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Ultra Villain: Il ritmo della notte :: Le Recensioni di OndaRock

Una carriera scissa in due, differenziata dal formato della release: un percorso caratterizzato da extended-play dai connotati dance, ma anche da due album più votati all’home listening, seppur ben saldi nei canoni di un beat incisivo e di un sound design centellinato. Una formula ben collaudata di cui conosce appieno le coordinate Maara-Louisa Dunbar, qui approata con “Ultra Villain”, secondo capitolo reso vivo dalla fornace di NAFF, etichetta di Ex-Terrestrial e Priori, noti nel sottobosco dance come prodigi della nuova scuola elettronica.
Dopo un debut album impegnato in un downtempo dai toni nottambuli, qui l’asse è stato spostato di poco. L’artista canadese, forte di un armamentario di Ep per la prestigiosa label Kalahari Oyster Cult, affida all’opening track la promessa di folgorazione: “Glimmers Of Hope” eredita la scuola dei Bowery Electric e la traspone secondo ingredienti tech contemporanei; noir e vellutata, sensuale e ultraterrena, definisce tuttavia un percorso altalenante, dove subwoofer che flirtano con un trip-hop claustrofobico si alternano a passaggi meno ipnotici.

Comunque vada, qui dentro non tutto è relegabile al tempo-lento, e di varietà ce n’è per diversi palati. A poco a poco il ritmo inizia a decollare, e “NV-0” lascia intravedere spiragli di luminosità trance, declinati in ritmiche progressive house e in un cantato leftfield pop in equilibrio tra il sommesso e l’etereo. Caratteristica peculiare di Maara è adottare spesso un canto sensuale, quasi sbiascicato e coerente con lyrics ossessionate e intime, ma è nei momenti più radiosi che sembra trovare le sue reali coordinate espressive. La voce si muove come un sospiro ansimante e trova rilievo nei momenti di trascendenza tech-breaks (“A Moving Blur”), dove tutto torna a fuoco.

Un po’ perso tra i filler, “Ultra Villain” si presenta come un disco che vuole sedurre, ma che il più delle volte si ferma a un fascino leggero.

30/03/2026




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