The Weekender: ascolta gli album di Subsonica, Ladytron, Anna Calvi (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
SUBSONICA – “Terre Rare”
[Sony]indie-pop
“Terre Rare” è l’undicesimo disco dei Subsonica. È l’album del viaggio, dell’apertura sonora verso nuove geografie reali e immaginarie. È anche un viaggio nel tempo ma soprattutto nel tempo presente, con le sue ferite e i suoi sogni, tra le sue ombre più profonde e i suoi spiragli di umanità. Le Terre Rare esplorate dai Subsonica sono piene di suoni nuovi, più organici rispetto al passato e di strumenti raccolti durante un viaggio, compiuto dalla band, sull’altra sponda del Mediterraneo.
LADYTRON – “Paradises”
[Nettwerk]indie-pop
L’iconico e influente gruppo pop elettronico Ladytron torna con un nuovo album, “Paradises”: il loro primo lavoro dopo “Time’s Arrow”, acclamato dalla critica nel 2023. Abbracciando i movimenti dance e indie sin dalla loro formazione a Liverpool alla fine del millennio scorso, i Ladytron si sono guadagnati una posizione unica, creando nuovi spazi sonori e concettuali e rifiutandosi di seguire formule o tendenze. All’inizio degli anni 2000, il gruppo, fortemente individualista, è stato posto in prima linea nella cosiddetta scena electro-clash (che ora sta vivendo un’altra rinascita), ma con il tempo ha imparato ad apprezzare il momento della cultura pop di cui era diventato, suo malgrado, parte integrante.
ANNA CALVI – “Is This All There Is?” EP
[Domino]indie-rock
«Is This All There Is?» è il primo capitolo di una trilogia che esplora l’identità come metamorfosi, plasmata e ridefinita dall’esperienza dell’innamoramento. Il progetto trae ispirazione dal cambiamento di prospettiva vissuto da Anna Calvi dopo essere diventata madre. In questo primo EP Calvi si immerge nelle questioni esistenziali dell’esistenza moderna: come possiamo ritrovare l’intimità? Esiste qualcosa di più elementare con cui possiamo entrare in contatto? Cosa significa sentirsi veramente svegli? I suoi collaboratori in questo EP — Iggy Pop, Laurie Anderson, Perfume Genius, Matt Berninger — condividono tutti una visione singolare. “Condividono una sorta di onestà sovversiva“, osserva la Calvi. “Non cercano di compiacere nessuno. Esprimono esattamente chi sono.” In questo EP le loro voci diventano personaggi della storia, attori nel mondo che lei sta creando.
HUGO RACE FATALISTS – “I Made It All Up For You”
[Gusstaff Records]alternative
“I Made It All Up For You” è il nuovo disco degli Hugo Race Fatalists, il loro sesto album in studio. Hugo Race torna dopo album collaborativi di grande successo con un album epico realizzato con la sua band italiana Fatalists: un songwriting esistenziale incorniciato dalla fusione caratteristica della band tra musica roots, elettronica, colonne sonore italiane e desert rock.
SON LITTLE – “Cityfolk”
[Anti]soul
Il cantautore e polistrumentista Son Little amplia la sua tavolozza musicale nel suo album “Cityfolk”. Fondendo elementi di soul, folk e blues, Son Little dà vita al suo sound caratteristico, accompagnato da testi espressivi e intimi. “Cityfolk” è una riflessione sull’amore, sulla perdita e sulla ricerca della pace nel caos. Parla di resistere, lasciar andare e imparare a respirare di nuovo quando il mondo sembra opprimente.
GIRL SCOUT – “Brink”
[Awal]indie-rock
Dopo una trilogia di EP di esordio, un tour molto chiacchierato con gli Alvvays e una valanga di consensi a livello mondiale sin dal loro esordio nel 2022, il trio di Stoccolma ha collaborato con Alex Farrar (Wednesday, Snail Mail) per il primo album in assoluto. Prisma inondato di sole dell’indie rock chitarristico dei Girl Scout, “Brink” rifrange una nuova luce da una canzone all’altra. Inno imponenti che si intrecciano con una tenerezza sommessa. Nostalgia e vita nel momento. Dubbio e gioia. Da sempre una band di dualità, “Brink” non fa eccezione. Composto da 13 brani sospesi tra ansia apocalittica e malinconico escapismo, l’album cattura il crocevia fin troppo familiare tra il sentirsi bloccati, il desiderio di cambiamento e il trovarsi sull’orlo di qualcosa di sconosciuto.
THE LEAF LIBRARY – “After The Rain, Strange Seeds”
[Fika Recordings]indie-pop
Il quartetto londinese The Leaf Library torna con il suo nuovo audace album “After The Rain, Strange Seeds”. Una raccolta luminosa di indiepop pastorale, che trae ispirazione dall’isolamento suburbano, dai ricordi inaffidabili e dalla surrealtà del tempo atmosferico. Il loro lavoro più immediato e melodico fino ad oggi, che evoca i momenti più contemplativi degli Yo La Tengo, il jangle pop autunnale dei The Clientele e la melodia motorik dei primi Stereolab. Il suono dell’album è definito dal mix di John McEntire, il cui lavoro è stato una grande fonte di ispirazione per la band.
SUITOR – “Saw You Out with the Weeds”
[Feel It]indie-rock
Dopo il loro album di debutto, “Communion”, i Suitor si sono dedicati a plasmare un sound diverso con la loro formazione appena ampliata. Una selezione essenziale dei brani scritti in quel periodo sarebbe poi diventata “Saw You Out with the Weeds”. Nella primavera del 2024, i brani sono stati registrati dal vivo a Lawrence, in Kansas, da Caufield Schnug e Lira Mondal degli Sweeping Promises. L’ampia gamma di influenze e l’ethos esplorativo dei Suitor sono in piena mostra in questa raccolta di brani concisa ma diversificata. Il disco è un tira e molla tra elementi di noise pop, post-punk e indie rock, bilanciati da melodie vocali densamente articolate e ritornelli forti e accattivanti.
GLADIE – “No Need To Be Lonely”
[Get Better]indie-pop
“Need To Be Lonely”, l’ultimo disco della band di Filadelfia Gladie, è sereno, ma solo per un istante. Per un attimo è un sogno vorticoso, come carta che danza nel vento, mentre la voce di Augusta Koch si insinua calma e misurata con parole che incrinano la superficie del cuore. E poi uno schiocco mentre ritmi incandescenti arrivano come lupi alle porte, chitarra e batteria come una tempesta vorticosa e la crepa nel cuore si lacera fino a diventare un oceano.
GYDA VALTYSDOTTIR – “Mother Pearl”
[Marvada]sperimentale
L’album descrive la creazione come un delicato equilibrio, illustrando come sia possibile mantenere l’apertura mentale e l’empatia senza arrivare all’esaurimento emotivo. Gyda spiega: “La vita è un miracolo, l’esistenza è un miracolo, la realtà è un miracolo, la tecnologia è un miracolo, la creazione è un miracolo. La title-track è stata co-composta per miracolo, senza sforzo, con un caro amico, Kjartan Sveinsson (Sigur Rós); è stata l’ultima canzone scritta per l’album.“
BLACK BEACH – “Mail Thief”
[Best Brother Records]art-rock, post-punk
I Black Beach sono una band post-punk di Boston che si muove all’incrocio tra tensione, ripetizione e volume. Traendo ispirazione dal punk delle origini, dall’art-rock, dalla kosmische musik e dalla psichedelia, il sound dei Black Beach è ricco di atmosfera e slancio, senza mai cadere nell’eccesso. Ad oggi, i Black Beach hanno pubblicato in proprio due LP, “Shallow Creatures”, influenzato dal proto-punk degli Stooges, seguito da “Tapeworm”, che deve molto alla Touch and Go degli anni ’90, oltre a diversi EP e split. Hanno condiviso il palco con una variegata schiera di artisti tra cui Jack White, Thee Oh Sees, Protomartyr, Poison Idea, Acid King e Screaming Females. Nel corso di diversi tour regionali e nazionali, i Black Beach si sono costruiti una reputazione grazie a performance dal vivo rumorose, trascendentali e imperdibili.
GEORGEANNE KALWEIT – “Tiny Space”
[NOS Records]alt-rock
Un lavoro radicalmente personale e profondamente catartico, nato tra Milano e la Puglia e modellato attraverso un processo creativo in cui registrazioni, sperimentazioni elettroniche e scrittura intima si intrecciano in un percorso di rinascita emotiva. A livello sonoro, “Tiny Space” si muove tra eleganza minimale e vibrazioni spigolose: atmosfere elettriche e umbratili vicine a PJ Harvey e Lou Reed/Velvet Underground, aperture dreamy che sfiorano l’indie pop statunitense, e momenti più ruvidi e obliqui che richiamano l’alt-rock anni ’90, mantenendo però un’identità autonoma e inconfondibile. Le ritmiche sono essenziali e nervose, le linee vocali limpide e ipnotiche, gli arrangiamenti intrisi di texture luminescenti, synth caldi, riverberi profondi e chitarre che si alternano tra rumorismi, arpeggi e distorsioni controllate. Ne risulta un disco denso, poliedrico, emotivamente vivo: poetico senza essere fragile, intimo senza essere chiuso, luminoso senza perdere tensione. “Tiny Space” raccoglie dieci canzoni in inglese, ironiche, eccentriche e malinconiche: microcosmi emotivi che affrontano il cambiamento, il lutto amoroso, la trasformazione della pelle, la ricerca di scopo, il dialogo con l’ombra, l’urgenza creativa e lo slancio verso un sé rinnovato. Ogni brano è un’affascinante stanza interiore, un’immagine, un paesaggio emotivo, un atto di memoria e di immaginazione.
POISON THE WELL – “Peace In Place”
[Sharptone]metal
Nel giro di un soffio, i Poison The Well placano gli scatti di brutale violenza con momenti di fragile bellezza. Il loro inconfondibile hardcore melodico attenua delicatamente il tradimento, la depressione e la perdita con una saggezza conquistata a fatica e un’accettazione di sé guadagnata con impegno. Per quanta forza mettano nei riff e nei breakdown, c’è un’uguale quantità di emozione nuda e cruda codificata nei loro ritornelli con cui è facile identificarsi. A questo punto, sono senza pretese, ma innegabilmente radicati nel DNA del metal e dell’hardcore moderni. Ancora una volta, i membri – Jeff Moreira [voce], Ryan Primack [chitarra] e Chris Hornbrook [batteria] – hanno sentito un intenso bisogno di creare come gruppo. Riunendosi, i ragazzi hanno canalizzato lo spirito del loro materiale più celebre attraverso il prisma di nuove esperienze nel loro quinto album.
STONUS – “Space To Dive”
[Ripple]stoner
Band di psych-stoner rock cipriota/greca con sede a Londra, nota per la sua musica dal suono distorto e ricca di riff, che ha suscitato paragoni con Kyuss, Fu Manchu e QOTSA, fondendo desert rock, doom ed elementi psichedelici; molto apprezzata per i suoi riff potenti e i suoi viaggi atmosferici.
COLLEEN – “Libres antes del final”
[Thrill Jockey]elettronica
Le composizioni di Colleen, alias la polistrumentista Cécile Schott, sono tanto ricche e variegate quanto precise. Ciascuno degli album di Colleen è plasmato da una strumentazione e da parametri ben definiti, tra cui opere composte interamente con carillon, sintetizzatori tascabili e strumenti a corda d’altri tempi. L’essenza che accomuna la musica di Schott risiede nella sua capacità di creare, all’interno di questa specificità trascendente, brani che sono al tempo stesso di ampio respiro e intrisi di profonde emozioni. “Libres antes del final” è un album che cerca la speranza e il desiderio di essere veramente liberi da sofferenze inutili e pensieri dannosi prima di arrivare alla fine del proprio ciclo di vita.
LOWMOON – “Decade Fever”
[Safe Suburban Home]indie-pop
Mentre il suo lavoro precedente catturava ricordi sfocati e inondati di sole, “Decade Fever” vede LOWMOON al massimo della sua evocatività, sovrapponendo il suo sound caratteristico a un senso di grandezza da grande schermo e a ritornelli cristallini. L’album esplora l’attrito tra la nostalgia e lo scorrere del tempo, fondendo la vulnerabilità tipica di Wilson con una nuova energia che sembra allo stesso tempo illuminata dai neon e profondamente personale. Mantenendo una rigorosa filosofia fai-da-te, Wilson continua a registrare dal suo studio in camera da letto nello Yorkshire, utilizzando un arsenale sempre più vasto di drum machine acquistate al banco dei pegni, sintetizzatori vintage e apparecchiature esterne per creare un suono che evita la lucentezza sterile dei moderni software. Gli ascoltatori possono aspettarsi la familiare giustapposizione di chitarre pop scintillanti e voci malinconiche e sognanti, ma con un ulteriore strato di urgenza post-punk. È un album che sembra un passo nella notte: introspettivo, autentico e inconfondibilmente LOWMOON.
AURE – “Printemps”
[MayWay]cantautorato, folk
“Printemps” è un album scritto in quello spazio intermedio in cui un capitolo finisce e un altro inizia. Aure evoca un nuovo inizio e un cambiamento di rotta, una traversata turbolenta verso un luogo più sicuro, proprio come la migrazione degli uccelli. Guidata dal minimalismo poetico di artisti come Atahualpa Yupanqui, Facundo Cabral e Leonard Cohen, dalla forza misteriosa e dal chiaroscuro di Lhasa, Jessica Pratt e Nico, e dal minimalismo preciso di Bertrand Belin, la cantautrice attinge da una vasta gamma di influenze musicali e linguistiche, lasciandole intrecciarsi come diverse sfaccettature della propria identità.
SPECIAL FRIEND – “Clipping”
[Skep Wax]indie-pop
Special Friend è un duo indie noise-pop con sede a Parigi, che fonde trame lo-fi, chitarre in loop, melodie ricche di riverbero e voci eteree in armonia. Il duo franco-americano incarna l’essenza stessa del lo-fi: trasmettere emozioni profonde con pochissimi elementi e quel giusto tocco di stranezza. Il loro indie pop malinconico è sostenuto da ritmi sempre in movimento.
BONG-RA – “Esoterik”
[Debemur Morti Productions]doom, industrial
Con “Esoterik”, il progetto BONG-RA di Jason Köhnen prosegue l’evoluzione alchemica che ha caratterizzato i suoi lavori più audaci. Successore spirituale di “Black Noise” del 2025, il disco scava più a fondo nelle ombre e nella luminescenza dell’occulto, ampliando le atmosfere ritualistiche esplorate in “Antediluvian” (2018) e “Meditations” (2022) e forgiando al contempo un’architettura sonora più dura e industriale. Composto da cinque brani immersivi e di lunga durata, “Esoterik” è uno studio sulla tensione: dove la malinconia a lento combustione del doom si scontra con trame industriali guidate da macchine, dove l’antico misticismo incontra l’angoscia esistenziale moderna, dove oscurità e illuminazione si intrecciano in un’unica ascesa ipnotica. Ogni traccia funziona come una camera cerimoniale, guidando l’ascoltatore attraverso stati di introspezione, invocazione e trascendenza.
AVALON EMERSON – “Written into Changes”
[Dead Oceans]elettronica
Si dice che il cambiamento sia l’unica costante nella vita. Non a caso, la poliedrica musicista Avalon Emerson sembra perfettamente a suo agio nel cogliere il flusso costante della sua esistenza in “Written into Changes”, il secondo album dal carattere autobiografico pubblicato con il nome d’arte Avalon Emerson and the Charm. Frutto di un rigoroso processo di creazione e revisione, i temi dell’evoluzione personale e relazionale trattati nell’album «sono diventati chiari solo una volta completato il lavoro», secondo quanto afferma la stessa Emerson.
BRANDO MADONIA – “Arrivederci Paranoia”
[Pulp Records]indie-pop
“Arrivederci Paranoia” è il nuovo disco di Brando Madonia, un album che racconta un momento di passaggio fragile e necessario, in cui l’amore smette di essere un rifugio e diventa una domanda. Le relazioni si mostrano come luoghi familiari eppure estranei, mentre il mondo appare frammentato e irreale. Al centro, la richiesta fragile e radicale di essere amati piano, senza promesse facili, con la disponibilità a lasciarsi attraversare fino in fondo. Musicalmente, l’album parte da sonorità “analogiche” per proiettarle in un mondo digitale, alternando brani dalle ritmiche coinvolgenti e ballate dalle strutture complesse, tra sintetizzatori e archi. I rimandi ad altre epoche convivono con testi che oscillano tra immediatezza contemporanea e prospettive oniriche fuori dal tempo, creando un ponte tra passato e futuro che non cade né nella nostalgia né nell’omologazione del presente.
MAURO ERMANNO GIOVANARDI – “E poi scegliere con cura le parole”
[Woodworm Label]cantautorale, indie-pop
«Tra quelli fatti da trent’anni a questa parte è il mio disco più pensato, soppesato, aspettato… e anche il più travagliato. Al suo interno, tra le sue pieghe, c’è tutto il mio modo di essere e il mio approccio alla musica: fatto di disciplina, costanza, sacrificio e, contemporaneamente, di amore, rispetto, senso etico, morale ed esistenziale. È, tra tutti, il disco più esistenzialista che abbia mai realizzato. Un’esistenzialità che però non si lascia trascinare né trascina nell’oscurità, nel maelström del malessere, ma che viene affrontata con una certa leggerezza. Una “leggerezza pensosa”, per dirla con Calvino nelle Lezioni Americane – racconta Mauro Ermanno Giovanardi – È stato un progetto travagliato perché il suo percorso parte da lontano, da prima che scoppiasse il Covid. Credo che senza la pandemia sarebbe stato un disco diverso: sicuramente sarebbe uscito almeno cinque anni fa e sarebbe stato, a tutti gli effetti, qualcos’altro. Durante il periodo pandemico ho deciso di metterlo in stand by per lavorare a un nuovo capitolo dei La Crus, per poi riprenderlo nel 2022, chiuderlo quasi del tutto e sospenderlo nuovamente per pubblicare, nell’aprile del 2024, “Proteggimi Da Ciò Che Voglio”. Un’uscita che è stata un episodio nei nostri percorsi ormai solisti, e non una nuova ripartenza o rinascita della band: una bellissima e appagante esperienza, che però difficilmente avrà un seguito».
CHIELLO – “Agonia”
[Universal]cantautorato, indie-pop
La copertina del disco è una fotografia di Todd Hido, tratta dalla raccolta “House Hunting”, un corpus di immagini a colori e in bianco e nero che attraversa i sobborghi americani. Gli scenari di Hido sono solitari, misteriosi, sospesi tra conforto e inquietudine. Le sue fotografie ritraggono interni di case a schiera e vedute notturne di abitazioni simili, in cui la presenza umana è solo suggerita, il bagliore di un televisore acceso, una lampadina, una finestra illuminata nel buio. Immagini, capaci di evocare una malinconia silenziosa e persistente, in cui il quotidiano diventa qualcosa di intimo e poetico. Restituendo una bellezza fragile, discreta e profondamente emotiva. “Agonia” dialoga con questo immaginario e scava nelle venature più profonde dell’essere umano, esplorando fragilità, solitudine, desiderio e introspezione emotiva.
OCTOBER – “Dancing Like An Idiot”
[Waddafuzz! Records]indie-rock
Nove tracce sulla fatica di essere felici. “Dancing Like An Idiot” è il disco d’esordio degli October, che fonde brit-wave e atmosfere malinconiche. L’album racconta quei momenti in cui ci si guarda da fuori e ci si sente degli idioti, sempre fuori posto, sempre a un passo da ciò che si desidera. È un disco pieno di canzoni d’amore – un amore che passa attraverso dubbi, sofferenza e autocritica. Una raccolta di sensazioni e pensieri che si trasformano in canzoni, perché per alcuni la musica resta il modo migliore per sentirsi un po’ meglio. Il sound guarda agli Strokes, agli Interpol, ai Coldplay – chitarre taglienti, wave e malinconia britannica.
TUNDRA – “OHDIO”
[Edac Music Group]indie-rock
Undici brani, 33 minuti e 22 secondi, che iniziano con la noia e finiscono con un funerale. In mezzo: macchine, case, lavoro, nemici, Dio e soprattutto quella sensazione costante di essere sempre un passo indietro rispetto a ciò che si desidera davvero. “OHDIO” raccoglie l’urgenza che la band porta sul palco da tempo: suonare per liberarsi, trasformare la tensione in energia condivisa. Un lavoro rumoroso, di dinamiche che esplodono e poi si ritraggono, che prende la frustrazione e la restituisce amplificata, senza mediazioni né filtri. Non cerca risposte né offre consolazioni: alza la voce, si irrigidisce, resta addosso. Chiede solo di essere attraversato, dall’inizio alla fine. È una musica che non predica resilienza né invita a guardare il bicchiere mezzo pieno, ma accetta rimpianti e rabbia come parte integrante dell’esperienza umana. Una chiamata implicita all’ascoltatore: sfogarsi insieme.
THE JUNCTION – “The Junction”
[Dischi Soviet Studio]indie-rock
Il nuovo album omonimo dei The Junction è composto da dieci brani di indie rock con attitudine punk, venature noise-pop e spirito garage. Il disco restituisce l’approccio diretto della band: chitarre abrasive, basso sferragliante e ritmiche serrate sostengono testi oscillanti tra ironia, vulnerabilità, analisi sociale e politica. I brani sono stati registrati in presa diretta, con l’intento di mantenere l’immediatezza del live.
IACAMPO – “Preghiere Contemporanee”
[Sound To Be / Ada]cantautorale
A sei anni di distanza da “Fructus” (Ala Bianca/Warner), l’ultimo capitolo della trilogia con “Valetudo” e “Flores”, Iacampo torna con un lavoro intimo e profondo che si rivolge all’anima del mondo, unica realtà indivisibile messa alla prova in tempi di frenesia e frammentazione. Le canzoni di “Preghiere Contemporanee” si muovono lungo una tensione costante tra unità e separazione. Da un lato il richiamo a una riconnessione profonda, dall’altro il bisogno di prendere distanza da un mondo sovra-strutturato, organizzato, spesso dominato dalla paura. Due forze opposte che convivono dentro ciascuno di noi e che, secondo Iacampo, meritano entrambe di essere cantate. Il linguaggio scelto dall’artista affonda le radici nelle esperienze giovanili legate al canto liturgico: parole come Alleluia, Regno, Dio, Liberazione, tornano a vivere nelle canzoni come strumenti espressivi potenti, svincolati da ogni appartenenza religiosa. Un vocabolario che appartiene al canto, inteso come una delle forme più alte di preghiera, e che l’artista ha portato con sé anche dopo aver preso le distanze da quel mondo. Un linguaggio che oggi ritorna, trasformato, capace di dare voce a ciò che spesso resta indicibile.
ELLE – “Silent search of spring”
[Urtovox]post-rock
Un lavoro in bilico tra sonorità avant-folk e quel gusto psichedelico e post rock di morbidissimi ricami acustici. Morbide ballate, echi di attualità, armonizzazioni di voci e ricami delicati di chitarre acustiche. Un disco nuovo costituisce sempre una rinascita per il gruppo stesso. Un disco che racconta l’avventura di un essere umano immerso nelle proprie emozioni, nelle proprie paure e difficoltà. Un individuo col desiderio di un rapporto autentico. Un uomo alla ricerca della propria essenza, della propria verità, con la speranza e pretesa dell’arrivo di una sorprendente primavera.
CARLO MARTINELLI – “SBAGLIA PORCO”
[Misto Mame]indie-rock
Anticipato dai singolo “Roma ti stimo, ma mi butti un po’ giù” è ora disponibile “SBAGLIA PORCO“, il nuovo album del cantautore romano ed ex cantante dei Luminal Carlo Martinelli. Il disco segue di poco l’estemporanea pubblicazione sul finire del 2025 di “Grazie signore per la tranquillità mentale”, una raccolta breve di alcuni brani e outakes degli ultimi anni. “SBAGLIA PORCO” è stato realizzato utilizzando in larga parte l’improvvisazione stratificata e il flusso di coscienza per musica e testi. L’obiettivo originale fallito era di raccontare tutto quanto, probabilmente riesce invece almeno a raccontare sè stesso, in un’istantanea del tentativo. A causa di tutto questo (metodo e pratica) il risultato non è un disco: così come se fosse un quadro non sarebbe un quadro ma la foto del pittore che dipinge il quadro. Il risultato finale può essere interpretato come uno specchio delle turbe del protagonista o come una divinazione ottenuta in stati alterati, ma in realtà non è nient’altro che l’output asettico di questo processo.
VERO – “Razor Tongue”
[PNKSLM]alt-rock
“Ci siamo resi conto all’improvviso che avevamo bisogno che questo album esistesse”, dice la band, “e volevamo crearlo il più velocemente possibile, in modo che si potesse sentire nelle canzoni“. La band ha invitato il collaboratore Mille Hökengren a sedersi alla batteria, rimodellando il materiale in qualcosa di fisico, urgente e live. Quella decisione ha definito “Razor Tongue”. Registrato in quattro in una stanza, l’album vive di tensione e rilascio, spigoli frastagliati e detonazioni improvvise. Le canzoni flirtano con l’alt-rock e il punk degli anni ’90 ma si rifiutano di stare ferme. I Vero si dilettano ancora una volta nel contrasto: mutano gli stati d’animo a metà canzone, lasciano che i ritornelli esplodano come fuochi d’artificio, tirano la tensione fino a quando non si spezza. “Razor Tongue” sembra sia meticolosamente costruito sia a malapena tenuto insieme, come se potesse crollare o esplodere da un momento all’altro.
JARANOIA – “Precipitavamo con Distacco Come La Neve”
[MiaCameretta Records]alt-pop
Primo album del duo piemontese Jaranoia. Si tratta di un disco bipolare, incentrato sul contrasto tra scarne melodie alt pop e testi dark, in cui il significato nasce dall’attrito tra musica e parole. Il distacco è al centro di una poetica che attraversa amori tossici o impossibili, relazioni che si dissolvono senza esplodere, corpi e identità che mutano, e una contemporaneità vissuta con lentezza e disallineamento. È un disco sulla caduta controllata e sull’abbandono consapevole, in cui nostalgia e fragilità si mescolano con lucidità.
GAEREA – “Loss”
[Century Media]metal
L’album vede i Gaerea emergere dalla loro crisalide creativa e sbocciare in qualcosa di tanto coinvolgente quanto inaspettato: c’è il canto. Ci sono ritornelli accattivanti e appassionati come nelle migliori canzoni rock e metal. Eppure, attraverso quel frastuono carico di emozioni, si riconoscono inequivocabilmente i Gaerea. La presenza dal vivo mascherata e ritualistica della band è diventata non solo parte dello spettacolo, ma parte integrante dei Gaerea, che spinge la loro estremità musicale nell’avanguardia filosofica. La loro uniforme è stata progettata per fornire uno scudo androgino e senza volto che permette loro di lanciarsi liberamente in una performance spesso definita dalla propria fisicità. Sebbene la band si sia a lungo posizionata ai margini dell’oscurità, il loro messaggio ha sempre avuto un senso di trascendenza e positività. Con “Loss” i Gaerea hanno fuso l’estetica dell’extreme metal, l’apertura del post-rock e un nervo emotivo a fior di pelle per raggiungere un nuovo paradigma musicale.
NUBIYAN TWIST – “Chasing Shadows”
[Strut]funk
Mentre il mondo sprofonda sempre più negli schermi e gli algoritmi rendono sempre più labile il confine tra creazione e imitazione, i Nubiyan Twist tornano con “Chasing Shadows”, un album che rivendica il ritmo, il calore e la spontaneità del legame umano. Il quinto album in studio della band è una miscela ricca e irrequieta di jazz, afrobeat, hip hop e texture elettroniche, che esplora lo spazio tra l’organico e il digitale. È musica che si muove, suda e respira, realizzata da persone reali in stanze reali con collaborazioni di peso che riuniscono voci diverse della comunità musicale in cui vivono. Il leader della band e produttore Tom Excel spiega: “Volevamo creare qualcosa che fosse gioioso e decisamente umano — qualcosa che non potesse esistere senza quel legame tra le persone. Si può chiedere a un’intelligenza artificiale di scrivere una fuga in pochi secondi, ma non può catturare l’alchimia e il caos che si creano quando i musicisti si sincronizzano. Chasing Shadows è il nostro modo di aggrapparci a questo“.
HOUSE OF ALL – “Inklings”
[Tiny Global Productions]alt-rock
È difficile comprendere appieno il percorso di Martin Bramah, dai suoi esordi come chitarrista e autore di due album post-punk incredibilmente influenti, “Live At The Witch Trials” dei The Fall e “The Greatest Hit (Money Mountain)” dei Blue Orchids, fino a quasi tre decenni di attività sporadica, con pubblicazioni appena sufficienti a ricordare ai fan la sua peculiare genialità… prima di un altro periodo di silenzio. Con quattro album all’attivo, gli House Of All stanno diventando ambiziosi, con ogni album che rappresenta un sottile miglioramento rispetto al precedente, forgiando un percorso lontano dal loro passato senza negare nulla. “Inklings” si differenzia dai primi tre per non essere stato in gran parte improvvisato all’inizio, con suoni, ritmo, groove e melodia successivamente forgiati in canzoni. Hanno provato! Si sono divertiti a farlo! Steve, Si, Pete, Phil, Karl e Martin hanno realizzato un album audace e potente, solenne, maestoso, audace e degno di un gruppo di veri sopravvissuti.
PIPIOLAS – “Pipiolas”
[Elefant]indie-pop
Formato da Adriana Ubani Álvarez e Paula Reyes Morillas, Pipiolas è un duo composto da due ragazze dal carisma travolgente. Si sono conosciute alla RESAD (la Scuola Reale di Arti Sceniche), dove entrambe hanno studiato recitazione. Lì hanno seguito corsi di canto corale e di canto solista. Una volta terminati gli studi, hanno preso strade diverse. Finché Paula non ha avuto il cuore spezzato, il che è stata la motivazione di cui aveva bisogno per iniziare a scrivere canzoni. Ha pensato ad Adriana. Si è ricordata che la gente diceva che si assomigliavano. Che le loro voci avevano vibrazioni simili. Che stavano bene insieme. E così, le ha proposto un’avventura. Quando una band intitola un album con il proprio nome d’arte, sta inviando un messaggio chiaro: questo è ciò che c’è – nessun filtro, nessun espediente – solo la brutale onestà che deriva dallo scrivere una manciata di canzoni e mostrarle al mondo, rivelando se stessi per quello che si è veramente. Paula e Adriana si lasciano alle spalle la presentazione al mondo che è stato il loro album di debutto, “No Hay Un Dios”, pubblicato due anni e mezzo fa, e con il loro nuovo disco omonimo affrontano il lato più amaro di ciò che hanno voluto essere nella vita: artiste.
DAMAGED BUG – “ZUZAX”
[Deathgod Corp]psych-rock
“Circa 40 brani dei Damaged Bug degli ultimi sette anni erano rimasti in sospeso o incompiuti, cosa piuttosto rara per me. Avevo sempre altre cose da fare e la vita continuava a intromettersi. E, francamente, le canzoni erano un po’ un miscuglio, quindi non riuscivo a individuarci un filo conduttore; ma alla luce degli attuali avvenimenti nel mondo, credo che sia il dovere di ogni artista costruire messaggi personali velati da momenti di evasione. Questo è ciò che questo disco rappresenta per me: qualcosa per fare un po’ di ordine nel mio studio, rilassare la mente e tenere lontano il lupo dalla porta. È un disco un po’ gioioso e un po’ triste che parla di speranza e perdono, due cose che spero di vedere più spesso nella mia vita. È astratto e pop, fritto e zuccheroso. È esattamente come mi sento in questo momento: fritto e storto“, parola di John Dwyer.
THE DANDY WARHOLS – “Pin Ups”
[Beat The World Records/Little Cloud Records]indie-pop-rock
“È da anni che parliamo di raccogliere il maggior numero possibile delle cover che abbiamo realizzato per mercati specifici e di pubblicarle affinché tutti possano ascoltarle. Finalmente ci siamo“, afferma Zia McCabe: il nuovo album è ricco di cover di artisti leggendari e venerati come The Cure, Gang of Four, The Clash, Bob Dylan e The Beatles. “Queste sono alcune delle nostre canzoni preferite, o canzoni delle nostre band preferite, o semplicemente canzoni che ammiravamo“, spiega Peter G. Holmström a proposito della loro eclettica raccolta. Oltre che un tributo alle canzoni che amano, funge anche da lettera d’amore a molti degli artisti che non sono solo colleghi ma anche amici. “Quasi tutte le band che coverizziamo qui sono nostre amiche o artisti con cui abbiamo avuto un’esperienza significativa“, dice Courtney. “Riguardando tutte le canzoni, però, mi rendo conto che non abbiamo mai incontrato gli artisti degli anni ’60. Strano.“
LEAH BLEVINS – “All Dressed Up”
[Easy Eye Sound]country
Dalle pendici dei Monti Appalachi nel Kentucky orientale, Leah Blevins fa il suo debutto con la Easy Eye Sound grazie al suo secondo album, “All Dressed Up”. Prodotto da Dan Auerbach e registrato a Nashville, l’album fonde armoniosamente la voce e il talento compositivo senza tempo di Blevins con l’incantevole spirito del Sud e una narrazione contemporanea.
SLOE NOON – “Principles In The Way of Progress” EP
[Dalliance]indie-rock
Sloe Noon trae ispirazione dai due paesi in cui ha vissuto. Con influenze del rock alternativo britannico e dei ritmi krautrock della regione della Ruhr, Anna crea un mix di pop chitarristico, grunge e shoegaze. Accompagnata da batteria, chitarra e basso dal vivo, la sua esibizione dal vivo ti invita nella stanza da letto in cui sono state scritte le canzoni, per poi abbatterne collettivamente le pareti.
MCLUSKY – “i sure am getting sick of this bowling alley” EP
[Ipecac]indie-rock
L’album contiene quattro brani inediti registrati nell’autunno del 2025, oltre a un paio di brani tratti dall’EP pubblicato esclusivamente in formato digitale nel 2023. L’uscita di questo album coincide con un tour negli Stati Uniti nella primavera del 2026.
ALL YOU CAN HATE – “Afterglow” EP
[Vina Records]indie-rock
Gli All You Can Hate sono una band romana dalle sonorità indie rock contaminate da post-punk, midwest emo e shoegaze, i testi dei brani raccontano il disagio generazionale contemporaneo: isolamento sociale, dipendenza dai social, desiderio di cambiamento, senso di impotenza, amore e odio che si sovrappongono senza confini netti.
MARY BIANCO – “Rumore Bianco” EP
[Brutture Moderne]cantautorale, soul
“Sono passata dal raccontare gli altri al raccontare me stessa, così come sono cambiati il mio punto di vista e la mia esigenza“, specifica la stessa Mary Bianco. “Questa evoluzione si riflette anche nel suono, dove ho scelto di esplorare territori più vicini all’elettronica, al jazz e al soul mischiati al cantautorato italiano. Con Rumore Bianco ho voluto esplorare quel confine sottile tra il caos che mi porto dentro e l’equilibrio che cerco di dare al mondo attorno a me. Il titolo non è solo un gioco di parole con il mio cognome (Bianco), ma una metafora di come il disordine interiore, se accolto, possa trasformarsi in una frequenza rassicurante. In questi sei brani ho smesso di guardare gli altri per iniziare a raccontare me stessa: i diciott’anni, il trasloco, la perdita di punti di riferimento e la scoperta di una nuova consapevolezza. È un disco sincero, scritto a mano fin dalla copertina, perché volevo che ogni nota avesse la mia calligrafia“.
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