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Tyson Fury è tornato: domina Makhmudov e urla contro Joshua: “Ora voglio te”

È il re dei ritorni. Tyson Fury, trentasette anni, ricchissimo, una famiglia bella e numerosa (con la moglie Paris hanno 7 figli). Per la quarta volta, dopo essere sparito dall’universo pugilistico, la pensione lo ha annoiato ed è tornato a combattere. Sul ring piazzato al centro dello stadio del Tottenham, davanti a sessantamila spettatori ha battuto ai punti il russo residente in Canada Arslanbek Makhmudov, tipo non facilissimo come testimoniava il suo record fatto di 21 vittorie (di cui di 19 per ko) e 2 sconfitte, l’ultima con il nostro Guido Vianello.

Un sinistro di Fury al volto di Makhmudov

Un sinistro di Fury al volto di Makhmudov 

Con Fury è arrivata la terza in un match senza troppa storia. I sedici mesi di inattività non hanno scalfito il colpo d’occhio e la velocità di Fury, che a parte qualche colpo isolato incassato nella prima metà del match, ha gestito molto bene il match mettendo più volte in difficoltà il rivale, soprattutto a partire dall’ottavo dei dodici round. Conseguenziali i cartellini: due giudici hanno visto un eloquente 120-108, il terzo 119-109.

Il momento più interessante della serata è stato paradossalemte dopo il match. Fury, che ha dedicato la serata al suo grande amico Ricky Hatton, gloria della boxe britannica scomparso lo scorso anno, ha indicato Anthony Joshua, presente a bordo ring. “Voglio te”, gli ha urlato contro invitandolo a salire sul quadrato spalleggiato da Turki Alalshikh, il potentissimo saudita punto di riferimento della boxe mondiale. AJ dal canto suo non si è scomposto, replicando: “Ti picchiavo quando eravamo ragazzini e tornerò a farlo. Ma ti ho cercato per dieci anni e parlerò solo quando avrò un contratto firmato. Tu lavori per me non detti le condizioni”.

Pronostico? Il match si farà, troppi interessi in gioco. Anche se senza titoli in palio. Tre cinture infatti le detiene Oleksandr Usyk, che difenderà il titolo contro il mito della kickboxing Verhoeven all’ombra delle Piramidi di Giza il prossimo 23 maggio per poi potrebbe pensare all’irresistibile emergente Moses Itauma. Alla finestra c’è anche Guido Vianello, presente a Londra per perorare la sua causa direttamente con Turki. Martin Bakole secondo quanto rivelato dal peso massimo romano, si sarebbe infatti tirato indietro dopo un contratto giù firmato per la riunione di Giza. Ora Vianello cerca un rilancio per luglio


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