Un atto d’accusa all’Europa nel teatro-documento sul Mediterraneo

Un onesto atto d’accusa alla civiltà bianca, europea. Per raggiunti limiti di inumanità. Semplicemente raccontando fatti, però non accadimenti semplici. Un diario di bordo redatto su una nave per la ricerca e il soccorso nel Mediterraneo, sfocia in uno spettacolo di rara bellezza. Teatro documentario, è la definizione che la compagnia Kepler-452 assegna ad alcuni lavori come “A place of safety.
Viaggio nel Mediterraneo centrale” con regia e drammaturgia di Enrico Baraldi e Nicola Borghesi, presente anche in scena insieme a Flavio Catalano, Giorgia Linardi, Floriana Pati, Davide Pascarella, Nuno Pinheiro. La fiancata di una nave, un ponteggio, praticabili, salvagenti rossi, divise. I racconti di testimoni diretti attraverso sé stessi o il corpo di qualche (bravo) attore. Le motivazioni dell’imbarco, la mole di dolore, l’immonda brutalità della burocrazia e un regista, autore e attore che per preparare il suo spettacolo sale sulla nave Sea-Watch 5 e ci resta un mese. Ha guardato, ascoltato, dialogato, odorato, ragionato, ponderato, si è interrogato sull’identità nostra, di massacratori, conquistatori, colonizzatori, seriali odiatori, e sull’assenza delle voci dei veri protagonisti, i disperati del mare, chi mette a rischio la vita per fuggire dall’Africa e sbarcare in Europa.
Nello spettacolo non ci sono perché saremmo noi a farli parlare. Ma incarnano l’umanità nuova, nonostante tutto e nonostante noi. Nonostante, un bellissimo corpo nero in un sacco bianco. Nonostante, l’impotenza e la frustrazione del non poterli salvare tutti. Nonostante, il burnout per le troppe storie atroci da archiviare. Nonostante la guardia costiera libica. Nell’asciuttezza di una narrazione diretta, priva di retorica, pregna di fatti. Uno spettacolo che brucia la pelle, che artiglia l’attenzione, che attraverso la forza del teatro fa giustizia. Repliche fino a domenica 29 marzo al Teatro Astra di Torino.
Source link




