Cultura

Tutti Fenomeni – Lunedì | Indie For Bunnies

Il nuovo album di Giorgio Quarzo Guarascio presenta una grande novità: Niccolò Contessa non è più presente come coautore, sostituito per la parte musicale da Giorgio Poi, un cambiamento significativo se consideriamo che i suoi precedenti album erano stati entrambi lavori di grande livello.

Credit: Lorenzo Castore

L’ottimo album dei Cani, “Post mortem”, che li aveva visti tornare dopo tanti anni senza preavviso, aveva da un lato dimostrato ancora una volta come Contessa sia un punto fermo, inarrestabile e valido nel panorama indie italiano e dall’altro fatto nascere il sospetto (almeno a me) che la sua collaborazione con Guarascio si fosse interrotta, visto che in molti brani sembrava portare avanti un discorso musicale già intrapreso con Tutti Fenomeni.

Il sospetto è diventato realtà quando si è saputo che il produttore e coautore dei brani di “Lunedì” era Giorgio Poi, cosa che alimentava curiosità su quali risultati avrebbe portato questa nuova collaborazione.

Il risultato è un cambiamento evidente (anche se in alcuni brani qualcosa del passato rimane), l’album ha una dimensione pop più accentuata e meno sorprendente rispetto ai precedenti, mostrando brani che lo avvicinano a un sound tipico del cantautorato indie.

Anche i testi risentono di questo cambiamento: pur essendo piacevoli, risultano meno incisivi e meno capaci di offrire quelle riflessioni che rendevano affascinante la sua scrittura, rendendo il tutto più soft ed edulcorato. La mia impressione si è rafforzata dopo molti ascolti, probabilmente anche a causa delle grandi aspettative che avevo nei confronti dell’autore.

Sia chiaro: l’album è gradevole, ma manca della forza che contraddistingue i suoi lavori precedenti, scelta enfatizzata da arrangiamenti più convenzionali e testi che, pur mantenendo passaggi ironici, appaiono meno potenti e accattivanti.

I singoli anticipatori avevano già mostrato questa direzione, “Piazzale degli Eroi”, con la sua andatura synth-pop e la linea melodica che lo avvicina a Calcutta, funziona ma non stupisce, su “Vanagloria” si può dire qualcosa di simile anche se il testo introspettivo e carico di ironia colpisce immediatamente.

I momenti più interessanti sono quelli meno canonici, “29 febbraio” ricorda il suo passato: esce dal pop e spezza il mood dell’album con una marcetta elettrica nervosa riuscendo ad essere nel contesto generale dell’album proprio il giorno dell’anno che esiste ogni quattro anni, o anche la “La felicità del cane” carica di aforismi e priva della costruzione classica della canzone che sposta il discorso dal personale al sociale ( e aggiungo, Freud in questi tempi bui starebbe su TikTok anche lui).

La conclusiva “Love Is Not Enough” è un inno melodico che funziona, ma riporta l’album nell’alveo pop che attraversa gran parte dei brani chiudendo un lavoro gradevole ma che sembra aver perso molti degli elementi che rendevano Tutti Fenomeni un ascolto diverso e pienamente appagante.

Per dirla alla Guarascio, in questo album l’elettrone di Tutti Fenomeni sembra muoversi su orbite ordinarie: ancora in parte efficace, ma senza sorprendere.


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