Trasporti Calabria, i bus fanno milioni di chilometri ma sono semivuoti: Così non regge
In Calabria i trasporti su Bus sono di primaria importanza visto che è l’unico esistente per raggiungere alcune aree, tuttavia, i mezzi fanno milioni di chilometri (con relativi costi) ma viaggiano semivuoti: in questo modo il sistema non regge
IL NUOVO piano trasporti della Regione Calabria – licenziato dalla Giunta e in attesa di essere discusso e votato dal Consiglio – per il servizio pubblico punta a un cambio di paradigma. Oggi il sistema si fonda sul trasporto su gomma – il bus è l’unico mezzo per raggiungere molti dei centri più importanti – con il ferro che, sulle percorrenze regionali, resta competitivo solo su poche direttrici (la tirrenica, su tutte).
Nessuno dei due, però, riesce a competere con il mezzo “preferito” dai calabresi, che è l’automobile. Il 91% degli spostamenti in Calabria si realizza con mezzo privato e solo il 9% con mezzi pubblici. In Lombardia o nel Lazio, per fare un raffronto, questa percentuale sale al 24%. Anche la media nazionale, seppur di poco, è più alta e raggiunge l’11%. «L’uso così marcato dell’auto privata riflette – si legge nei documenti del Piano – sia la debolezza dei servizi pubblici, percepiti come poco frequenti, difficilmente accessibili o non adeguatamente connessi al territorio, sia la necessità dei cittadini di far fronte quotidianamente a tempi di percorrenza lunghi e a una rete infrastrutturale che non sempre consente alternative valide».
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I TRASPORTI SU BUS IN CALABRIA OGGI
Se si guarda al freddo dato quantitativo, il servizio su gomma in Calabria non è neanche troppo carente. Il sistema macina circa 50 milioni di bus-km annui, valore che vede la Calabria – insieme al dato dei chilometri rapportati agli abitanti – nella parte medio-bassa della classifica nazionale. In relazione però all’estensione territoriale, la regione risulta quintultima.
Ma è un altro il dato che mostra come qualcosa non vada: la domanda. Il servizio extraurbano (dati 2023) su gomma ha registrato 1 milione 188mila 688 corse, trasportando 18 milioni 109mila 649 passeggeri: una media di 15 passeggeri per corsa. «Il coefficiente medio di riempimento (passeggeri/corsa) – si legge nel piano – mostra un sistema con ampia capacità inutilizzata e quindi potenzialmente ottimizzabile attraverso riorganizzazione dei servizi e integrazione multimodale».
Gli utenti calabresi, del resto, non sono soddisfatti. Il 33% considera insufficiente o gravemente insufficiente il servizio su gomma. I principali problemi citati comprendono la scarsità di corse, orari poco compatibili con le esigenze degli utenti, la mancanza di informazioni e una qualità dei servizi insufficiente.
UNA GESTIONE FRAMMENTATA
Il trasporto pubblico su gomma mostra una struttura frammentata con 27 operatori riuniti in sei consorzi. Gli utenti, scrivono gli estensori del piano, percepiscono questi consorzi «come entità separate, ognuna con i propri marchi e modalità di gestione». I biglietti possono essere acquistati solo per singolo operatore. Le informazioni sugli orari risultano «spesso incomplete, mancando talvolta anche la sequenza delle fermate». Un servizio, insomma, non proprio intuitivo per i cittadini.
Solo pochi operatori, si legge nel piano, rendono disponibili orari e informazioni sulle corse in formato aperto, che può essere letto e utilizzato da app e piattaforme (come Google Maps). La piattaforma regionale Core (raggiungibile all’indirizzo mobilita.regione.calabria.it) dedicata all’infomobilità «è ritenuta poco affidabile e scarsamente utilizzata». E, probabilmente, anche poco nota e farraginosa: nelle altre regioni tutte le informazioni per spostarsi con i mezzi pubblici sono, di norma, accessibili tramite app.
Non resta che confidare nei futuri bandi, quelli che metteranno fine al sistema delle concessioni per passare agli affidamenti con gara. Annunciato per il 2026, il nuovo regime sarebbe dovuto entrare in vigore da anni, ma si è andati avanti di proroga in proroga. «Le future gare – si legge nel piano – dovrebbero puntare a ridurre il numero di operatori, migliorare l’efficienza e l’efficacia del sistema, garantire un’adeguata infomobilità e realizzare l’integrazione ferro/gomma sia dal punto di vista funzionale sia da quello tariffario».
IL CAMBIO DI PARADIGMA
La novità principale non riguarda tanto il miglioramento del servizio, quanto il suo ripensamento. Il piano ridisegna il ruolo del trasporto su gomma all’interno del sistema complessivo: non più asse portante, ma servizio di supporto alla rete ferroviaria. La struttura futura è esplicita: ferro come rete principale, autobus come collegamento verso le stazioni, servizi flessibili per le aree meno servite.
In questo modello, i bus non scompaiono, ma cambiano funzione. Le lunghe linee dirette tra città, oggi spesso inefficienti, dovrebbero lasciare spazio a una rete più razionale, costruita attorno ai nodi ferroviari. L’obiettivo è ridurre le sovrapposizioni, semplificare i percorsi e rendere il sistema più comprensibile per gli utenti. La riorganizzazione avverrà per successivi orizzonti temporali: 2030, 2035, 2045.
RIVOLUZIONE TRASPORTI CALABRIA: BUS AL SERVIZIO DEL FERRO
L’asse portante del sistema di trasporto pubblico regionale, in questa visione, è, come detto, il ferro. Il piano prevede la realizzazione – su un orizzonte ventennale per andare a regime – di una metropolitana regionale sul modello delle S-Bahn europee. Ovvero le ferrovie urbane veloci, su modello tedesco: corse ad alta frequenza, servizio continuo, fermate ravvicinate, biglietto integrato con altri mezzi di trasporto. Le linee previste sono 13, con una coppia di treni ogni ora, di base, su tutte le linee e frequenze incrementate nelle ore di punta. L’obiettivo è garantire collegamenti diretti tra i centri principali, recuperando il gap di accessibilità che scontano oggi anche i principali centri urbani. In particolare Cosenza, Catanzaro, Crotone, Corigliano Rossano.
Gli autobus, in questo quadro, diventano «servizi di adduzione», garantiscono cioè il collegamento con le stazioni ferroviarie, e sostitutivi, in aree non servite dal ferro. Un modello già diffuso in altri contesti europei, che però implica una revisione profonda dell’attuale rete. Significa, ad esempio, meno linee lunghe e più collegamenti locali, con una logica a raggiera che ruota attorno ai principali nodi della metropolitana regionale.
ARRIVA IL BUS A CHIAMATA
Ai bus ‘ordinari’, che garantiranno i collegamenti con le stazioni e il servizio nelle aree in cui non arriva la ferrovia, si aggiungerà il bus “a chiamata”, un collegamento flessibile, pensato per le aree o gli orari a bassa domanda. In questo caso, il trasporto non segue più un percorso fisso, ma si adatta alle esigenze degli utenti. Una soluzione che punta a superare uno dei limiti storici del sistema calabrese: garantire un servizio anche dove la domanda è troppo debole per sostenere linee tradizionali.
LE SFIDE
Il piano si propone una trasformazione di fondo del sistema di trasporto pubblico su gomma: da sistema autonomo e poco efficiente a rete integrata, al servizio del ferro e della mobilità regionale. Ma le incognite non mancano. Una riguarda i treni. Proprio perché sono il cuore del sistema, se non diventano competitivi, il nuovo ruolo degli autobus rischia di non funzionare: il modello si regge su un equilibrio e senza un servizio su ferro efficiente il piano finisce per restare sulla carta.
A stretto giro però andrà affrontato il nodo delle concessioni. Il sistema va incontro a una revisione, con il passaggio alle gare. Un passaggio delicato, che tocca equilibri economici e occupazionali e che richiederà un forte coordinamento istituzionale. Infine, la tempistica. Il piano è uno strumento di programmazione, che vive sul medio lungo periodo. Ma alcuni correttivi vanno apportati ragionando su scadenze molto brevi, perché il sistema, così com’è, non funziona.
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