Cultura

The Zen Circus – Live @ Duel Club, Napoli (28/12/2025)

Credit: Michele Sanseverino

C’è un’aria elettrica, densa, quasi irrespirabile, in questo anno che finisce. Un’aria che sa di rimorsi accumulati, di promesse tradite, di occasioni mancate. Ma, soprattutto, c’è una puzza di morte che arriva da ogni direzione: non solo dall’Europa dell’Est, non solo dal Medio Oriente, non solo dall’Africa. È un odore globale, che attraversa i confini e si insinua nelle nostre case, nelle nostre abitudini, nelle nostre coscienze.

Il mondo sembra stritolato da una morsa disumana, antica eppure sempre attuale, che risponde ai soliti padroni: brama di potere, desiderio di sopraffazione, intolleranza religiosa, egoismo, superbia, violenza. Intanto, una visione reazionaria della vita avanza, lenta ma inesorabile, erodendo diritti civili che credevamo ormai acquisiti da tempo.

Il Male è ovunque. Ed è proprio da qui che parte il concerto degli Zen Circus al Duel Club, una sera qualunque di un anno che finisce, che, però, diventa necessaria. Necessaria come un pugno allo stomaco, come una risata liberatoria, come un abbraccio collettivo, mentre tutto, attorno a noi, sembra andare a fuoco.

Gli Zen Circus, il Male, non lo negano, non lo edulcorano, non lo trasformano in un semplice slogan. Lo esorcizzano a modo loro: coinvolgendo il pubblico, spingendolo a cantare, a ballare, a sudare, a guardarsi negli occhi e riconoscersi. Perché siamo tutti dalla stessa parte, tutti ugualmente in bilico, tutti minacciati dagli stessi assassini, dagli stessi dittatori, dalle stesse idee marce, dalle stesse prospettive di un futuro piatto, tossico, superficiale e marginale. Un futuro che ci vuole spettatori passivi, anestetizzati, complici, malati.

E, allora, uno spettacolo come questo diventa uno specchio crudele, ma necessario ed onesto. Ci mostra lo schifo che ci circonda, sì, ma, soprattutto, ci ricorda una cosa fondamentale: siamo ancora vivi. La band è ruvida e scanzonata come sempre, ma, in questa serata napoletana, appare più consapevole del tempo che stiamo sprecando, degli spazi – i nostri spazi – a cui stiamo rinunciando senza nemmeno accorgercene. Accanto alla consueta scarica di energia, di cori e di entusiasmo, emerge una rappresentazione più disillusa, più nuda della realtà che abitiamo: una realtà competitiva fino alla nevrosi, dove il gioco, l’ingenuità, il divertimento puro vengono guardati in cagnesco, quasi fossero colpe.

Ed è proprio per questo che il momento più assurdo – e più vero – dello show arriva con l’improbabile gara di canotti che fanno stage diving. Appino e il maestro Pellegrini che si lanciano sul pubblico, mentre Ufo veste i panni dell’insolito presentatore, non è solo goliardia, ma è un atto politico, una rivendicazione di leggerezza. Un modo per riportare le nostre stesse esistenze su un piano più autentico, più spensierato, più umano. Perché continuare a ingrigire ogni cosa con invidie, affanni, incomprensioni e inutili battaglie, quando, invece, potremmo, semplicemente, rispondere al rumore dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni, del nostro cuore?

È lo stesso cuore che il Male della nostra epoca spezza ed avvelena ogni giorno. Ed è lo stesso cuore che gli Zen Circus riescono a rianimare con un’arma antica e semplicissima: basso, chitarra e batteria. Un connubio primordiale che dà libero sfogo a trame cariche di ironia, melodia e sano rock’n’roll. Il loro punk tricolore non offre sicurezze, ma ha il coraggio di mettere in ridicolo le nostre certezze, di smascherare i piccoli e grandi mali che ci circondano per quello che sono davvero: stupidi, grotteschi, sciocchi, tragicamente banali.

Ed è forse qui che si annida la riflessione più inquietante della serata: il Male non è solo nei grandi carnefici, nelle guerre lontane, nei tiranni da prima pagina. Il Male è anche nelle nostre abitudini, nelle nostre paure, nei nostri silenzi. Nella scelta quotidiana di accettare la puzza dei corpi lasciati marcire, invece di compiere quei gesti, quelle azioni, quei passi che potrebbero restituirci un frammento luminoso di umanità.

Gli Zen Circus, per una sera, ci prendono per mano e ci ricordano che resistere è ancora possibile. Anche solo cantando, sudando, ridendo insieme.

Anche solo restando vivi.


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