Transfemministe contro le guerre, il corteo per l’8 marzo: “Non può patriarcare per sempre”
Genova. Dopo le iniziative di queste ore, grande attesa per il corteo Transfemminista, che come di consueto attraverserà la città dopo essere partito alle 18.40 da piazza Caricamento. Almeno duemila i partecipanti, che hanno risposto ancora una volta alla chiamata per la manifestazione oramai divenuta fulcro delle “celebrazioni” dell’8 marzo, la giornata internazionale dei diritti della donna.
Da Principe il corteo si è mosso verso piazza della Nunziata, passando attraverso le gallerie e arrivando in piazza Corvetto. Da qui si dirigerà verso largo XII Ottobre, per arrivare sino a De Ferrari. Alla manifestazione parteciperanno i centri antiviolenza, i comitati in difesa della salute e sanità pubblica, il mondo della scuola con studenti, insegnanti e le maestre dei servizi comunali per nido e infanzia 0-6 in lotta contro privatizzazione e scissione dei contratti, i movimenti ecologisti, spazi sociali, sindacati di base e movimenti LGBTQA+.
Lo slogan: “Non può partiarcare per sempre”
“Non può patriarcare per sempre, perché purtroppo lo sappiamo benissimo che le nostre vite sono afflitte dal patriarcato e ovunque il patriarcato impedisce la libera espressione delle donne e dei soggetti femminili, quindi la lotta al patriarcato è la nostra missione – sottolinea ad inizio del corteo Caterina Pizzimenti, dell’assemblea genovese Nudm – Il patriarcato è anche quello che è alla base della violenza, la violenza maschile contro le donne. E qui la denuncia, in termini propositivi che cosa chiedete? Allora, noi proponiamo, soprattutto in questo momento, noi chiediamo a questo governo che non ci sta a sentire e lo vediamo dal DDL Buongiorno, lo vediamo dal DDL Valditarra, lo vediamo dall’eliminazione del congedo paternale per i maschi, per i padri, lo vediamo dai tagli al welfare, lo vediamo da tantissimi, anche dall’annullamento dei consiglieri di pari opportunità regionali e comunali”.
“Oggi siamo qui perché, come tutti gli anni, a manifestare per ricordare che ciò che pensiamo sia acquisito in realtà va sempre monitorato, dettuso controllo e conquistato giorno per giorno e non è così scontato che sia un diritto reale – aggiunge Silvia Cristiani del Centro Antiviolenza Mascherona – Il tema del consenso, come si è trasformato, i significati che stanno riattribuendo a questo disegno di legge ci preoccupano molto, con tutte le conseguenze che potrà avere sulle vittime, dalla non denuncia, alla non credibilità, alla colpevolizzazione, alla responsabilità sempre proiettata sulle donne.
A livello locale che cosa può cambiare? “Credo che a livello locale debba cambiare, stia cambiando innanzitutto l’essere qui, manifestare, essere presenti, attivi, e credo che sia importante, laddove c’è movimento, c’è consapevolezza, ricordare che quello che stiamo facendo quotidianamente è un lavoro che va costantemente trasmesso – aggiunge Cristiani – soprattutto alle nuove generazioni, con la formazione, la sensibilizzazione, la trasmissione della formazione, della consapevolezza della realtà e purtroppo le donne ancora oggi subiscono violenza in modo globale e strutturale.
Le motivazioni dello sciopero
“Fermiamo la produzione e la riproduzione della società, per prendere parola e agire contro tutte le forme di violenza che sistematicamente colpiscono le nostre vite, nelle relazioni intime e negli spazi pubblici, sul posto di lavoro e nei servizi, nelle scuole e negli ospedali, dentro e fuori i confini, contro tutte le guerre e contro (il genocidio) l’occupazione coloniale in medio oriente e Palestina. Il movimento transfemminista chiama tutti alla mobilitazione contro la crescente militarizzazione della società e dell’economia e la precarietà diffusa delle nostre esistenze. Scioperiamo contro il ddl Bongiorno sul dissenso, che indebolisce chi denuncia violenza e rafforza il potere di ricatto nei luoghi di lavoro e nelle case. Scioperiamo contro il riarmo e l’economia di guerra, che sottraggono risorse al welfare e scaricano ancora più lavoro povero e gratuito sulle spalle delle donne e delle soggettività femminilizzate. La violenza patriarcale non è un’emergenza. È un sistema. È l’impoverimento prodotto da salari bassi e inflazione, è il lavoro domestico gratuito romanticizzato mentre i servizi pubblici vengono smantellati, è il razzismo istituzionale che colpisce le soggettività migranti e razzializzate, è la violenza istituzionale contro le persone trans, queer e non binarie e l’esclusione delle persone con disabilità dagli spazi e dai servizi”.





