Friuli Venezia Giulia

Trieste, un progetto contro la violenza nelle coppie adolescenti

29 ottobre 2026 – ore 17:00 – Riconoscere i primi segnali di una relazione violenta, comprendere la differenza tra affetto e controllo e trovare le parole per esprimere le proprie emozioni: sono gli obiettivi del progetto “La violenza nelle coppie adolescenti: le parole per dirla”, promosso dalla Casa Internazionale delle Donne di Trieste e sostenuto da UniCredit attraverso il Fondo Carta Etica. Hanno aderito al progetto 15 classi di quattro istituti superiori di Trieste (Da Vinci-Sandrinelli-Carli, Max Fabiani-Deledda, Petrarca, Volta): per ogni classe sono previsti 3 incontri di 2 ore ciascuno, gestiti da professioniste esperte sulla tematica e da due giornalisti, un uomo e una donna. Il progetto rappresenta la prosecuzione di un percorso di sensibilizzazione avviato nel 2013, che negli anni ha raggiunto circa 4mila ragazzi e ragazze delle scuole superiori triestine. Un’attività di prevenzione della violenza nelle relazioni affettive che punta a diventare una presenza stabile all’interno dell’educazione civica, offrendo agli studenti strumenti concreti per riconoscere e affrontare le diverse forme di violenza nelle relazioni affettive.

A illustrare il significato dell’iniziativa è stata Daniela Gerin, presidente della Casa Internazionale delle Donne di Trieste, che ha sottolineato l’importanza di intervenire già durante l’adolescenza, quando si vivono le prime esperienze sentimentali e possono manifestarsi dinamiche di possesso, gelosia e controllo. “Le relazioni violente possono iniziare già nei primi rapporti di coppia, anche in età molto giovane”, ha spiegato Gerin, richiamando l’attenzione sulla necessità di affrontare il fenomeno attraverso percorsi educativi continuativi. Un tema sul quale si sono concentrate anche le ricerche condotte da Save the Children con Ipsos, dedicate alle relazioni tra adolescenti e alla percezione dei comportamenti violenti.

“Non proponiamo lezioni frontali, ma attività costruite negli anni per dare la parola ai ragazzi, permettere loro di confrontarsi e capire quali comportamenti siano accettabili all’interno di una relazione e quali rappresentino invece dei campanelli d’allarme“, ha spiegato invece Daniela Paci, professoressa che collabora al progetto fin dalle sue prime edizioni. L’obiettivo è quello di realizzare un percorso di prevenzione primaria, attraverso attività che mettano i giovani al centro del confronto. Particolare attenzione viene dedicata alla capacità di distinguere l’interessamento dal controllo e dalla dominazione, ma anche all’importanza di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni. “Le ragazze devono imparare a riconoscere il confine tra l’attenzione e un rapporto di controllo. Anche i ragazzi, che possono essere vittime di violenza, devono trovare le parole per esprimere quello che provano”, ha aggiunto.

L’efficacia del percorso è stata raccontata anche dalla professoressa Paola Russo dell’istituto Volta, scuola prevalentemente maschile, che aveva già aderito all’iniziativa due anni fa con le classi quinte e che quest’anno la riproporrà alle terze, a partire da novembre. “All’inizio i ragazzi tendevano a riconoscere come violenza soprattutto quella fisica, fino alle sue manifestazioni più estreme, come il femminicidio. Era molto più difficile per loro immaginare e riconoscere altre forme di violenza”, ha raccontato Russo. Il confronto con professionisti ed esperti ha permesso agli studenti di ampliare questa consapevolezza, affrontando argomenti spesso difficili da discutere nella quotidianità. “La possibilità di parlare con adulti non giudicanti ha aiutato i ragazzi a riconoscere dinamiche che prima non consideravano violente”, ha aggiunto la docente.

Il nuovo percorso prevede anche il contributo di figure provenienti dal mondo dell’informazione, tra cui i giornalisti Fabiana Martini e Simone Modugno, per offrire agli studenti prospettive differenti sul tema delle relazioni e dei modelli di comportamento. Proprio Simone Modugno ha richiamato l’attenzione sulla necessità di coinvolgere attivamente i ragazzi nella riflessione sulla violenza di genere, evitando che il confronto si trasformi in una contrapposizione tra uomini e donne. Spiega così il ripensamento dei modelli tradizionali di mascolinità: “Spero di poter portare un punto di vista diverso, quello di un maschile in crisi che, dopo sessant’anni di lotte femministe e di emancipazione, si trova a interrogarsi sulla costruzione di un nuovo modello che ancora non c’è”. Il dialogo poi – nell’era dei social network che tendono ad isolare e creare un rapporto diretto tra utente e contenuto da consumare – è sempre più indispensabile. “Con i social si è aperta una nuova finestra attraverso la quale entrano gli stessi modelli tossici, a volte ancora più forti di prima. Quello che funziona meglio è avere uno spazio concreto, aperto e sicuro in cui poter esprimere le proprie emozioni. È da lì che nasce il dibattito e si sviluppa una maggiore consapevolezza”.

A rendere possibile questa nuova edizione è il contributo di UniCredit attraverso il Fondo Carta Etica, uno strumento che permette di destinare risorse a iniziative di utilità sociale grazie all’utilizzo delle carte di credito collegate al programma. Cristiano Covacich, Area Manager Retail Trieste e Gorizia di UniCredit, ha evidenziato il valore della collaborazione con le realtà associative del territorio: “Questi sono alcuni dei momenti in cui, come banca, riusciamo a essere presenti nella dimensione sociale, vicini al territorio, dando un contributo a progetti concreti e alla formazione degli studenti”.

Articolo di Aurora Cauter




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