Basilicata

Tursi, intascava soldi multe, no attenuanti in Cassazione

Per il caso dell’ex capo dei vigili del Comune di Tursi, che intascava i soldi provenienti dai pagamenti delle multe, la cassazione ha respinto il ricorso contro le condanne


Dovrà finire di scontare 4 anni e 8 mesi di reclusione l’ex capo dei vigili del Comune di Tursi, Giovanni Sanchirico.
Lo ha deciso la Corte di cassazione respingendo il ricorso del 71enne tursitano contro la condanne rimediate in primo e secondo grado a Matera e Potenza.

MULTE INTASCATE DALL’EX CAPO DEI VIGILI, RESPINTI RICORSI IN CASSAZIONE

Stando a quanto accertato dall’inchiesta dei pm della città dei Sassi, tra il 2016 e il 2017 Sanchirico «avrebbe ricevuto pagamenti di multe da vari cittadini multati, registrando i medesimi versamenti nel sistema Betapol, e omettendo di versare il denaro incassato nelle casse del comune appropriandosi delle somme ricevute».

11 EPISODI IN MENO DI SEI MESI

Gli inquirenti hanno contato 11 episodi in tutto in meno di sei mesi. Di qui la decisione del gip di accogliere la richiesta della custodia cautelare in carcere per l’ex comandante dei vigili di Tursi, nel 2018.
Di fronte ai giudici della sesta sezione di piazza Cavour, presieduta da Giorgio Fidelbo, i difensori di Sanchirico avevano eccepito la mancata concessione di alcune attenuanti al loro assistito, a causa della mancata considerazione da parte dei giudici d’appello di «una serie di indici relativi all’intensità del dolo» e della vicenda «nel suo complesso».

CASSAZIONE, LE MOTIVAZIONI

Come pure della «speciale tenuità» dei reati contestati che a loro avviso andava giudicata «non in relazione all’importo complessivo delle somme contestate, ma con riguardo al danno patrimoniale cagionato per ogni singolo fatto reato».
La Cassazione, però, ha ritenuto immune da vizi il ragionamento seguito dalla Corte potentina «anche alla luce del ruolo apicale ricoperto dal ricorrente, che rappresentava e dirigeva un corpo di polizia preposto alla tutela della legalità, in posizione di prossimità con la cittadinanza, nell’ambito dell’amministrazione comunale di Tursi».

I giudici del Palazzaccio hanno escluso la «speciale tenuità» delle condotte contestate a causa «del carattere sistematico delle appropriazioni e della conseguente gravità del pregiudizio arrecato al buon andamento dell’azione amministrativa».

MULTE SOTTRATTE, IL DANNO EFFETTIVO SECONDO LA CASSAZIONE

«La necessaria limitazione dell’applicabilità della predetta attenuante ai soli casi di irrisorio valore economico del pregiudizio arrecato alla vittima, giustifica la sua esclusione nel caso di specie – prosegue la Cassazione – per l’oggettiva considerazione dell’entità patrimoniale del danno patrimoniale cagionato dal singolo fatto reato, indipendentemente dalla gravità della vicenda nel suo complesso; infatti per ogni singola appropriazione illecita l’importo è stato pari o superiore a 184 euro e il danno effettivo per la pubblica amministrazione è stato in alcune ipotesi anche maggiore poiché le condotte distrattive del Sanchirico, aggirando il regolare sistema di riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie, causavano come conseguenza il mancato introito dei maggiori importi dovuti per i ritardi nei versamenti entro il termine di legge di 60 giorni (per un minimo di 355 euro per ogni ipotesi di omessa applicazione della sanzione maggiorata)».


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