Friuli Venezia Giulia

Tumori e qualità della vita, cosa ci dicono i nuovi studi

22.03.2026 – 19.00 – Troppo poco ancora si parla dell’impatto concreto dello stile di vita nella lotta contro i tumori. Nonostante decenni di ricerca e studi clinici, fattori come alimentazione, attività fisica e gestione dello stress, che inevitabilmente incidono ogni giorno sulla salute dei pazienti, continuano a rimanere spesso ai margini degli studi oncologici. Lo riportano gli ultimi dati presentati al “Clinical Research Course”, promosso dal’Associazione Italiana di Oncologia Medica in collaborazione con l’American Society of Clinical Oncology, che ha sottolineato una mancanza di attenzione piuttosto evidente riguardo questi temi, influenzando così l’intera qualità della ricerca e soprattutto esperienza dei pazienti. 

Secondo quanto riportato da un articolo di Sanità Informazione, infatti, negli ultimi dieci anni la quota di studi clinici oncologici avviati nel nostro continente è diminuita significativamente, passando dal 18% al 9% del totale globale. Una contrazione che riduce di gran lunga quelle che sono le opportunità di accesso alle terapie innovative, allungando così  i tempi necessari per il beneficio di nuovi trattamenti. Ma la problematica, non riguarda solo le quantità dei dati. È piuttosto la qualità della vita dei pazienti, a rimanere troppo spesso un aspetto secondario: i dati della ricerca riportano che meno del 40% delle sperimentazioni prende in considerazione elementi come dolore, affaticamento o autonomia nelle attività quotidiane. 

Strumenti come i Patient-Reported Outcomes (PRO) stanno assumendo un ruolo sempre più centrale, consentendo di raccogliere la prospettiva diretta dei pazienti sull’impatto dei sintomi e dei trattamenti, integrando le misure scientifiche tradizionali. Un metodo che sta coinvolgendo i pazienti nello sviluppo dei protocolli, oltre che a monitorare sistematicamente la qualità della vita prima, durante e dopo le cure, e che si sta dimostrando sempre di più come un vero e proprio passo cruciale per rendere la ricerca più vicina ai bisogni reali. 

A complicare il quadro, però, sono tanti aspetti: dai ritardi burocratici alla carenza di un personale dedicato, che rallentano inevitabilmente l’avvio di nuovi studi in Europa, spingendo così la ricerca verso altri Paesi e riducendo le opportunità di accesso tempestivo alle terapie più innovative per la cura. 

Il messaggio finale è chiaro: combattere il cancro non si traduce soltanto e soprattutto nell’aumentare le aspettative di vita e si sopravvivenza, ma anche nel migliorare concretamente la vita di tutti coloro che affrontano la malattia. Considerare le abitudini e integrare le voci dei pazienti possono trasformarsi in quelle che sono le vere chiavi di svolta per sviluppare cure efficaci, sostenibili e realmente significative nella vera e propria quotidianità per tutte quelle persone che lottano ogni giorno contro questa malattia. 

[n.m] 




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