Emilia Romagna

tre patteggiamenti e un rito abbreviato. La Cgil è parte civile


Continua l’iter giudiziario per stabilire le responsabilità per la morte di Attilio Franzini, l’operaio 47enne della ditta Salcef travolto e ucciso da un treno il 4 ottobre 2024 a San Giorgio di Piano. L’udienza preliminare davanti al GUP di Bologna, Claudio Paris, ha delineato i percorsi dei quattro imputati, tutti accusati di omicidio colposo.

Come riferisce la Dire, dei quattro coinvolti — figure tecniche e dirigenziali di Salcef e Rfi — in tre hanno chiesto di patteggiare. La pena verrà formalizzata nell’udienza già fissata per il prossimo 5 giugno. Diversa la strategia per la coordinatrice della sicurezza di Rfi, che ha ottenuto il rito abbreviato condizionato all’audizione di un testimone. L’avvocato Gabriele Bordoni ha commentato l’esito della mattinata spiegando che “il pm si è riservato di indicare a propria volta un testimone a prova contraria”, sottolineando come il verdetto per la sua assistita potrebbe giungere nella medesima udienza di giugno.

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Sul fronte dei risarcimenti, Elisabetta D’Errico, legale del capocantiere, ha confermato che non vi sarà la costituzione di parte civile dei parenti della vittima: “I familiari del signor Franzini sono stati risarciti da Salcef ed Rfi”.

L’affondo della Cgil

Nonostante il ritiro dei familiari, il processo vedrà la partecipazione della Cgil, ammessa come parte civile. Il sindacato ha accolto con favore la decisione del giudice, definendola “un passaggio importante per affermare il diritto alla verità e alla giustizia e per ribadire la centralità della sicurezza sul lavoro”.

Tuttavia, l’organizzazione non ha risparmiato critiche all’impianto accusatorio, lamentando che l’inchiesta non abbia toccato i vertici aziendali: “Resta l’amarezza nel constatare che il processo, allo stato attuale, non ha coinvolto figure apicali, elemento che solleva interrogativi rilevanti rispetto alla completa ricostruzione delle responsabilità”.

La tragedia sui binari

La ricostruzione della Procura, guidata dal pubblico ministero Luca Venturi, conferma che Franzini è stato travolto intorno alle 4:30 mentre lavorava con altri 15 colleghi. Secondo gli inquirenti, il via libera alla riapertura del traffico ferroviario sarebbe avvenuto con un quarto d’ora di anticipo rispetto ai piani, senza che gli operai venissero avvertiti del pericolo imminente.

Sotto la lente degli investigatori non c’è solo l’errore di comunicazione, ma un intero sistema di sicurezza ritenuto “inadeguato”. Le accuse parlano di indicazioni sulla viabilità del cantiere approssimative e di un richiamo a misure di prevenzione troppo generiche per proteggere efficacemente la vita di chi opera sui binari.

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