Tragedia sfiorata in carcere, detenuti appiccano due incendi in poche ore
«Tutto è iniziato quando due detenuti di origine marocchina hanno dato fuoco a pezzi di carta lanciandoli nel corridoio, per poi incendiare un materasso. In un attimo la sezione si è riempita di un denso fumo nero. Senza aspiratori d’emergenza, il personale, dotato di semplici mascherine chirurgiche, ha attivato gli idranti. Tre poliziotti si sono gettati nel fumo per salvare i detenuti rinchiusi nelle celle. Dopo la messa in sicurezza, ci è voluta un’ora per ripristinare un minimo di ordine. Quando tutto sembrava tornato alla calma, un altro detenuto sempre straniero, della stessa sezione, ha appiccato un secondo incendio. Fortunatamente il personale ancora presente ha evitato il peggio». Questo il racconto del sindacato Sappe della serata del 21 gennaio al carcere di Terni.
Undici agenti refertati per intossicazione, di cui tre ricoverati al pronto soccorso con prognosi fino a 5 giorni, e 7 detenuti intossicati il bilancio di quanto avvenuto. «La maggior parte del personale era in servizio dalle 8 del mattino. Questo bilancio poteva essere catastrofico. L’episodio riporta alla luce la mancanza assoluta di dispositivi di sicurezza adeguati: in quella sezione, per mancanza di fondi, non ci sono aspiratori di fumo né maschere antifumo, ma solo idranti ed estintori. Il carcere di Terni, come l’intero sistema umbro, è vicino all’implosione. L’Umbria ospita quattro istituti penitenziari (Perugia, Terni, Spoleto, Città della Pieve) con oltre 1.600 detenuti a fronte di una capienza regolamentare ampiamente superata. A Terni, si contano 588 detenuti presenti per 420 posti letto, con oltre 200 detenuti segnalati per problemi di ordine, sicurezza o psichiatrici». Un problema del quale Umbria24 si è occupata proprio nella giornata di venerdì.
«Per anni, l’Umbria è stata trattata come una discarica dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e soprattutto dall’ex Provveditorato di Firenze, al quale era ingiustamente accorpata. Qui è stata perpetrata una politica di concentramento dei peggiori elementi, compresi molti con disturbi psichiatrici che dovrebbero essere nelle Rems. Questo ha creato un mix esplosivo, con carenze croniche di personale e strutture inadeguate a gestire tale complessità. Prendiamo atto che, finalmente, i primi di gennaio, è stato attivato ufficialmente il nuovo Provveditorato dell’Umbria e delle Marche con sede a Perugia. Si tratta di un primo, atteso passo, rivendicato da anni dal sindacato e dalle istituzioni locali. Come ha dichiarato il Sottosegretario Andrea Delmastro, deve segnare una definitiva ‘svolta’ rispetto al passato. La Presidente della Regione Stefania Proietti ha giustamente definito la situazione carceraria regionale ‘oggettivamente preoccupante’».
«Il tempo delle denunce è finito – spiega il segretario regionale del Sappe Fabrizio Bonino -. Servono finanziamenti urgenti per installare aspiratori di fumo e dotare il personale di dispositivi di protezione individuale (maschere antifumo) in tutte le sezioni a rischio; sfollamento e revisione dei flussi; sostegno al personale; piani strutturali urgenti. Chiediamo chiarezza sui tempi e che anche l’ampliamento della struttura di Terni venga inserito come priorità assoluta nella pianificazione del nuovo Provveditorato. Il coraggio dimostrato dagli agenti di Terni, che hanno rischiato la vita senza gli strumenti adeguati, è la testimonianza più limpida del loro senso del dovere. Non permetteremo che questo sacrificio sia vanificato. La ‘svolta’ deve vedersi ora, nella sicurezza dei nostri colleghi e nella dignità del sistema penitenziario. L’Umbria non può più attendere».
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