Trump sceglie la guerra: «Teheran non avrà mai l’atomica»
«Le forze militari degli Stati Uniti hanno avviato grandi operazioni di combattimento in Iran. Il nostro obiettivo è difendere gli americani eliminando le minacce imminenti provenienti dal regime iraniano, un gruppo feroce di persone molto dure e terribili». In un video di otto minuti diffuso attraverso i social media, Donald Trump ha annunciato così, agli americani e al mondo, l’inizio della guerra contro la Repubblica islamica.
Dalla sua tenuta di Mar-a-Lago in Florida, indossando un berretto da baseball bianco con il logo Usa, il presidente Usa ha avvisato che la guerra sarà difficile e che anche se «sono state prese tutte le misure per ridurre i rischi», potrebbero esserci delle «vittime tra i coraggiosi soldati americani»: «Accade spesso in guerra. Ma – ha rimarcato – non lo stiamo facendo per ora. Lo stiamo facendo per il futuro».
Trump ha poi esortato il popolo iraniano a ribellarsi al regime degli ayatollah: «La vostra libertà è a portata di mano, non lasciate le case perché le bombe cadranno ovunque. Ma quando avremo finito prendete il governo del vostro Paese. Ora avete un presidente americano che vi sostiene come nessuno ha fatto in passato, potrebbe essere la vostra unica possibilità per generazioni», ha detto nel discorso trasmesso anche in Iran, su ogni piattaforma disponibile, incluso il satellite. «Arrendetevi e non vi faremo nulla, se no per voi sarà morte certa», ha invece intimato ai membri della Guardia rivoluzionaria islamica, alle forze armate e a tutta la polizia.
Dopo avere portato due portaerei nell’area e avere ammassato, tra il Mediterraneo e il Golfo Persico, centinaia di aerei da combattimento e una capacità militare che non si vedeva dall’invasione dell’Iraq del 2003, la Casa Bianca era sembrata dubbiosa sull’intervento, sconsigliata da molti esperti del Pentagono. Ma i colloqui sul programma nucleare di Teheran non stavano avanzando e Israele premeva per un’azione di forza. Trump lanciava messaggi ambigui: «Non ho ancora deciso, non sono contento dei colloqui, preferirei un accordo, ma a volte serve la forza».
La decisione di entrare in guerra con l’operazione Epic Fury – ora lo sappiamo – era già stata presa dal presidente, assieme al segretario di Stato Marco Rubio e al segretario della Difesa Pete Hegseth. In accordo con Israele, dopo avere sentito i capi dell’intelligence e i generali responsabili delle forze in Medio Oriente. Al Congresso americano, il presidente ha riservato invece una semplice comunicazione e questo ha scatenato le critiche dei democratici, e di qualche repubblicano, che hanno chiesto un voto parlamentare per limitare i poteri della Casa Bianca, in «un conflitto dagli esiti molto incerti», e notevolmente più rischioso rispetto all’operazione Midnight Hammer dello scorso giugno, con i raid di Usa e Israele sugli impianti nucleari iraniani.
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