Umbria, come cambia l’impresa femminile: meno attività ma più addetti

Meno imprese ma mediamente più solide. È questa la fotografia dell’imprenditoria femminile umbra che emerge dall’analisi elaborata dalla Camera di commercio dell’Umbria in parallelo con lo studio nazionale di Unioncamere in vista della Giornata internazionale della donna. Tra il quarto trimestre del 2019, ultimo anno prima della pandemia, e il quarto trimestre del 2025 le imprese femminili attive in regione passano da 20.568 a 19.687, con una diminuzione di 881 unità pari al -4,3%, una flessione più marcata rispetto al dato nazionale che si attesta al -1,7%. Il dato numerico, tuttavia, non restituisce da solo il senso della trasformazione in atto. Dentro un perimetro più ristretto si sta infatti consolidando un tessuto imprenditoriale mediamente più robusto, con aziende che mostrano una maggiore capacità organizzativa e una dimensione leggermente più ampia rispetto al passato.
Occupazione Nonostante il calo del numero di imprese, l’occupazione complessiva registra una lieve crescita. Tra il 2019 e il 2025 gli addetti aumentano infatti di 185 unità, pari a un incremento dello 0,4%. È un segnale che indica come il sistema non si sia semplicemente ridotto ma si sia riorganizzato. La dimensione media delle imprese femminili umbre sale così da 2,6 a 2,7 addetti per azienda, con un aumento del 4,8%, un dato sostanzialmente in linea con la crescita registrata a livello nazionale (+4,9%). Il divario con la media italiana resta ancora, ma la tendenza indica con chiarezza un percorso di consolidamento.
Lavoro Il cambiamento appare ancora più evidente osservando la composizione della forza lavoro. Gli addetti subordinati, cioè i dipendenti non familiari, passano da 33.362 a 35.637 con un aumento del 6,8%. In parallelo diminuiscono invece gli addetti familiari, che scendono da 19.344 a 17.254, registrando una flessione del 10,8%. Si tratta di un passaggio significativo perché segnala il graduale superamento di un modello basato prevalentemente sul lavoro familiare a favore di un’organizzazione più strutturata e fondata su rapporti di lavoro esterni. Anche il dato relativo ai soli dipendenti conferma questa evoluzione: in Umbria si passa da 1,62 a 1,81 dipendenti non familiari per impresa femminile, con una crescita del 10,4%, superiore al +9,2% nazionale, anche se la media italiana resta più elevata con 2,03 dipendenti per azienda.
Dimensione Un indicatore particolarmente significativo riguarda la fascia tra 2 e 5 addetti. In questa classe dimensionale la quota di imprese femminili umbre raggiunge il 24,2%, contro il 22,4% delle imprese non femminili. È proprio in questa fascia che le attività iniziano a strutturarsi in modo più definito e il dato evidenzia una presenza relativamente più forte dell’imprenditoria femminile. Nelle classi dimensionali superiori la presenza delle imprese guidate da donne resta ancora più contenuta rispetto a quella maschile, ma il miglioramento registrato nel periodo analizzato segnala un progressivo recupero.
Settori L’imprenditoria femminile umbra mantiene un forte radicamento nei comparti tradizionali. Il settore con il maggior numero di imprese resta l’agricoltura, con 4.895 aziende attive nel quarto trimestre del 2025. Seguono il commercio con 2.892 imprese, le altre attività di servizi – in gran parte servizi alla persona – con 2.373 attività e il comparto dell’alloggio e ristorazione con 2.260 imprese. Accanto a questi ambiti storicamente più presenti, cresce però anche la presenza femminile nei servizi più avanzati. Nel quarto trimestre del 2025 si contano infatti 593 imprese femminili nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, 834 nelle attività amministrative e nei servizi di supporto e 350 nelle telecomunicazioni, nella programmazione e nella consulenza informatica. Un dato che evidenzia un ingresso progressivo in settori legati a competenze specialistiche, innovazione e servizi ad alto valore aggiunto.
Sistema Il quadro complessivo descrive dunque un sistema che si riduce numericamente ma che al tempo stesso rafforza la propria struttura. Diminuiscono le microimprese più piccole e cresce, seppure lentamente, la presenza di aziende con una dimensione maggiore e una struttura giuridica più solida, anche grazie a una maggiore incidenza delle società di capitali. «I dati del 2025 ci consegnano un quadro che merita attenzione, perché mostrano come l’imprenditoria femminile umbra stia evolvendo verso forme mediamente più strutturate e più solide» sottolinea Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria. «Accanto a questa trasformazione, considero particolarmente prezioso il lavoro svolto dal Comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Umbria, che rappresenta un punto di riferimento concreto per molte imprese guidate da donne. Il Cif svolge un’attività importante di animazione, ascolto, orientamento e promozione, creando occasioni di incontro, crescita e consapevolezza. In una fase in cui la qualità, le competenze e la capacità di consolidarsi diventano sempre più decisive, questo lavoro di accompagnamento ha un valore strategico. Rafforzare l’impresa femminile significa infatti rafforzare l’intero sistema economico regionale».
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