Marche

«Tra droni ed esplosioni chiusi in casa, che paura»


ANCONA Le prime immagini sono arrivate nella tarda serata di ieri. A postarle sui suoi social è stato uno dei marchigiani più famosi all’estero: l’ex Ct della nazionale italiana, Roberto Mancini. L’allenatore, di origine jesine, dallo scorso novembre vive e lavora a Doha, in Qatar, dove allena la squadra dell’Al-Sadd. Sui suoi social appaiono i video della città di Doha, ormai semi deserta. La gente fugge in strada, in fondo si ode un’esplosione. E poi ancora fiamme e fumo, una densa colonna scusa si eleva al cielo mentre un uomo mormora “Oh my God” portandosi la mano sui capelli.

Le testimonianze

Dopo l’attacco statunitense e israeliano all’Iran, culminata con l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei, la rappresaglia del Paese persiano non si è fatta attendere.

L’Iran ha attaccato basi Usa presenti in Medioriente, ma anche obiettivi civili dei Paesi del Golfo. Mancini non è l’unico marchigiano a vivere e lavorare in queste zone. Cristiano Luchetti, originario di Castelfidardo, vive negli Emirati con la famiglia da 14 anni: ha 55 anni, è architetto per Gensler, considerato il più grande studio di architettura al mondo e insegna all’Istituto Marangoni, prestigiosa scuola privata di Dubai.

«I numeri che circolano parlano di decine e decine di missili e centinaia di droni intercettati in volo». Non è il caos, la città non è devastata e la vita continua. «Ma quando senti i boati capisci che qualcosa è cambiato», sospira l’architetto. Non è stata una notte semplice neanche per Alessandra Frontini, giovane professionista anconetana che è arrivata in città da poco. «Ho provato a dormire dopo pranzo, ma il sonno non arriva facilmente quando senti i rumori nel cielo e le finestre che tremano», racconta Alessandra. «Sono sola in casa, ospite di un amico. Lavoro nel settore dei musei e questa città sta aprendo tantissimi nuovi spazi culturali, mi piacerebbe trasferirmi qui».

Poi il racconto delle ore più difficili. «Sabato abbiamo capito che stava succedendo qualcosa. Abbiamo iniziato a sentire i missili intercettati in aria». I telefoni hanno iniziato a squillare tutti insieme, all’improvviso. «Quando è arrivata l’allerta governativa, mi sono svegliata di colpo. Il messaggio diceva di restare all’interno degli edifici, lontani dalle finestre. I vetri di casa tremavano davvero: non è una sensazione che ti aspetteresti mai di vivere, in un posto come questo».

Nonostante la tensione, la vita quotidiana prova ad andare avanti: «Sono uscita per fare la spesa. I supermercati erano pieni, aperti, non mancava nulla. È surreale vedere traffico per strada mentre senti esplosioni in lontananza». «La cosa che colpisce di più – conclude – è la diversa percezione del pericolo. Qui il 90% della popolazione è straniera, molti arrivano da Paesi abituati alla guerra. Per loro è quasi normale. Per noi europei no: non pensi mai che un giorno potresti trovarti sotto un attacco missilistico. All’inizio ero molto spaventata, ora mi sono un po’ abituata ai rumori. Resto in casa e aspetto che la situazione si calmi. Tornare è impossibile, finché i voli resteranno bloccati».




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