Calabria

Tropea, definitivo lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose

È definitiva la conferma dello scioglimento del Consiglio comunale di Tropea per infiltrazioni mafiose. La Terza sezione del Consiglio di Stato ha respinto l’appello presentato dall’ex sindaco e da altri ex amministratori, consiglieri comunali ed elettori, sancendo la piena legittimità del decreto adottato dal governo.

Con la decisione dei giudici amministrativi viene così definitivamente confermata la gestione commissariale, che resterà in carica fino alla scadenza naturale del mandato.

Le ragioni della sentenza

Il Consiglio di Stato ha ritenuto infondate tutte le censure sollevate contro la precedente pronuncia del Tar del Lazio, ribadendo che lo scioglimento degli enti locali per mafia ha una funzione cautelare e preventiva, finalizzata a interrompere situazioni di condizionamento dell’attività amministrativa da parte della criminalità organizzata.

Secondo i giudici, il provvedimento non ha natura punitiva e non richiede l’accertamento di responsabilità penali individuali, potendo basarsi su un insieme di elementi indiziari concreti, univoci e rilevanti.

Il quadro di permeabilità alle cosche

Dall’istruttoria sarebbe emerso un quadro di permeabilità del Comune alle influenze della ’ndrangheta, attraverso una rete di legami personali, familiari ed elettorali che coinvolgerebbero amministratori, funzionari e soggetti ritenuti appartenenti o contigui a una cosca storicamente radicata sul territorio di Tropea e collegata a una più ampia struttura criminale operante nel Vibonese.

Affidamenti e irregolarità

I giudici hanno richiamato irregolarità negli affidamenti di lavori e servizi, spesso in favore di imprese considerate contigue alle cosche, il ricorso reiterato a procedure di somma urgenza, anomalie negli affidamenti nel settore della ristorazione per eventi istituzionali e una gestione ritenuta inefficace o omissiva dei controlli in materia edilizia.

Vengono inoltre segnalate criticità nella gestione del personale comunale, tra cui il caso del servizio cimiteriale, indicato come emblematico di una più generale disfunzione amministrativa.


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