Piemonte

Torino-Lione, al via la fase 2. Delmastro: No Tav come la mafia


CHIOMONTE – L’ambiente creato in Valsusa contro gli amministratori favorevoli alla Tav ricorda quello della mafia e della ’ndrangheta. Parola del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro che, provando a rassicurare i sindaci sulla vicinanza dello Stato, ottiene innanzitutto l’effetto di far sobbalzare sulla sedia la sua vicina di posto, la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro. «Voglio ringraziare quei sindaci che hanno agito in un clima di difficoltà e di minaccia sotterranea tipico di associazioni criminali che conosce Wanda Ferro» dice provocando un misto di smarrimento e di ilarità. Spiegazione: Ferro è calabrese, è stata anche presidente della provincia di Catanzaro («Ante riforma Delrio» chiarisce con orgoglio). Tanto che Delmastro si affretta subito a precisare: «Intendo che li conosce per motivi geografici, chiaro». Poi aggiunge, per far capire che proprio quello intendeva: «So cosa hanno provato i sindaci che si sono alternati in Piemonte in questi territori e che non hanno voluto banalmente abbassare la testa, baciare l’anello, chinare il capo e schierarsi sul fronte del No che forse era meno pericoloso. Avete fatto una scelta eroica».

Il contesto è quello del centro visitatori Mario Virano, all’interno del cantiere Tav di Chiomonte. Il momento è importante: l’annuncio della fase 2 nella costruzione della Torino-Lione, lato italiano, che a regime fra il 2028 e il 2030 occuperà oltre 1.000 lavoratori. Ci sono Maurizio Bufalini e Manuela Rocca, direttori generali di Telt, che stilano un cronoprogramma delle prossime mosse. C’è la vicepresidente della Regione Elena Chiorino, perché il Grattacielo supporterà Telt nella ricerca e nella formazione degli addetti. La stima è che il 60% saranno impiegati nello scavo e nella logistica interna, il 20% nella logistica esterna (ad esempio, autotrasportatori e responsabili degli approvvigionamenti), mentre il restante 20% è formato da amministrativi e personale tecnico.

«L’11 marzo andiamo in Germania a prendere la prima fresa italiana – racconta un quasi trionfante Bufalini – Alla fine del 2033 metteremo in esercizio la linea». La maxi-talpa da 200 metri di lunghezza, verrà collaudata e poi smontata per il trasporto in Italia nei mesi successivi: inizierà a scavare nel 2027. Il punto di imbocco oggi è disegnato su un muro con un semicerchio rosso. Il terreno verrà progressivamente abbassato di 10 metri per preparare lo scavo, che per i primi 160 metri sarà effettuato con metodo tradizionale. Quindi entrerà in funzione la fresa, che una volta dentro la montagna compirà una curva verso Susa per poi sbucare di fronte alla piana. Nel 2029 entrerà in funzione una seconda fresa, ed è lì che si registrerà il picco dei lavoratori impiegati nei cantieri, incluso quello di Salbertrand che si occuperà di trattare i materiali di scavo poi riutilizzati nella realizzazione del tunnel. Tutte operazioni possibili grazie al nuovo svincolo che collega il cantiere al viadotto dell’autostrada che lo sovrasta. Un’opera che ha richiesto 30 mesi di lavoro e 20.600 metri cubi di calcestruzzo ma che è fondamentale per i mezzi di cantiere e soprattutto per il trasporto della terra estratta durante lo scavo senza coinvolgere la viabilità locale, con tutto quello che comporta.


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