Torino omaggia Pier Paolo Luciano: l’ultimo saluto a un artigiano del giornalismo
Pier Paolo Luciano era un «artigiano delle parole» ma soprattutto un giornalista e un uomo perbene. Lo dice chi ha condiviso con lui le interminabili giornate in redazione e anche chi ha percorso con lui solo un breve tratto di strada. Colleghi, amici e persone che lo hanno incrociato per il suo lavoro, come l’ex sindaco Sergio Chiamparino e l’ex vicedirettore di Repubblica Dario Cresto-Dina: tutti riuniti alla camera ardente allestita ieri a Collegno per ricordare Luciano, scomparso improvvisamente domenica 1° marzo a 65 anni.
Nato a Caraglio, aveva iniziato nella redazione di Cuneo de La Stampa. Dopo il trasferimento nella sede centrale del giornale a Torino, era passato a Repubblica e aveva guidato la redazione di Torino dal 2007 al 2022. Una carriera fatta di passione, rigore, precisione, migliaia di ore di lavoro e chissà quante e-mail di critiche. Ma anche aneddoti, dalla fede incrollabile per la Juventus, fino alla passione per la bici e alle corse nei viali del Valentino: «È stato un privilegio lavorare con lui perché era una persona straordinaria» ricorda Luca Ubaldeschi, con Luciano alla Stampa.


Francesco Antonioli, collega a Repubblica e al Mondo Economico: «Pier era timido e discreto, stava dietro le quinte con delicatezza e bravura, si faceva notare con i piccoli gesti. Come quello di mandare una e-mail a un collega più giovane per dirgli che aveva apprezzato un suo pezzo». «Era un grande giornalista, eppure non diceva mai “io”», riflette Maurizio Crosetti, che sceglie con cura le parole «perché lui era sempre molto attento a quelle che usava. Era molto generoso, accogliente, mai avaro. Quanto mi piacerebbe mettermi ancora con lui a disegnare le pagine: faremmo un giornale bellissimo».


Jacopo Ricca, per anni a Repubblica, sceglie una parola precisa: «A Pier Paolo associo la “cura”: quella con cui si è dedicato alla fattura di giornali, da capo severo, rigoroso, intransigente. Ci faceva arrabbiare e ci faceva sentire in difetto con la sua abnegazione al lavoro. Ma penso che tante persone facciano i giornalisti perché lo hanno incrociato: lui e Paolo Griseri erano due facce della stessa medaglia, il giornalismo di Repubblica».
La durezza gentile di Luciano ricorre anche nell’intervento di Stefano Parola, cresciuto con lui nella redazione torinese: «Ma era sempre pronto a difendere i suoi cronisti con l’esterno. E il suo giornalismo cercava di lasciare un’impronta e incidere sulla società, come quando si era inventato il conto alla rovescia per la vendita della Bertone: gli va riconosciuto un pezzettino del merito se Sergio Marchionne e Fiat salvarono quei 1.100 lavoratori a rischio. Mi piace pensare che un po’ di Pier Paolo ci sia ancora nel giornale di oggi».
La camera ardente è aperta anche oggi fino alle 13 alla casa funeraria Il Salice di via Luxemburg a Collegno. A seguire, il funerale, in forma strettamente privata, alle 15 a Borgo San Dalmazzo.
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