Tre continenti contro Infantino: la minaccia di scissione agita la Fifa – Calcio
Lo scontro si sposta su un nuovo piano. La contestazione è diventata boicottaggio, adesso il confronto è personale. Con una lettera Uefa, Concacaf e Afc sono andate all’attacco di Gianni Infantino, del suo modo di gestire la Fifa, di come la fiducia nei suoi confronti sia ormai compromessa, «spezzata con l’inganno». E di quanto sia ora necessario un cambio al vertice, una nuova leadership «al servizio del calcio».


Un punto di non ritorno
È un atto formale forte e segna un punto di non ritorno. Tre continenti, Europa, Asia e Nordamerica, gli hanno voltato le spalle. La sensazione è che questa lettera sia un estremo tentativo di indurlo alle dimissioni. Come dire: è finita, fatti da parte ed evitiamo la battaglia. Difficile accada. Anche per questo le tre confederazioni hanno avviato i dialoghi per organizzare tornei alternativi a quelli Fifa. Con l’obiettivo di garantire ai giocatori occasioni di confronto e, soprattutto, ridurre la dipendenza dal governo del pallone. Sono valutazioni preliminari, non un progetto definito, ma anche solo parlarne fa capire quanto sia corposa la frattura. E tra un mese c’è il Mondiale U20 donne in Polonia. Il Telegraph, intanto, ha svelato la cifra che la Uefa avrebbe pagato come liquidazione alla sua presunta amante ai tempi in cui era segretario generale: 175mila euro, dopo aver prima ottenuto una promozione a una posizione manageriale con aumento dello stipendio da 25mila sterline.
La Fifa smentisce le accuse
La Fifa ha smentito tutta la vicenda. «La leadership nel calcio non è un possesso», si legge nella lettera firmata dai presidenti Aleksander Ceferin (Uefa), Ibrahim Al Khalifa Bin Salman (Afc) e Victor Montagliani (Concacaf) e dai rispettivi segretari. Tre i punti chiave. Il primo, su come la Fifa ha definito il piano di privatizzare il Mondiale, un «errore di comunicazione». Per le tre confederazioni all’opposizione, la proposta è stata portata avanti «con tempi compressi, senza una consultazione significativa» e con una scadenza che non avrebbe permesso agli altri «di esaminarne i termini». Insomma, non «una semplice svista, ma un disegno volto a limitare il controllo delle federazioni».
Il vertice Fifa di Rabat
A riprova di ciò, viene citato l’incontro di mercoledì scorso a Rabat (e non nella sede di Zurigo) a cui hanno partecipato pochi membri del comitato di gestione, vicini a Infantino. Questo, spiegano, «rappresenta la prosecuzione del modello di condotta che ci ha portati qui». La Fifa si è poi impegnata a presentare un rapporto sul progetto Ffe, ma questa revisione «dovrebbe essere condotta da una terza parte indipendente, non dalla Fifa stessa».
Il pressing su Infantino: non ha più la maggioranza
Infine l’appello a Infantino a farsi da parte: «La forza del calcio è sempre stata la sua unità. Chiediamo che venga onorata da una leadership che serva il calcio e non cerchi di comandarlo». Barricato nelle sue stanze, il n. 1 della Fifa ha ancora dalla sua parte l’Africa. Una ventina di federazioni gli hanno espresso pubblico sostegno, tra cui Argentina, Paraguay, Qatar, Indonesia, Bangladesh, Filippine, Emirati Arabi. Ieri gli Stati Uniti si sono schierati contro, e con loro Canada e Caraibi. Uefa, Concacaf e Afc rappresentano 143 federazioni: solo dieci di queste stanno apertamente con Infantino. I tre continenti oggi avrebbero 133 voti contro di lui, ne bastano 106 per batterlo alle elezioni di marzo. Ma nessuno vuole arrivare a Rabat. Ceferin spinge per le dimissioni, Infantino lavora sottotraccia per minare i tre blocchi e sfilare loro voti decisivi. Da ieri, non ha più la maggioranza.
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