Marche

Torrette prende solo 27 su 50


ANCONA La tenuta dei conti riescono a garantirla tutti. Chi più, chi meno. Non a caso l’accesso alla valutazione è il raggiungimento dell’equilibrio di bilancio ed il rispetto del tetto di spesa del personale come stabilito dalla normativa nazionale. Ma allora che cosa fa oscillare i voti nelle pagelle date dalla Regione ai direttori generali delle due aziende ospedaliere e delle cinque aziende sanitarie? 

Le voci

Le due macro aree su cui sono tarati gli obiettivi da raggiungere sono rappresentate dagli indicatori economici e da quelli sanitari. Nel primo gruppo compaiono voci come la gestione dei costi e dei debiti, il personale, il pagamento dei ticket e la Missione 6 del Pnrr. Il secondo gruppo invece mette in fila, tra le altre cose, prevenzione, integrazione tra ospedale e territorio, sistema delle emergenze, e integrazione sociosanitaria. La delibera 116 del 17 febbraio mette nero su bianco i risultati delle performance del 2024. Da allora, i dg di Macerata e Ascoli Piceno sono cambiati (nel primo caso, Alessandro Marini è subentrato a Marco Ricci; nel secondo, Antonello Maraldo ha raccolto il testimone di Nicoletta Natalini) quindi le valutazioni risultano sfasate nel tempo e non attribuibili a chi ora siede al vertice. Una sorta di voto alla (breve) carriera nelle Marche, insomma. Per il resto, invece, sono tutti ancora sulla plancia di comando delle rispettive aziende.

In chiaroscuro

Partiamo dalla principale: l’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche guidata da Marco Gozzini. La media dei voti dà al dg 75,6 punti su 100, ma la distribuzione è alquanto sbilanciata: centra quasi l’en plein sugli indicatori economici (49,6 su 50), ma arranca in quelli sanitari (27 su 50, il punteggio più basso in assoluto). Un risultato, quest’ultimo, legato in particolare a margini di miglioramento nell’integrazione ospedale-territorio e sociosanitaria. Va meglio all’altra azienda ospedaliera, l’Inrca, guidata dalla dg Maria Capalbo, che ottiene una valutazione di 99,05 punti su 100, sfiorando la lode. Nel suo caso, completamente centrati gli obiettivi sanitari (50 punti su 50) e pure da un punto di vista economico ottiene un ottimo 49,05 su 50. Quasi da bacio accademico. Va anche detto che la gestione dell’ospedale di Torrette – unico dea di II livello della regione, con specialità ad alta complessità – è più ardua rispetto a quella del Geriatrico, pur con tutte le criticità che si porta dietro. Ma i freddi numeri non lasciano spazio a giustificazioni.

Le Ast

Quanto alle cinque aziende sanitarie territoriali, il premio come miglior performance lo prende il dg dell’Ast di Pesaro Urbino Alberto Carelli: una valutazione di 84,4 punti su 100, in condivisione con la dg che lo ha preceduto – Nadia Storti – al timone della nave fino a maggio 2024. Sugli indicatori economici manca di un soffio il numero tondo, arrivando a 49,9 su 50; quanto agli obiettivi sanitari, si aggiudica un buon 36,5 su 50, trascinato dall’area dell’attività ospedaliera. Da Nord a Sud, a tallonare l’Ast 1 c’è quella di Ascoli Piceno che ottiene un voto totale di 83,1, composto da 47, 95 punti sugli indicatori economici e 37,7 su quelli sanitari. Quest’ultimo, miglior risultato in assoluto tra le Ast. Il fanalino di coda è rappresentato dall’Ast di Fermo guidata dal dg Roberto Grinta: se negli indicatori economici se la cava con un più che dignitoso 46,2, il lato sanitario gli costa la maglia nera delle Ast con un 31,05 punti su 50. L’Ast di Ancona guidata da Giovanni Stroppa, prende 76,1 punti: senza infamia e senza lode. L’indicatore economico segna 44,3 punti, quello sanitario 34,2. Di poco sopra l’Ast di Macerata nel 2024 diretta da Ricci: il punteggio totale di 76,2 si forma con un 44,7 negli obiettivi economici e un 33,5 in quelli sanitari. Il trattamento economico dei direttori generali può essere integrato con una ulteriore quota (fino al 20% dello stesso) a seconda dell’esito di questa valutazione dei risultati di gestione ottenuti e della realizzazione degli obiettivi di salute e di funzionamento dei servizi assegnati annualmente dalla Regione. Quindi i dg hanno anche un motivo pecuniario – oltre che etico e professionale – di far funzionare gli ospedali che dirigono. Si può sempre fare meglio.




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