Ue, approvato il ‘Pacchetto Vino’: ecco l’impatto sul comparto dell’Umbria
Nel corso dei lavori della commissione Agricoltura del Parlamento europeo è stato approvato il cosiddetto «Pacchetto Vino», che introduce misure significative per il comparto vitivinicolo dell’Unione europea. Le norme prevedono semplificazioni nell’utilizzo delle risorse comunitarie, un aumento dell’aliquota massima di cofinanziamento dall’50 % all’80 % per interventi di settore e l’estensione della durata dei programmi di promozione all’estero da tre a cinque anni.
Tuttavia, alcune misure contenute nel Pacchetto – in particolare la possibilità di finanziare con fondi Ue l’estirpazione dei vigneti e la distillazione delle eccedenze di vino – hanno suscitato critiche da parte delle associazioni di categoria italiane. Ad esempio, Unione Italiana Vini ha definito tali interventi come orientati verso logiche assistenziali che rischiano di distogliere risorse dallo sviluppo e dagli investimenti nel mercato.
Per la regione Umbria il settore vitivinicolo rappresenta un’eccellenza dal punto di vista qualitativo, anche se di dimensioni relativamente contenute rispetto alle grandi zone viticole italiane. Nel 2023, ad esempio, la produzione regionale è calata da circa 400mila a circa 320mila ettolitri, con una riduzione stimata del 20 % dovuta anche all’attacco della peronospora. Contemporaneamente la Giunta regionale ha stanziato oltre 1,2 milioni di euro per la promozione sui mercati extra-Ue del vino umbro, tramite l’intervento dell’Ocm Vino 2025/2026: 1.250.463 euro destinati a progetti regionali e multiregionali.
Alla luce di queste premesse, il Pacchetto Vino europeo offre all’Umbria opportunità e rischi. Da un lato, le misure che puntano alla promozione internazionale, semplificazione normativa e maggiore sostegno finanziario si sposano bene con la necessità della regione di rafforzare la presenza all’estero del proprio vino di qualità. Dall’altro, l’ipotesi che anche gli estirpamenti di vigneti o la distillazione vengano finanziati potrebbe presentare implicazioni meno favorevoli: in un territorio come quello umbro, dove la produzione è comunque contenuta, l’uso di risorse comunitarie per ridurre l’offerta rischia di penalizzare le imprese di piccole dimensioni che cercano invece di crescere o consolidarsi.
In primo luogo, sarà importante che la Regione Umbria e gli operatori locali seguano con attenzione l’iter del provvedimento, in particolare il negoziato trilogico tra Parlamento, Commissione e Consiglio dell’Ue. La versione definitiva potrebbe contenere modifiche sostanziali rispetto al testo attuale.
In secondo luogo, per la regione occorre valutare: quali misure verranno effettivamente attivate in Italia, come verranno modulati gli stanziamenti per le regioni e se la dotazione nazionale terrà conto delle specificità territoriali umbre. Nel bando approvato dalla Regione nel maggio 2025 la soglia minima per progetto è fissata a 100mila euro e l’intervento è destinato a operatori con comprovata capacità produttiva. Questo profilo lascia intendere che la regione stia privilegiando una strategia di promozione e internazionalizzazione, piuttosto che di riduzione della capacità produttiva.
Infine, vi è la questione del presidio territoriale: in Umbria le denominazioni quali DOC e DOCG (per esempio Torgiano, Colli Martani, Montefalco) hanno un forte valore identitario e turistico. Le misure del Pacchetto dovranno quindi essere declinate tenendo conto non solo della produzione e del mercato ma anche dell’ambientazione paesaggistica, dello sviluppo dell’enoturismo e della valorizzazione del territorio.
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