Politica

Tragedia di Corinaldo, lettera delle famiglie delle vittime a Meloni

“Non lasciateci soli“. È la denuncia delle famiglie delle vittime della tragedia di Corinaldo, dove nel 2018 morirono nella discoteca Lanterna Azzurra cinque giovanissimi e una donna di 39 anni a seguito del panico scatenatosi dall’utilizzo di uno spray urticante. In una lettera aperta indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni le famiglie mettono in evidenza come la tragedia marchigiana e quella recente di Crans-Montana – definito un “dramma che poteva e doveva essere evitato” – abbiano “similitudini evidenti”.

“Vogliamo esprimere il nostro cordoglio più sincero alle famiglie delle giovani vittime della tragedia di Crans-Montana. – recita in apertura la lettera dei parenti – A noi sette anni fa è successa la stessa cosa e nessuno più di noi può capire il dolore profondo di perdere un figlio o una compagna o una madre in questa maniera, in un locale che doveva essere sicuro“. Nella missiva si legge il “profondo apprezzamento” rivolto alla premier per ” le sue frasi di vicinanza ai famigliari delle vittime di questa tragedia”. “Crediamo che sentire la vicinanza e il supporto morale e materiale dello Stato – continuano i genitori – sia fondamentale. Ma noi, presidente, in questi anni dallo Stato ci siamo sentiti abbandonati“.

Tra poco infatti si terrà il processo in appello per la parte in accusa definita responsabile della sicurezza del locale. “Noi portiamo avanti da sette anni una battaglia che a volte sembra solo nostra, ma che in realtà è di tutti: per questo il supporto dello Stato è qualcosa che vorremmo ricevere anche noi – si legge nella lettera – Nel processo stiamo provando a rispondere a quei perché che anche lei ha evocato nel suo discorso: perché il locale non era sicuro? Stiamo provando a stabilire le responsabilità di questa vicenda”. Questo, si legge, per far in modo che tragedie del genere “non debbano accadere mai più“.

Ritornando sulle parole di Meloni, i famigliari dicono: “Nel suo discorso lei si chiedeva se cose simili fossero già successe in Italia o se sia mai possibile che accadano nel nostro Paese. Purtroppo sì, sono già successe, nonostante le norme che lei ha definito più stringenti rispetto al contesto di Crans-Montana“. Le norme infatti, si legge, “è importante che esistano, ma anche che vengano rispettate”. Nella tragedia di sette anni fa, infatti, per il concerto del rapper Sfera Ebbasta erano presenti almeno 500 ragazzi oltre la capienza consentita dalla licenza rilasciata nell’autunno del 2015 dalla commissione di vigilanza per i pubblici spettacoli. La lettera si chiude con una richiesta di “un sostegno da parte dello Stato anche per le nostre famiglie, soprattutto perché vogliamo che terribili vicende come queste non debbano ripetersi”.


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