato 9 marzo, non mesi fa. A Campobasso la squadra ha vinto con una prova convincente sotto tutti gli aspetti, dimostrando una brillantezza tecnica, fisica e mentale incoraggiante. Dopo il giro di boa, solo il Guidonia ha strappato un punticino: Forlì, Vis Pesaro, Carpi, Gubbio e Campobasso hanno ceduto le armi.
Gol segnati e una fiducia meritata
Gli stati d’animo non possono essere controllati, lo stato delle cose però sì. Da qualche mese l’Arezzo gioca un calcio più concreto, meno spettacolare ed è vero. Qualche partita non è venuta fuori nel modo giusto ma il cammino, rispetto all’andata, è quasi speculare: 27 punti contro 29. La flessione semmai riguarda i gol segnati: erano 25 un girone fa, sono 15 adesso. Sui gol al passivo, al contrario, il trend è migliorato: erano 8 nella prima parte di stagione, sono 5 oggi.
Con il pallone non esistono leggi certe né previsioni facili. La storia è piena di campionati vinti o persi in modo imprevedibile ma anche di squadre che hanno saputo scansare gli ostacoli per poi andare a prendersi il titolo, qualunque esso fosse. Se c’è una cosa che ha caratterizzato l’Arezzo di quest’anno è proprio la capacità di reagire, di compattarsi quando è servito: dopo il ko con il Guidonia arrivò il poker di Piancastagnaio. Dopo la flessione di dicembre sono arrivate quattro vittorie di fila. Dopo il turno di riposo, il colpaccio di Gubbio. Dopo la sconfitta con la Ternana, l’1-0 di Campobasso. Non è detto che succeda ancora, non è detto che non succeda più. Di sicuro a una squadra che ha 67 punti dopo 30 giornate, con il secondo attacco e la miglior difesa del girone, non è follia concedere una fiducia ragionata e convinta.
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