Scienza e tecnologia

torna l’horror italiano macabro e disturbante

Red Nun’s Legacy è il nome scelto da Stormind Games (collettivo di sviluppo italiano con sede a Catania) per il capitolo conclusivo della sua trilogia horror più celebre: Remothered. All’indomani della parentesi costituita dall’action adventure Batora: Lost Haven e del successo di progetti più complessi come la (riuscita) trasposizione di A Quiet Place con The Road Ahead (qui la recensione di A Quiet Place) o la collaborazione con Hangar 13 su Mafia Terra Madre (eccovi anche la recensione di Mafia Terra Madre), Stormind torna a esplorare il mondo esoterico legato al folklore, all’esoterismo e al cultismo religioso del sud Italia regalando ai fan il tanto bramato epilogo della loro creatura prediletta. Remothered: Red Nun’s Legacy si prepara a investire i nostri PC e console con una nuova discesa nell’incubo che, questa volta, ci metterà alle prese con la terrificante Monaca Rossa, la cui sinistra e apparentemente implacabile entità malvagia che aleggiava tanto in Tormented Fathers quanto nel suo acclamato seguito, Broken Porcelain.

Il ritorno della Monaca Rossa

Abbiamo avuto occasione, la scorsa settimana, di partecipare a una tavola rotonda con il Game Director Antonio Cutrona ed altri componenti del team di Stormind Games che, dopo averci mostrato il filmato in anteprima, ci hanno condotto attraverso le immagini del primo diario di sviluppo dedicato al gioco, illustrandoci alcune novità in termini di gameplay e iniziando a fornirci qualche dettaglio preliminare sull’ambientazione e la storia che faranno da sfondo a questa terza e ultima iterazione della saga iniziata ormai quasi dieci anni fa.
Il primo trailer in CGI di Red Nun’s Legacy è certamente un filmato parecchio suggestivo che torna a ricalcare le atmosfere tipiche del franchise, con ispirazioni evidentemente mutuate dalle tradizioni, dalle superstizioni del meridione italiano ulteriormente distorte per creare una visione dell’orrore piuttosto personale e riconoscibile.

Questa volta, come si evince già dai primi istanti della clip, la Monaca Rossa non ricopre il ruolo di antagonista ‘secondario’, la sua presenza non è un semplice espediente che ne sfrutta la straordinaria presenza scenica per veicolare emozioni di angoscia, ma viene messa proprio al centro della narrativa. Si tratta di una dichiarazione di intenti da parte degli sviluppatori che, a quanto pare, puntano a tirare i fili della vicenda, a sviscerare il mito che avvolge la genesi di questa misteriosa creatura e a dare finalmente risposta ad alcuni degli interrogativi storici che accompagnano la serie fin dagli albori.
La protagonista del gioco è Susan, una donna giunta fino alle porte di una decadente magione alle pendici dell’Etna per fare luce sull’enigmatica scomparsa di sua figlia, la cui sorte sembra afferente alle oscure macchinazioni della Monaca. Il primo trailer, infatti, sembra suggerire un qualche strano legame tra l’entità maligna e un manipolo di bambini improvvisamente sottratti alle proprie famiglie:

mentre il reporter di un telegiornale annuncia il macabro rinvenimento di quattro piccoli corpi, la scena si sposta all’interno di quella che sembra l’ambientazione di un convento dove vediamo la creatura impegnata in un terribile rituale con una serie di cordoni ombelicali che legano alle culle disposte tutte attorno a lei, per poi reciderne alcuni a morsi. Anche questo terzo Remothered, sospettiamo, non rifuggirà l’iconografia cruenta e disturbante che da sempre caratterizza ciascuna incarnazione brand, anzi, sembra che gli addetti ai lavori vogliano addirittura alzare il tiro. Il viaggio di Susan, ad ogni modo, la condurrà anche nel cuore dell’ormai celeberrimo convento del Cristo Morente, autentico crogiolo della leggenda della Monaca Rossa, un luogo pregno di un tetro misticismo che è stato anche teatro di alcuni agghiaccianti esperimenti farmacologici mirati al controllo mentale, menzionati (e anche esplorati) nei due capitoli precedenti di Remothered. Non è ancora chiaro, ovviamente, in che modo Susan sia legata ai personaggi di Tormented Fathers e Broken Porcelain, né quale sia il suo ruolo nel grande disegno architettato da Stormind, ma lo studio siciliano ha confermato che Red Nun’s Legacy segnerà il ritorno di alcuni volti noti del passato, oltre a presentare un variopinto cast di nuovi protagonisti.

A tal riguardo, interrogati nel merito, i membri della compagnia ci hanno confidato che questo terzo capitolo, seppure concepito come ‘quadratura del cerchio’ della storia iniziata nel 2017, è stato specificamente strutturato in modo da essere perfettamente fruibile anche da chi non ha giocato i due episodi precedenti. Data la relativa scarsità di informazioni a nostra disposizione in questa fase ancora embrionale dello sviluppo, non ci è ancora possibile capire in quali direzioni si muoverà la storia né, chiaramente, sbilanciarci sulla qualità della scrittura, ma i due precedenti Remothered avevano saputo stupirci in termini di coraggio nella messa in scena di tematiche adulte e talvolta delicate, pertanto possiamo dirci ottimisti su una conclusione di livello altrettanto alto, specie in virtù dell’esperienza maturata dal team negli ultimi anni. Torneremo a parlarne più nel dettaglio quanto prima.

Discesa nell’incubo

Il trailer diffuso al Future Games Show (così come il successivo Dev Diary), comunque, non si concentravano solo sulla componente narrativa di Red Nun’s Legacy ma lasciavano intravedere anche alcuni dei fondamenti ludici che costituiranno il nucleo di gameplay del terzo Remothered. Sebbene da un lato Stormind abbia formalmente ammesso, nel corso della riunione, che molti elementi del gioco sono ancora ammantati nel più stretto riserbo, dall’altro abbiamo potuto dare un primo sguardo ad alcuni dei meccanismi che regoleranno l’incedere della (dis)avventura di Susan.

Fondamentalmente, a giudicare dai primi frammenti di gioco divulgati, Red Nun’s Legacy sembra rispondere ai rodati dettami della serie con un’impostazione da survival horror classico che pone particolare accento sull’esplorazione di scenari alquanto suggestivi, sulla raccolta di risorse e, nemmeno a dirlo, sulla risoluzione di articolati rompicapi che, questa volta, sembrano poter contare su un particolare twist.
Susan può fare affidamento su una sorta di stato di trance ipnotica autoindotta che le consente di rivelare oggetti celati nei dintorni o, addirittura, nuovi percorsi nascosti. Durante il gameplay che ci è stato mostrato, ad esempio, abbiamo visto la ragazza usare uno specchio per accedere a una sorta di ‘visione fantasma’ che le consentiva di scorgere la presenza di una porta dapprima invisibile. Ci è sembrata una trovata brillante a livello visivo che può aprire la strada a una vasta gamma di trucchetti registici nell’ottica di giocare con le aspettative dei giocatori e il loro livello di tensione, un po’ come avviene nel moderno cinema di genere.

Per il resto, il titolo continua a fare ampio ricorso alle fasi stealth che rappresentano, in un certo senso, la firma stilistica del franchise: dovremo tentare di distrarre gli avversari che ci daranno la caccia mentre ci aggiriamo nei corridoi della magione oppure scappare, nasconderci e cercare di mettere in salvo la pelle (talvolta eseguendo brevi minigiochi per ‘trattenere il respiro’ o calmare il battito cardiaco della nostra alter-ego digitale, elementi che contribuiscono alla creazione di un contesto ansiogeno ed opprimente).

Red Nun’s Legacy, inoltre, sembra proporre un sistema di combattimento ben più articolato rispetto alle prime due uscite della trilogia. Laddove sia Tormented Fathers che Broken Porcelain privilegiavano l’approccio evasivo e tendevano a relegare gli scontri a un basilare meccanismo di autodifesa basato su Quick Time Events

(al netto di qualche piccola eccezione, soprattutto nel secondo capitolo), per il terzo Remothered Stormind ha introdotto vere e proprie armi con cui Susan può attaccare i mostri che le sbarreranno la strada: l’abbiamo vista impugnare un affilato attizzatoio e vibrare colpi poderosi ai danni di un barcollante abominio che tentava di aggredirla. Non è ancora chiaro che tipo di armi ci sarà concesso di impugnare, se saranno esclusivamente corpi contundenti o se l’arsenale includerà anche qualche bocca da fuoco ma, se temete una deriva action, potete dormire sonni tranquilli perché Stormind ha tenuto a precisare come questo apparato ludico è stato edificato con l’obiettivo di diversificare le opzioni a disposizione dell’utenza mantenendo intatta l’anima horror della trilogia, senza tradirne i ritmi e le sensazioni generali. Per questo motivo le armi corpo a corpo saranno inclini a deteriorarsi e a rompersi rapidamente, in modo da non rappresentare mai una sicurezza eccessiva per chi gioca. Naturalmente, per avere conferme circa la bontà della ricetta di gameplay, dobbiamo rimandarvi alla prova con mano che speriamo possa arrivare a stretto giro.

La resa visiva finora

A giudicare dal materiale mostrato (ancora palesemente in fase di gestazione), Remothered: Red Nun’s Legacy sembra aver fatto passi avanti sia sotto il profilo della modellazione poligonale che sotto quello delle animazioni, conservando la medesima cura nella creazione degli scenari che aveva contribuito al successo dei precedenti due giochi della saga.

Pare che gli sviluppatori abbiano investito tempo e risorse nella definizione di una libreria di espressioni facciali credibili volte a enfatizzare le emozioni della protagonista e anche le movenze delle mostruosità nemiche appaiono ora più credibili. Considerando i sorprendenti valori produttivi di A Quiet Place: The Road Ahead, sarebbe lecito aspettarsi una presentazione visiva di tutto rispetto anche per l’epica conclusione di questa saga horror di culto ma è davvero troppo presto per dare giudizi in merito.


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