Tre studenti organizzano la protesta, Udine 17 ottobre 2026
Sono giovanissimi, non sono affiliati a nessun partito e vogliono scendere in piazza per il proprio Paese. Si tratta di tre ragazzi friulani, Yasmine Zemmouchi, Edoardo La Boria e Aurora Muscetti, organizzatori della manifestazione “Italia in Piazza”, in programma sabato 17 ottobre a partire dalle 15, in piazza Primo Maggio. Si tratta di un evento “apartitico, pacifico ma non apolitico”, si legge nel manifesto degli organizzatori, durante il quale si porrà l’attenzione sui “problemi che affrontiamo ogni giorno”, dagli stipendi bassi al prezzo del carburante, dalla sanità alle condizioni del sistema scolastico. Particolare, ma significativa, la condizione posta dagli organizzatori per chi vorrà partecipare alla testa del corteo: portare solo bandiere italiane. Altre bandiere e altri simboli saranno ammessi e benvenuti, ma soltanto in altri spazi del corteo. L’intenzione dei tre ragazzi, infatti, è mantenere la manifestazione “neutrale”.
“Siamo cittadini liberi”
“Siamo cittadini liberi, senza alcuna affiliazione ad associazioni o sindacati — recita il manifesto della protesta —. “Italia in Piazza” vuole essere una riunione di cittadini, diritto sancito dall’articolo 17 della Costituzione italiana, con lo scopo di mettere la concentrazione sui problemi che affrontiamo ogni giorno. Il sistema in cui viviamo è estremamente fragile: lasciandoci dietro divisioni, fazioni e pregiudizi possiamo essere veramente uniti per pretendere di vivere, e non solo di sopravvivere. Non importa chi siamo o da dove veniamo: a unirci è il fatto che non lasceremo che ci rubino ciò che ci spetta di diritto”.
Dal carovita alla sanità “penosa”
Ecco i punti principali della protesta: “Benzina e carovita: stipendi al collasso. I cittadini sono costretti a fare i conti con un costo della vita assurdo. Carburanti, energia e beni alimentari di prima necessità costano sempre di più, mentre gli stipendi restano fermi da decenni. Non possiamo continuarci a impoverire mentre tutto aumenta. Sanità penosa: il diritto alla cura calpestato. La sanità pubblica è ridotta allo stremo. Mesi o addirittura anni di attesa per una visita specialistica o un esame diagnostico, che costringono milioni di persone a rinunciare alle cure o a indebitarsi nel privato. La salute non può diventare un privilegio per pochi. Scuole disorganizzate e a pezzi. L’istruzione pubblica, pilastro del nostro futuro, vive in uno stato di degrado inaccettabile. Scuole con strutture fatiscenti o insicure, personale sovraccarico e una totale mancanza di investimenti reali per i nostri giovani. Affitti insostenibili e carovita abitativo. Le case dovrebbero essere fatte per essere abitate, non per diventare merce di speculazione. Chi vive, studia o lavora a Udine si trova davanti ad affitti ingestibili da sostenere e a una totale assenza di tutele abitative. Tasse insopportabili. Un carico fiscale sproporzionato che soffoca famiglie, lavoratori e piccoli cittadini, a fronte di servizi pubblici sempre più carenti”. Il punto di partenza e arrivo del corteo sarà piazza Primo Maggio. Il percorso, tuttavia, è ancora da definire con precisione, per la concomitanza di altri eventi nel centro storico.
“Seguiamo l’esempio di Francia e Spagna”
Abbiamo contattato Yasmine Zemmouchi, che ha 18 anni e studia al ‘Deganutti’ di Udine. Le abbiamo chiesto come mai abbia deciso di dedicarsi all’impegno civile e organizzare una manifestazione di piazza: “Sono da sempre appassionata di politica e attualità. Sui social ho scoperto il gruppo “Italiani in piazza”, presente sia su WhatsApp sia su TikTok, un insieme davvero eterogeneo che comprende non solo studenti, ma padri, madri, nonni, lavoratori. Allo stesso tempo ho seguito le proteste delle ultime settimane in Spagna e in Francia, e ho pensato: “Perché non succede anche in Italia?”. Ho scoperto che all’interno di questo gruppo generale, che riunisce persone da tutto il Paese, non c’era nessuno a rappresentare il Friuli, così insieme a Edoardo La Boria, che vive a Gonars, e Aurora Muscetti, che frequenta il ‘Ceconi’, abbiamo deciso di farlo noi. Come la nostra, infatti, ci saranno altre manifestazioni in molte città italiane, sempre sabato 17 ottobre”. Yasmine, poi, ci ha confidato che la protesta è stata organizzata in fretta e furia, ma che si aspetta, già ora, almeno un centinaio di persone: “In tre ore avevamo già l’adesione di circa 50 persone. Abbiamo contattato molte organizzazioni, tra cui anche i sindacati, e vedremo chi verrà. Intanto stiamo facendo un intenso lavoro di volantinaggio, e sappiamo che ci saranno almeno cento partecipanti, ragazzi come noi, insegnanti, anche nonni”.

“Sono musulmana, italiana e lotto per i nostri diritti”
“Ci sarà sicuramente una rappresentanza del Socit, i ragazzi del Socialismo Italico — ha spiegato ancora Yasmine — e stiamo aspettando la risposta di altre organizzazioni. Alla fine del corteo ci saranno vari discorsi su come affrontare i problemi che denunciamo. Si potranno comunque portare altre bandiere rispetto a quella italiana, l’esempio più ovvio è la bandiera palestinese, ma non in testa al corteo, dove ci saranno bandiere italiane o addirittura friulane. Io stessa ho partecipato a diverse manifestazioni per Gaza, e in tanti ci hanno rimproverato perché “protestiamo per gli altri, ma non per noi italiani”. Adesso che scuse hanno? Io credo semplicemente che molti italiani siano pigri, e non abbiano voglia di manifestare per i propri diritti, sanciti dalla Costituzione”. In chiusura, Yasmine ha dedicato un pensiero a chi potrebbe ancora ritenere “strano” che lei, di origini algerine e musulmana praticante, scenda in piazza con la bandiera tricolore: “Sono nata in Italia, sono andata a scuola qui e mi sento italiana. Ciò non vuol dire dimenticare la propria religione e la propria cultura di origine: è una sensazione strana, soprattutto quando torno da un viaggio in Algeria. In ogni caso, la mia religione c’entra minimamente, quando scelgo di lottare per i diritti di noi italiani”.
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