Economia

Transizione ecologica, la partita si gioca nelle città del mondo

ROMA – Il futuro è già entrato nelle città. Sicurezza stradale, innovazione tecnologica, infrastrutture verdi, mobilità elettrica, qualità dello spazio pubblico e ruolo delle nuove generazioni nell’economia circolare stanno cambiando l’aspetto delle metropoli italiane ed europee. Oltre il 56% della popolazione mondiale vive in città e, secondo le stime dell’Onu, la quota salirà al 70% entro il 2050. In Italia il dato è già al 74%, con proiezione all’80% entro metà secolo. La fotografia arriva dalla seconda giornata di ECO Festival della mobilità sostenibile e delle città intelligenti (Roma). Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, le città italiane “generano oltre il 60% del Pil e concentrano la maggior parte dei consumi energetici e delle emissioni”, e sono così “il punto nodale della transizione ecologica, della qualità dello spazio pubblico e della resilienza climatica”.

Muoversi come diritto

Per Eugenio Patanè, Assessore alla Mobilità del Comune di Roma: “la città del futuro sia quella in cui muoversi è un diritto uguale per tutti: per chi ha un’auto e per chi non ce l’ha, per chi cammina e per chi si muove in carrozzina”. Patanè ha ricordato gli interventi già avviati nella Capitale: sicurezza stradale, nuove strade scolastiche, tecnologia al servizio della mobilità, investimenti sul trasporto pubblico. “La transizione non è soltanto una questione di innovazione: significa restituire spazio alle persone e rendere la città più accessibile, sicura e resiliente. Il nostro obiettivo è fare in modo che un ragazzo possa uscire di casa, andare a scuola da solo e arrivare in sicurezza, in ogni quartiere della città”.

Auto del futuro e sicurezza delle città

La sicurezza stradale urbana è il mantra per la Presidente di ACI-Fondazione Caracciolo Giuseppina Fusco, che a Roma ha parlato di una sfida che sarà profondamente ridefinita dall’evoluzione tecnologica dell’automobile e dalla convergenza tra l’elettrificazione e l’automazione della guida. La propulsione elettrica costituisce, infatti, la piattaforma ideale per integrare tecnologie di guida automatizzata, la cui evoluzione renderà possibile una crescente diffusione di servizi di mobilità on demand, robotaxi, car sharing evoluto e modelli di ‘mobilità come servizio’ (MaaS) che favoriranno un uso più razionale del veicolo privato, riducendo il numero di auto e migliorando la sicurezza e la qualità dello spazio urbano. Per la Fondazione: “L’automobile del futuro avrà un impatto enorme sulle nostre abitudini e sull’economia nel suo complesso, e il suo arrivo si profila molto più vicino di quanto solo un anno fa potessimo immaginare”.

Lo sviluppo della mobilità elettrica grazie a infrastrutture di ricarica sempre più veloci e presenti negli snodi cruciali di città e autostrade sono stati i temi toccati da Daniela Biscarini, Head of Charging Point Operator Italia di Enel, anche quest’anno partner di ECO.

Innovazione sostenibile e città smart

Amazon ha concentrato il suo intervento sul valore dell’innovazione tecnologica in termini di contribuzione agli obiettivi di sostenibilità dell’azienda e di impatto sulle città e sui clienti. Stefano La Rovere, Global Director per Robotica, Meccatronica & Imballaggi Sostenibili, ha illustrato come l’intelligenza artificiale stia aumentando l’efficienza dei processi logistici, l’approvvigionamento energetico da fonti carbon-free stia diventando un pilastro delle attività dell’azienda, l’elettrificazione dei trasporti dell’ultimo miglio stia riducendo le emissioni e come la riduzione degli imballaggi superflui rappresenti un impegno concreto verso la sostenibilità urbana.

Il capitale naturale come infrastruttura urbana nel clima che cambia

La forestazione urbana è oggi una leva decisiva per contrastare il climate change perché rappresenta l’unico intervento in grado, al tempo stesso, di raffreddare le città, mitigare le isole di calore e migliorare la qualità dell’aria compensando l’eccesso di superfici cementificate. Piantare alberi e creare infrastrutture verdi significa rendere gli spazi urbani più freschi e vivibili, restituendo alle città una capacità naturale di protezione che oggi manca. L’importanza di tutelare il capitale naturale comune attraverso uno sforzo condiviso tra mondo profit e non profit, pubblico e privato, è al centro della strategia di Intesa Sanpaolo, che anche quest’anno ha rinnovato il suo sostegno a ECO Festival. Delle sfide della crisi climatica e dell’eccezionale capacità di adattamento e resilienza degli alberi ha parlato Andrea Pellegatta, arboricoltore e membro della Consulta Nazionale Florovivaismo Coldiretti, sottolineando come non basti piantare nuovi alberi ma sia necessario scegliere “la specie giusta per il posto giusto”. Fondamentale, inoltre, il valore della cura e della gestione continuativa e consapevole del patrimonio verde, essenziale per proteggere la biodiversità e garantire benefici ecosistemici vitali alle città e ai cittadini.

Centri storici e rigenerazione urbana In città, negozi, pubblici esercizi e attività di servizio non sono soltanto imprese economiche, ma presìdi sociali, luoghi di incontro, fattori di vitalità urbana che contribuiscono a rendere più attrattivi i centri storici e più ricca l’esperienza di cittadini e visitatori. Alessandro Cavo, Consigliere Confcommercio per i Centri Storici, ha evidenziato come il commercio di vicinato sia patrimonio condiviso della comunità e del Sistema Paese, rappresentando valori di socialità, cultura e vivibilità. Rigenerare i centri storici significa rendere le città più vive, sostenibili e inclusive.

Nuove generazioni e sostenibilità Daniele Grassucci, Direttore e Co-founder di Skuola.net, ha portato la voce dei giovani, “sostenibili (non) per caso”. “Eco-ansia non è un concetto astratto: tre giovani su quattro sono preoccupati per il Pianeta. Tuttavia le scelte sostenibili non arrivano per grazia ricevuta: serve formazione e un sistema che non renda ‘sfigata’ la scelta di essere attenti ai bisogni del Pianeta”. Grassucci ha anche ricordato che molti giovani dicono di non sapere riciclare correttamente tutti i rifiuti che producono.


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