Trump show di 72 minuti a Davos: “Ue irriconoscibile. Negoziati immediati sulla Groenlandia”
A Davos è il giorno di Trump. Un giorno iniziato con i problemi con l’aereo che l’hanno costretto a viaggiare sull’Air Force Two, poi la continua confusione tra Islanda e Groenlandia e le battute sugli occhiali di Macron. Il risultato? Un Trump-show al Forum di Davos in Svizzera, tra risatine e qualche applauso. Un intervento che da programma doveva durare 45 minuti ed è diventato di oltre 90, tra i 72 minuti di discorso a braccio e i venti dell’intervista effettuata subito dopo.
Il governatore democratico della California Gavin Newsom? “Un bravo ragazzo” che però dovrebbe telefonargli e dirgli che ha bisogno di lui. La Groenlandia, chiamata Islanda a più riprese, è “un pezzo di ghiaccio”, tra l’altro “freddo e mal posizionato”. Una confusione che ha scatenato l’ironia dei social dove gli utenti si sono sbizzarriti tra meme e battute. Ce n’è per tutti, anche per i somali: “Chi l’avrebbe pensato che avessero un quoziente intellettivo maggiore di quanto pensavamo”. Qualche dubbio anche sull’Azerbaigian, chiamata “Abba-baijan”. E, ancora, la gaffe su Zelensky. “Lo vedrò oggi qui a Davos” ha annunciato The Donald poco prima di essere smentito da Kiev: “Il presidente è in Ucraina”, e non sarà in Svizzera se non domani.
Ma è forse al presidente francese che The Donald riserva il trattamento più completo. Ironizza sui “bellissimi” occhiali indossati ieri sul palco dal capo dell’Eliseo a causa di un problema agli occhi, poi ritorna sull’affaire medicinali sostenendo che Macron abbia “giocato a fare il duro”, infine dice che potrebbe essere in quella stanza, anche se il leader francese è già tornato a Parigi. Un tempo il tycoon ironizzava sulle gaffes di Biden, definito “sleepy Joe”, oggi è lui a non apparire più brillante, anche se dice di non essere così vecchio e di aver ricevuto buone recensioni per il suo discorso. Di anziano c’è sicuramente la flotta area statunitense.
Tra le affermazioni che non sono passate inosservate c’è la rivendicazione sull’economia: “Dopo un anno della mia presidenza l’economia Usa è in pieno boom”. E poi le parole sull’Europa. “Amo l’Europa ma non sta andando nella giusta direzione“, ha detto. Alcuni luoghi in Europa sono “francamente irriconoscibili”, ha aggiunto attaccando il Vecchio Continente per l'”immigrazione incontrollata” e l’attenzione verso le energie rinnovabili.
Trump avrebbe dovuto arrivare con il Boeing 747, ma il mezzo ha invertito la rotta a causa di un piccolo problema elettrico. Con l’altro ‘jumbo jet’ in manutenzione, la soluzione è stata prendere il Boeing C-32, versione militare del 757, usato di solito dal vicepresidente e per questo denominato Air Force Two. Air Force One, infatti, non indica un singolo aereo, ma è il nominativo radio assegnato a qualunque velivolo dell’Aeronautica militare Usa quando a bordo c’è il presidente in carica. Nella pratica, però, l’immaginario collettivo lo associa a due Boeing VC-25A, gemelli, con numeri di coda 28000 e 29000, entrati in servizio nel 1990 e spesso definiti una Casa Bianca volante. Mezzi che non passano inosservati. Lunghi oltre 70 metri, con la scritta ‘United States of Americà sulla fusoliera, possono volare per 12.600 chilometri senza scalo e rifornirsi in volo, restando operativi per giorni. A bordo uffici, sale riunioni, spazi operativi e alloggi, oltre a sistemi di comunicazione criptati e protezioni pensate per resistere anche a impulsi elettromagnetici. Più che un mezzo di trasporto, un centro di comando ad alta quota. Ma anche i simboli del potere invecchiano.
Dopo oltre trent’anni di servizio, i due Boeing VC-25A richiedono una manutenzione sempre più complessa e costosa, e i problemi tecnici non sono più un’eccezione. Il loro destino è già scritto, anche se continua a essere rimandato.
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