Economia

Turismo italiano da record, ma il valore fugge all’estero


L’Italia continua a macinare record turistici, posizionandosi davanti a competitor storici come Grecia, Spagna e Francia. Tra il 30 dicembre 2025 e il 7 gennaio 2026 il tasso medio di saturazione delle strutture ricettive ha raggiunto il 47,8%, con un incremento di 2,6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Numeri da superpotenza del turismo, almeno in termini di volumi. Ma quando si passa dal conteggio delle presenze al valore economico generato, il quadro cambia. A fronte di circa 234 milioni di notti di turisti internazionali, l’Italia registra infatti incassi sensibilmente inferiori. Il motivo è strutturale: una quota rilevante del valore prodotto non resta sul territorio, ma viene intercettata da piattaforme tecnologiche, software, sistemi di distribuzione e gestione dei dati sviluppati e controllati prevalentemente in Paesi extraeuropei. C’è poi una parte significativa della spesa turistica che viene assorbita da commissioni, fee di distribuzione, piattaforme di prenotazione e infrastrutture digitali controllate da operatori statunitensi e asiatici.

Secondo i dati trasmessi dal Gruppo Blastness, in Italia circa il 70% delle prenotazioni è intermediato, con una quota del 42% in capo a Booking e del 28% alle altre OTA, mentre solo il 30% può essere considerato diretto. Il fenomeno è amplificato da una filiera caratterizzata da forte frammentazione e bassa maturità digitale, soprattutto tra gli operatori indipendenti. In questo contesto, strutture ricettive e operatori turistici finiscono per dipendere da intermediari esteri per vendite, pricing, relazione con il cliente e accesso ai dati, rinunciando a margini, autonomia e capacità di innovazione. È per colmare questo divario che nasce TT2 – Travel Tech 2, fondo di investimento internazionale con sedi in Spagna, Paesi Bassi e Italia, specializzato in TravelTech B2B e soluzioni SaaS. La missione è chiara: individuare e sostenere startup italiane ed europee in grado di sviluppare tecnologie concrete per la filiera del turismo, riportando in Europa valore economico, competenze e controllo strategico.

Le conseguenze sono evidenti: minori margini per gli operatori, perdita di dati proprietari, ridotta capacità di differenziazione. “Il turismo è uno dei pilastri dell’economia italiana, ma continuiamo a comportarci come semplici fornitori di asset fisici – destinazioni, strutture, esperienze – lasciando ad altri il controllo della tecnologia e quindi del valore”, spiega Leonardo Saroni, general partner di TT2. “Se la componente digitale resta esterna, la crescita dei flussi non si traduce in crescita economica strutturale”. TT2 adotta un approccio selettivo e industriale: investe esclusivamente in startup B2B, evitando modelli B2C ad alta intensità di marketing, e focalizzandosi sui nodi strategici della filiera. In primo piano l’intelligenza artificiale, intesa come abilitatore trasversale per l’automazione dei processi, l’efficienza operativa e la gestione avanzata dei dati.

La sfida cruciale? Non l’aumento dei flussi, ma la capacità di trattenere valore. Senza una filiera tecnologica solida, l’Italia rischia di restare una destinazione di successo, ma un attore marginale nella catena globale del valore. “La Legge di Bilancio 2026, approvata dal Parlamento e sostenuta dal ministero del Turismo, rappresenta un primo passo verso il rafforzamento dell’infrastruttura digitale nazionale del settore”, conclude Saroni. “TT2 si muove nella stessa direzione. Investire nel TravelTech significa difendere competitività, margini e occupazione qualificata. È una scelta industriale, prima ancora che finanziaria”.


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