Umbria

Treni, in Umbria da gennaio scattano gli aumenti. Stop a quelli per l’ex Fcu


di Daniele Bovi

Nel 2026 non ci saranno aumenti dei prezzi sui treni che viaggiano sulla ex Fcu, mentre per tutti gli altri convogli regionali lungo la rete nazionale sì. La Regione ha infatti deciso, con una delibera approvata nei giorni scorsi, di sterilizzare l’incremento tariffario del 5 per cento previsto dal contratto con Trenitalia, per non far ricadere sugli utenti i disagi legati ai lavori in corso sull’infrastruttura. La scelta comporta un costo stimato in circa 220 mila euro, che sarà compensato al gestore attraverso i meccanismi economici già previsti dal contratto di servizio. I prezzi di biglietti e abbonamenti rimarranno dunque invariati per tutto il prossimo anno. Dall’altra parte, però, l’aumento resta invece confermato per i servizi regionali che circolano sulla rete ferroviaria nazionale.

Le motivazioni Alla base del provvedimento c’è la fase di transizione che sta attraversando la ex Fcu, interessata da interventi strutturali di grande rilievo che riguardano ammodernamento tecnologico e di elettrificazione che, pur essendo necessari per migliorare il servizio nel lungo periodo, nel frattempo ne limitano le prestazioni. Velocità, regolarità e frequenza delle corse risentono di questa situazione, e la Regione ha ritenuto non corretto applicare aumenti tariffari in una fase in cui il servizio non può ancora garantire i livelli attesi a regime.

Le tariffe Senza la sterilizzazione decisa dalla giunta, le tariffe sulla rete ex Fcu sarebbero aumentate del 5 per cento a partire dal 1° gennaio 2026. Un biglietto ordinario di seconda classe per una tratta di media lunghezza, oggi pari a 2,20 euro, sarebbe salito a circa 2,30 euro. Un abbonamento settimanale, attualmente fissato a 13,80 euro, avrebbe superato i 14,50 euro, mentre l’abbonamento mensile sarebbe passato da 42,40 a oltre 44 euro. Per uno studente che utilizza l’abbonamento scolastico, il costo annuo sarebbe aumentato di circa 13 euro, e l’abbonamento annuale avrebbe sfiorato i 390 euro invece degli attuali 368,90. Aumenti contenuti, ma continui, che si sarebbero sommati alle difficoltà legate ai cantieri e alle limitazioni del servizio.

I costi Dal punto di vista contrattuale, la scelta interviene su un meccanismo automatico previsto dall’accordo che regola il trasporto ferroviario regionale fino al 2032. Il contratto, esteso nel 2024 anche ai servizi sulla rete ex Fcu, prevede aggiornamenti periodici delle tariffe. Per il 2026 l’adeguamento fissato era appunto del 5 per cento, ora sospeso solo per queste linee. La mancata applicazione dell’aumento ha un impatto diretto sui ricavi di Trenitalia, che ha stimato in 219.868 euro il mancato introito per il 2026. La cifra tiene conto sia dell’incremento non applicato sia del mantenimento di tariffe più basse rispetto a quelle in vigore sulla rete nazionale. La compensazione avverrà attraverso le verifiche annuali sull’equilibrio economico del contratto, basate sul confronto tra le previsioni e i dati effettivi di esercizio.

La rete nazionale Niente da fare invece per tutti i convogli regionali che viaggiano sulla rete nazionale, sempre “bollente” visti i disagi vissuti dai pendolari (nei giorni scorsi la Regione ha inviato una diffida a Trenitalia a proposito del regionale veloce 4514). L’adeguamento riguarda tutte le principali tipologie di titoli di viaggio. Il biglietto di corsa semplice in seconda classe parte da 1,60 euro per le tratte più brevi, fino a 7 chilometri, e arriva a 9,80 euro per le percorrenze tra 91 e 100 chilometri. Anche gli abbonamenti registrano l’incremento: quello settimanale costa 12 euro per la distanza minima, il mensile parte da 36,20 euro e può superare i 99 euro sulle tratte medio-lunghe, mentre l’abbonamento annuale va da poco più di 325 euro fino a oltre 1.190 euro in base ai chilometri percorsi. Ritoccati al rialzo anche gli abbonamenti scolastici, con prezzi che partono da 235,40 euro per le tratte più brevi.

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