Tribunale di Bari archivia l’inchiesta sulla Xylella a carico di Boscia
Il gip del Tribunale di Bari Giuseppe Ronzino ha archiviato il procedimento a carico di Donato Boscia, ex direttore dell’Istituto di protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, accusato di aver contribuito alla diffusione della Xylella, il batterio killer che in oltre dieci anni ha distrutto in Puglia milioni di ulivi. Il giudice ha respinto l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata da cinque tra docenti universitari e professionisti nei settori scientifici della geografia, medicina e scienze agrarie, ritenendo che, con le conoscenze scientifiche di cui si è attualmente in possesso, non è possibile incolpare dell’epidemia chi ha applicato le norme. Secondo il giudice, quindi, “l’indagato ha agito in linea con le prescrizioni normative imposte dal diritto eurounitario e dalla normativa nazionale di recepimento”.
Gli esposti che avevano portato all’apertura dell’inchiesta erano stati presentati tra il 2018 e il 2022 anche da associazioni di categoria, comitati, proprietari di fondi agricoli e persone fisiche, come l’ex senatore del M5s Alfonso Ciampolillo, noto per aver tentato di impedire il taglio di un ulivo infetto in un terreno di Cisternino che gli era stato concesso in comodato gratuito. Secondo i denuncianti, la propagazione del batterio nel territorio pugliese sarebbe stata “innescata, favorita e incoraggiata da ritardi ed omissioni commessi da parte delle autorità amministrative preposte a contrastare la diffusione di agenti patogeni idonei a compromettere l’ecosistema della Regione Puglia”. In particolare, nelle denunce venivano contestati i trattamenti con sostanze chimiche, le eradicazioni e i reimpianti, la veridicità degli accertamenti fatti dagli ispettori fitosanitari. Un’altra inchiesta analoga era stata archiviata a Lecce nel 2019.
Nel fascicolo barese erano ipotizzati, a carico di ignoti, anche i reati di disastro ambientale, diffusione di notizie esagerate atte a turbare l’ordine pubblico, rifiuto di atti d’ufficio e corruzione, tutti ritenuti insussistenti dal Tribunale. Secondo il gip, che ha escluso la configurabilità del reato di disastro ambientale, “non vi è prova che la diffusione del batterio ‘Xylella fastidiosa’ fosse causalmente imputabile alle strategie di contenimento adottate sul piano amministrativo”.
“Dopo oltre un decennio di polemiche, negazioni, sospetti e mistificazioni, questa archiviazione, puntualmente motivata dal giudice, costituisce a tutti gli effetti il riconoscimento del mio corretto operato. Resta il rammarico di aver subìto per lungo tempo una contrapposizione pretestuosa, a volte anche verbalmente violenta, che ha provato ad insinuare persino dubbi sul rigore scientifico dei tanti ricercatori che hanno dedicato anni di studi finalizzati alla risoluzione dell’emergenza Xylella“. Sono queste le parole di Donato Boscia, ex direttore dell’Istituto di protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, con riferimento all’archiviazione del procedimento penale nel quale era indagato con l’accusa di aver contribuito alla diffusione del batterio che da anni sta colpendo gli ulivi pugliesi.
“L’ordinanza di archiviazione ha messo la parola fine ai vari tentativi, oggi possiamo dire temerari, di scalfire l’immagine del dottor Boscia e del Cnr – è il commento degli avvocati Onofrio e Roberto Eustachio Sisto – La tesi dei querelanti, infatti, risulta, come scrive puntualmente il giudice, una mera ‘suggestione investigativa priva di riscontro probatorio’. Non abbiamo mai avuto dubbi sulla integrità morale e professionale del dottor Boscia e dei diversi ricercatori del Cnr e il provvedimento in questione lo ha, definitivamente, certificato”.




