Trieste ritrova il suo tesoro nascosto: i 116 dipinti donati al Revoltella che raccontano un secolo di arte
01.03.2026 – 11.45 – Rappresentano un atto di generosità e di amore verso la collettività e la città di Trieste i 116 dipinti appartenuti ai coniugi Annamaria e Luciano Luciani, oggi ospitati al Museo Revoltella ed esposti a rotazione al pubblico. Proprio nelle sale museali adattate per accogliere parte della raccolta si è svolta, sabato 28 febbraio, una visita guidata condotta dalla dott.ssa Susanna Gregorat e riservata ai volontari del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano di Trieste e ai loro ospiti. L’iniziativa è stata non solo un’occasione per lasciarsi affascinare dalla bellezza delle opere, ma anche un momento di approfondimento e confronto che ha permesso di maturare una maggiore consapevolezza della ricchezza pittorica triestina tra Ottocento e Novecento e dei diversi generi dell’epoca. Acquistati dai Luciani in blocco dalla casa d’aste Stadion, i dipinti, originariamente appartenuti alla famiglia Hauser Irneri, sarebbero probabilmente andati dispersi se immessi sul mercato, con la perdita di un patrimonio artistico e identitario per la città. Inserito nel contesto museale, questo significativo nucleo pittorico dialoga oggi con le altre prestigiose collezioni, firmate da artisti come Cesare Sofianopulo, Dyalma Stultus, Romano Rossini, Marino Sormani ed Enrico Fonda.
Durante la visita è emersa la varietà dei generi rappresentati: dalle marine luminose alla ritrattistica intensa, fino alle esperienze simboliste e secessioniste. Le opere di Vito Timmel hanno offerto lo spunto per riflettere sul clima culturale inquieto e introspettivo del primo Novecento. “Gli infelici”, uno dei quadri del lascito, esprime efficacemente i tratti distintivi della sua pittura, come la dimensione onirica e la fantasmagoria. Il decorativismo di Umberto Schiavon e le raffinate sinuosità di Glauco Cambon restituiscono l’immagine di una città aperta alle influenze mitteleuropee. Particolare attenzione è stata dedicata all’Autoritratto del 1968 di Leonor Fini, presenza femminile significativa nella collezione, che, accanto alle opere di Miela Reina, Mirella Schott Sbisa e Felicita Frai, sottolinea il ruolo delle artiste nel panorama triestino del Novecento. La visita si è conclusa con la consapevolezza del valore culturale della donazione, che non è soltanto un insieme di opere di qualità, ma un tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione della pittura triestina e il contesto storico in cui si è sviluppata. È stata anche un’occasione per riflettere sul collezionismo privato e sull’importanza di rendere sempre più accessibili i capolavori attraverso le istituzioni pubbliche, affinché la bellezza e la memoria artistica diventino patrimonio condiviso.
[s.f.]



