Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Robyn, Flea, Pinhdar (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

ROBYN – “Sexistential”
[Young]elettronica, pop

“Sexistential” è il disco più esaltante che Robyn abbia mai realizzato, il ritorno alle origini di una delle artiste più influenti della musica contemporanea. Dopo le riflessioni sulla musica da discoteca di “Honey” del 2018, l’album presenta nove brani pop profondamente giocosi che si ricollegano alla sua trilogia “Body Talk”, che ha segnato un’epoca, concepiti per dare la sensazione «di un’astronave che attraversa l’atmosfera a velocità altissima e precipita al suolo», come lei stessa afferma. “È così che mi sentivo, come se avessi vissuto tutte queste esperienze cercando troppo lontano nello spazio, e ora stessi precipitando di nuovo dentro me stessa.” Coprodotto principalmente con il collaboratore di lunga data Klas Åhlund, “Sexistential” è enfatico e incisivo, ribelle sia riguardo al piacere emotivo e biologico, al bisogno e alla morbidezza. Il titolo dell’album è nato come una battuta tra amici prima che lei si rendesse conto che diceva tutto ciò che voleva dire. “Esplorare la mia vita sensuale è la stessa sensazione che provo quando scrivo una bella canzone“, spiega. “È una vibrazione così bella e delicata che richiede un grande sforzo per mantenerla viva. Sento che lo scopo della mia vita è rimanere eccitata – non deve nemmeno riguardare il sesso, ma è sentirsi sensuali e attratte dalle cose che mi piacciono, e non lasciare che nulla prenda il sopravvento su questo.”

FLEA – “Honora”
[Nonesuch]jazz

Dopo una carriera lunga quasi cinquant’anni (e ancora in corso) come uno dei bassisti rock più influenti della sua generazione, Flea pubblica il suo primo album solista, “Honora”, con la Nonesuch Records. Il tempo e lo spazio gli hanno finalmente permesso di tornare ai suoi primi amori musicali: il jazz e la tromba. L’album include il brano “Traffic Lights”, scritto in collaborazione con Thom Yorke e Josh Johnson, oltre al già pubblicato “A Plea”. Per “Honora”, che prende il nome da un amato membro della famiglia, Flea ha composto e arrangiato la musica, e suona anche la tromba e il basso in tutto l’album, affiancato da una squadra d’élite di visionari del jazz moderno: il produttore dell’album e sassofonista Josh Johnson, il chitarrista Jeff Parker, la bassista Anna Butterss e il batterista Deantoni Parks. Il disco include le voci di Flea, oltre a quelle degli amici Thom Yorke e Nick Cave. L’album comprende sei brani originali – tra cui uno scritto a quattro mani da Flea, Johnson e Yorke – oltre a interpretazioni di brani di George Clinton ed Eddie Hazel, Jimmy Webb, Frank Ocean e Shea Taylor e Ann Ronell.

PINHDAR – “Comfort In The Silence”
[Fruits De Mer]trip-hop

Nuovo album che conferma le sonorità soffusamente elettroniche del duo milanese, una personale miscela di trip-hop bristoliano e oscurità darkwave, con radici in quel mondo internazionale attraversato da artisti come Massive Attack, Portishead e Arab Strap.
La tensione prende forma nella fusione di ritmiche trip-hop profonde e percussive, chitarre darkwave inesorabili e una voce dalle sfumature evocative.

KANYE WEST – “Bully”
[YZY]pop, rap

“Bully” è il secondo visual album e dodicesimo album in studio del rapper statunitense Kanye West, la cui pubblicazione è prevista per il 27 marzo 2026 dalla YZY. È stato annunciato dall’artista durante un listening party dell’album “Vultures 2” nel settembre 2024, che ne ha pubblicato diverse versioni incompiute nel marzo 2025. “Bully” è un concept album prodotto principalmente dallo stesso West.

PAULA KELLEY – “Blinking As The Starlight Burns Out”
[Wharf Cat]indie-rock

In “Blinking as the Starlight Burns Out”, Paula Kelley esplora il suo amore per i lati oscuri della musica pop, creando un ciclo di canzoni profondamente personale che trae ispirazione dalla sua carriera di musicista, autrice e arrangiatrice. Ispirandosi ad alcuni dei suoi classici pop-noir più amati di Judee Sill, Colin Blunstone e Big Star, le canzoni del suo primo album in quasi 20 anni sono piene di melodie strazianti e di strati su strati di strumentazione ricca e dinamica. Nonostante il suo status di pioniera dello shoegaze e la sua carriera come autrice e arrangiatrice di musica pop, “Blinking as the Starlight Burns Out” non ripropone i fasti del passato, ma piuttosto trasforma i racconti spesso psicodrammatici delle canzoni di “Blinking” in una visione singolare e personale della musica indie pop.

STORMO – “SOGNi CHE INVADONO IL CIELO”
[Anfesibena]noise-rock, hardcore

“SOGNI CHE INVADONO IL CIELO” parla della ricerca di un modo per dare forma al futuro che desideriamo, anche se il mondo che ci circonda fa di tutto per spegnere le nostre speranze. Parla della capacità di riconoscere la bellezza che è ancora presente intorno a noi, anche se nascosta sotto strati di oscurità, della capacità di creare reti in grado di crescere anche in queste condizioni terribili e di resistere alle avversità del tempo presente. Dal punto di vista grafico, abbiamo scelto di rappresentare tutto questo con una serie di immagini scattate a Ponza (IT) e Terceira (PT); due isole vulcaniche con un ambiente naturale specifico e unico. Piccole piante aggrappate a rocce appuntite, contro grandi onde, sotto un sole violento, ancora vive, ancora capaci di dare forma a un forte ecosistema che porta vita in un luogo dove, apparentemente, la morte avrebbe dovuto vincere. Ora più che mai abbiamo bisogno della stessa forza. E la musica e l’arte possono aiutarci a connetterci attraverso le nostre diverse radici e i nostri rami. Saremo sogni che invadono il cielo lasciando polvere sulla loro scia.

TIGERS JAW – “Lost In You”
[Hopeless Records]punk-rock

I Tigers Jaw torna con “Lost on You”, un avvincente settimo album in studio prodotto dal collaboratore di lunga data Will Yip (Turnstile, Scowl). Il disco si basa sul successo di critica di “I Won’t Care How You Remember Me” del 2021, perfezionando il loro stile con dinamiche, trame e toni ritrovati. Grazie alla loro intesa e alla loro schiettezza reciproca, i Tigers Jaw hanno raggiunto un nuovo apice di creatività, una vetta da cui la band elabora i cambiamenti della vita che alla fine arrivano per tutti. “Lost On You” cattura in modo elettrizzante la bellezza del semplice lasciar andare, ricordando che sei sopravvissuto a ciò che hai già vissuto e sapendo che supererai le ultime transizioni della vita.

CHARLOTTE CORNFIELD – “Hurts Like Hell”
[Merge Records]alternative

“Hurts Like Hell” è il sesto album di Charlotte Cornfield, il primo che ha registrato dopo la nascita di sua figlia, un punto di svolta per lei come persona e come artista. I temi ricorrenti dell’album – la crescita personale e il rinnovamento, la perseveranza dell’amore nonostante le difficoltà, la vergogna e l’imbarazzo – affondano le loro radici proprio in quell’esperienza. «Quell’esperienza mi ha fatto uscire da me stessa e mi ha dato una visione diversa delle cose», afferma. “La vulnerabilità, la fragilità e la selvaticità di tutto ciò mi hanno reso meno concentrata su me stessa, più distaccata.” Cornfield è arrivata a questo album portando con sé sia le cicatrici del suo passato che la speranza per il futuro. Guardando se stessa dall’esterno e facendo il punto su ciò che voleva che fosse la sua musica dopo il parto, ha avuto il coraggio di chiedere spazio, tempo e aiuto da luoghi e persone familiari e inaspettate: una chat di gruppo, cantautori di cui era fan ma che non conosceva, amici la cui canzone ormai dimenticata le ha prestato il ritornello per una nuova. Ogni “sì”, ogni memo vocale, ogni file condiviso, ogni porta aperta ha portato a questo momento nella carriera di Charlotte Cornfield.

SUX – “SUX SELLS”
[Youth Riot]garage-rock

Con uno stile musicale che si può definire solo come «davvero fantastico», i SUX hanno conquistato il pubblico di tutto il mondo. Ammirati per la loro inarrestabile energia rock, si sono guadagnati la reputazione di miglior band al mondo, lasciando gli uomini a tremare di paura. Il loro impegno per il risparmio energetico è incrollabile: si assicurano sempre di spegnere le luci quando lasciano un locale.

TRUE GREEN – “HAIL DISASTER”
[Spacecase Records]indie-rock

Dopo il loro esordio lo-fi dal sound psichedelico e ondulato, “Hail Disaster” è una produzione più calda e matura che non perde il sapore caratteristico delle loro prime uscite. Attraverso 13 brani, Dan viaggia attraverso i paesaggi bucolici del Midwest, documentando la nostra brutale realtà con empatia e una sincerità che, a mio avviso, risulta profondamente autentica e umana. Le canzoni hanno un calore che il suo debutto lo-fi non aveva, fondendo folk, slowcore, indie classico, ambient e cantautorato in un secondo album più coeso e maturo. Sulla scia di The Microphones, Silver Jews e Sebadoh, True Green guarda al mondo con una profonda compassione, proprio come questi artisti che hanno avuto una profonda influenza sul rock indipendente.

GIANGILBERTO MONTI – “Voci Ribelli”
[Warner Music/The Saifam Group]cantautorato

“Voci Ribelli” è un viaggio musicale che unisce culture, sogni, memoria e impegno civile: 8 storiche canzoni del cantautore riarrangiate da musicisti magrebini con 2 brani inediti. Nel disco, il repertorio del cantastorie e scrittore milanese Giangilberto Monti prende nuova vita grazie all’interpretazione e agli arrangiamenti dei musicisti magrebini Hicham Benabderazzik, Daniel Tuna, Badreddine Bazgua, Adil Nadif, arricchito da brani inediti. Questo progetto musicale, ideato in Marocco, registrato a Casablanca e mixato a Milano, intreccia strumenti contemporanei e ritmi antichi. L’album nasce dalla collaborazione con l’amico e intellettuale algerino Mahi Tibaoui, oggi scomparso e negli anni Novanta costretto a rifugiarsi in Marocco per sfuggire alle minacce degli integralisti islamici.

ADULT. – “Kissing Luck Goodbye”
[Dais]alternative

La musica del duo non è mai stata così viscerale, urgente e decisamente rabbiosa come in “Kissing Luck Goodbye”, album culminante e senza compromessi. Realizzato con attrezzature aggiornate e una nuova libreria di suoni, il materiale è incredibilmente dinamico – più forte ma anche più chiaro – con la voce imponente di Kuperus che assume maggiore risalto nel mix, delineando un arsenale di richiami, canti e riflessioni vividi e caustici. La risata, sia nei testi che come presenza ossessiva, funge da leitmotiv che parla dell’assurdità minacciosa dei tempi moderni.

BUTLER, BLAKE AND GRANT – “Murmurs”
[355 Recordings]pop-folk

Dopo l’omonimo album di debutto del 2025 di Butler, Blake e Grant per l’etichetta 355 Recordings di Bernard Butler, il trio si è riunito nello studio di registrazione di Norman Blake. “Murmurs” rappresenta in un certo senso un ritorno alle origini per Butler, Blake e Grant, con il trio che reinterpreta brani tratti dai rispettivi repertori, proprio come avveniva nei primissimi concerti che hanno tenuto insieme. Tutto inizia con 3 chitarre e 3 voci, per poi sbocciare da lì.


HOLY FUCK – “Event Beat”
[Satellite Services]elettronica

In un’epoca in cui persino intere band di rock classico vengono generate dall’intelligenza artificiale, gli Holy Fuck sono oggi più attuali che mai. Il quartetto canadese si è costruito una reputazione creando musica elettronica con un tocco umano. Mentre molti artisti realizzano quella base elettronica tramite laptop, loop e drum machine, gli Holy Fuck mantengono ogni elemento il più “dal vivo” possibile. L’euforia che suscitano non deriva da una perfezione fredda e compassata, ma dall’energia frizzante che scaturisce da quattro musicisti che si godono appieno il momento che stanno condividendo. Se si aggiunge il caos nato dall’improvvisazione e dall’abbandono della traccia di clic a favore di percussioni libere, grezze e reali, è facile capire perché gli Holy Fuck siano rinomati per le loro emozioni pulsanti e non ortodosse. “Il catalizzatore di questo disco e l’inizio delle registrazioni che abbiamo fatto è stato semplicemente il fatto di esserci ritrovati di nuovo insieme“, afferma Graham.È stata un’esperienza unica per noi. Eravamo tutti lì a vivere insieme nello stesso spazio, senza distrazioni, a lavorare sulla musica in mezzo al nulla. È un modo di lavorare che mi piace molto. Per almeno la metà delle canzoni dell’album, siamo stati semplicemente rinchiusi lì insieme. Ed è stato fantastico!

RAYE – “THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE.”
[Human Re Sources]pop

Raye, superstar mondiale candidata quattro volte ai Grammy Award, pubblica il suo attesissimo secondo album, “THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE”. L’album, strutturato in quattro “stagioni” – con ogni lato del vinile dedicato a una stagione diversa – accompagna gli ascoltatori in un viaggio sonoro che inizia nell’oscurità e termina nella luce. “La musica è una medicina. L’ho sempre detto, e credo di essere nel processo di creare una medicina per me stessa che possa condividere con il mondo. Voglio che tutti noi diciamo a noi stessi che andrà tutto bene, e io avrò fiducia nei semi che ho piantato sotto la neve. Volevo creare qualcosa che fosse un abbraccio, un letto o un posto morbido per quella persona che ne ha bisogno.

THE NEW PORNOGRAPHERS – “The Former Site Of”
[Merge]alternative

Una donna è intrappolata su una nave da crociera. Un predicatore decide di andare a fondo insieme alla sua città. Un uomo in un negozio di fiori si ritrova immerso nel significato della composizione floreale. Queste e altre persone agli estremi della vita personale e sociale sono i protagonisti di dieci racconti attuali e senza tempo, raccolti come canzoni pop meticolosamente elaborate dai The New Pornographers nel loro album “The Former Site Of”. Il disco aggiunge nuova profondità al suono che Newman ha liberato attraverso la costruzione e la registrazione in uno studio casalingo, perfezionando il processo creativo della band ben oltre le necessità di collaborazione a distanza dell’era del lockdown. “Avere tempo nel mio studio ha davvero aperto nuove possibilità“, spiega. “Posso mettere insieme prima lo scheletro di una canzone – solo un paio di elementi, l’atmosfera principale, davvero il minimo indispensabile – prima di portarla alla band e partire da lì.” Lungi dall’essere il prevedibile capitolo successivo dei The New Pornographers, “The Former Site Of” è una sfida alle aspettative da parte di una band che continua ad evolversi piuttosto che riposare sugli allori. Anche nei suoi momenti più cupi o autoironici, c’è un’effervescenza nella musica qui che è irresistibile, un’affermazione che la lotta dei suoi personaggi e dell’ascoltatore, come una fotografia di un pianeta lontano, ne vale la pena.

SUNGLACIERS – “Spiritual Content”
[Mothland]psych pop

“Spiritual Content”, il quarto album degli alchimisti del pop Sunglaciers esplora la vita contemporanea attraverso testi allegorici esaltati da melodie autentiche, arrangiamenti decisi e una produzione raffinata. I suoi nove brani, ricchi di sensazioni tattili, catturano momenti fugaci ma accattivanti, la cui narrazione viene piegata, stravolta e distorta in brani musicali altamente evocativi. Lungo i suoi 35 minuti lampeggianti di indie-rock-via-post-punk, paesaggi sonori espansivi si susseguono come una sequenza psichedelica senza tempo in cui i groove danzano dentro e fuori, risvegliando sentimenti di meraviglia, ma anche scatenando emozioni simili allo smarrimento o all’alienazione. Allo stesso tempo morbido e sfrontato, poetico e ribelle, “Spiritual Content” è una versione postmoderna dell’art pop che riesce bene a santificare la vulnerabilità dell’indie rock, abbracciando al contempo la complessa distopia del punk.

AURA Q – “Daylight”
[Liminal Music]elettronica

Aura Q è un progetto musicale nato nel 2025 dall’incontro di due musicisti professionisti, Marco Fagotti e Jacopo Matia Mariotti, basato sull’interazione tra pianoforte, violoncello ed elettronica di ricerca e su una visione essenziale della musica che mette al centro la melodia e la trasfigurazione sonora per dare vita a strutture minimali capaci di coinvolgere emotivamente l’ascoltatore. La fusione di queste due personalità della musica italiana delinea un orizzonte sonoro aperto e originale, in cui la dimensione acustica e quella digitale si intrecciano per offrire al pubblico un’esperienza musicale intensa e coinvolgente e di respiro internazionale. “Daylight” è un album sul potere della luce, anzi, sul potere di illuminare. La luce a cui si fa riferimento in questo caso non è quella fisica ma quella che ogni essere custodisce dentro di se. “Daylight” è la luce del giorno che possediamo naturalmente, ma della quale spesso non riconosciamo né la presenza né la forza. E’ la forza conoscitiva capace di svelare ciò che viene abitualmente relegato nell’ombra: le paure individuali, i timori collettivi e il legame interrotto con la dimensione naturale. “Daylight” è un invito e una provocazione a non conformarsi al pensiero comune.

RIEN FAIRE – “Le Défilé”
[Dur & Doux]alt-rock

Con il loro terzo album, i Rien faire continuano a tracciare una nuova strada nell’eccentrica scena musicale francofona, difficile da etichettare. E conservano ancora quella voglia di camminare sul filo del rasoio. La loro musica è sofisticata e ingenua, come un numero di equilibrismo. Prende strade secondarie, senza mai cedere a una complessità gratuita, cercando di conciliare sperimentazione e musica pop. Con ritmi grezzi, ritornelli accattivanti, suoni morbidi e carezzevoli e danze che aspettano solo di essere inventate, i Rien faire danno il massimo, e le loro canzoni si dispiegano come universi curiosi, in miniatura e ricchi di avvenimenti. E mentre un certo senso di imminente fine del mondo attraversa i testi di questo nuovo album, c’è anche un senso di leggerezza e umorismo. Un sorriso nonostante tutto, un tentativo di far luce sull’abisso in cui ci stiamo precipitando.

THE TWILIGHT SAD – “It’s The Long Goodbye”
[Rock Action]alternative, indie-rock

I The Twilight Sad tornano con il loro tanto atteso sesto album in studio pubblicato dalla Rock Action Records. “It’s The Long Goodbye” è un racconto intenso di perdita e crisi personale, radicato in esperienze concrete. Accompagnato dagli arrangiamenti urgenti e ricchi di chitarre di Andy MacFarlane, con la voce distintiva, grezza e appassionata di James Graham, il risultato è un apice per i The Twilight Sad in una carriera di straordinaria integrità e maestria artistica, e un disco che rende onore alla capacità della band di trasformare le esperienze vissute in musica profondamente sentita.

FCUKERS – “O”
[Ninja Tune]elettronica

«ö» è l’attesissimo album di debutto del duo newyorkese Fcukers. Dopo essersi rapidamente conquistati una reputazione grazie ai loro elettrizzanti concerti dal vivo e ai ritornelli irresistibilmente orecchiabili, Shanny Wise e Jackson Walker Lewis sono passati dall’esibirsi in locali affollati a stadi gremiti come gruppo spalla di Tame Impala, Justice e Dom Dolla, fino a registrare il tutto esaurito nei propri concerti da headliner da oltre 1.000 persone nel giro di soli due anni!

JAGUAR SUN – “Daisy”
[Born Loser]indie-pop

“Daisy” è una raccolta di ricordi. Momenti di crescita, momenti in cui ci si sente abbattuti ma ci si rialza, e tutti i piccoli momenti che stanno in mezzo. È sia un omaggio ai propri cari che una riflessione sulla perdita. Intitolato in onore dei cani di famiglia di Chris, Daisy e Marmite, scomparsi durante la realizzazione dell’album, “Daisy” è anche una lettera d’amore agli animali delle nostre vite che rimangono un punto fermo in ciascuno di questi momenti, guidandoci verso chi e dove siamo destinati a essere. Jaguar Sun è il progetto solista del polistrumentista canadese Chris Minielly. Originario di una piccola città nel sud dell’Ontario, Minielly scrive, registra e produce da solo la maggior parte della musica di Jaguar Sun, spesso descritta come sognante, nostalgica ed emotivamente evocativa. Musicalmente, Jaguar Sun fonde elementi di dream pop, indie-pop e folk lo-fi, unendo chitarre jangly, synth nebulosi, strumentazioni stratificate e voci morbide e malinconiche.

IRREVERSIBLE ENTANGLEMENTS – “Future Present Past”
[Impulse!]jazz

Il collettivo free jazz Irreversible Entanglements torna con il suo secondo album per la Impulse!, intitolato “Future Present Past”. Registrato in gran parte presso lo storico Van Gelder Studio, l’album vede il quintetto fondere jazz d’atmosfera, tradizioni musicali di tutto il mondo e spoken word nella nostra storia comune dell’esistenza: futuri ricchi di possibilità, il presente con tutte le sue incertezze e i passati come fonti di saggezza ancestrale.

SUEP – “Forever”
[Memorials of Distinction]indie-pop

Acclamati da BBC 6 Music e dalla stampa indie per la loro musica pop in stile “mercatino dell’usato”, i SUEP rovistano nel bazar della storia della musica, selezionando e ricomponendo le sue parti migliori in qualcosa di giocoso, strano e profondamente ingegnoso. La band fa parte del collettivo Gob Nation – che include The Tubs, Sniffany & The Nits, Ex-Void e altri – descritto dal Guardian come unito attorno a “una sensibilità fuori dagli schemi, un umorismo tagliente e un atteggiamento sfrontato“. “Forever” è un debutto sicuro di sé, un capolavoro della canzone indie moderna. In tutto l’album i SUEP attingono al country, al synthpop, al garage rock, al post-punk e al pub rock, ma mantengono sempre la loro caratteristica propensione per i ritornelli melodici, le strutture incisive e i testi che arrivano dritti al cuore. Abilmente senza pretese, l’album è stato registrato dall’amico Matt Green, meglio conosciuto per il suo lavoro con i The Tubs, e mixato da Mike O’Malley della band caroline. “Forever” è uno sguardo su una delle migliori band della scena, che non si adatta a nessuna tendenza, ma non scade mai nell’oscurantismo: i SUEP sono una band che indossa la joie de vivre con disinvoltura ma con stile. Ora è il loro momento di brillare.

STUCK – “Optimizer”
[Exploding In Sound Records]noise-rock, post-punk

Ti è mai capitato di sentirti intrappolato sul sedile del passeggero in un’auto che sbandava fuori controllo? Gli Stuck conoscono bene quella sensazione. Questa corsa da incubo con uno sconosciuto malvagio al volante proviene direttamente dal testo di “GG”, la traccia di chiusura del loro ultimo album “Optimizer”, la loro seconda uscita per Exploding in Sound e il terzo album in totale. La sensazione di non poter fermare una macchina che sfreccia verso il pericolo spinta dal proprio slancio pervade l’intero disco. “Optimizer” racconta in diretta dalla prima linea di una società in declino, dove ogni tentativo di miglioramento personale non fa altro che intrappolarti in una spirale discendente sempre più efficiente. Come in ogni uscita degli Stuck, il tema centrale attraversa ogni aspetto, dall’artwork alla musica. La copertina di “Optimizer”, disegnata come sempre da Green, raffigura una statua classica intrappolata in un inferno di buffering mentre il titolo dell’album sotto di essa affonda lungo una traiettoria discendente. I testi di Obis tracciano la stessa futilità, facendo il punto non solo sui modelli deliranti che lo circondano, ma anche sui rendimenti decrescenti del restare fedeli alle proprie convinzioni quando nelle camere non è rimasto altro che aria.

SNAIL MAIL – “Ricochet”
[Matador]indie-pop-rock

Lindsey Jordan torna ad affermarsi come cantautrice di riferimento per la sua generazione, lucida e sincera come sempre. Il tempo è passato, ma lei rimane un’anima sensibile, e qui la sua incisiva introspezione è legata a melodie nuove, espansive e ipnotiche e ad arrangiamenti di archi elaborati. Mentre scriveva “Ricochet”, Jordan si è ritrovata a fissarsi su preoccupazioni che in precedenza aveva allontanato dalla sua mente, ovvero la morte e ciò che accade dopo. Queste 11 canzoni sono colorate dall’ansia di vedere la vita scivolare via tra le dita, così come dalla vulnerabilità di amare profondamente piuttosto che freneticamente. In definitiva, “Ricochet” è un album sul rendersi conto – e accettare – che il mondo continua a girare indipendentemente da ciò che accade nella tua piccola vita.

CULT OF DOM KELLER – “Unholy Drum”
[Fuzz Club]psych-rock

“Unholy Drum” è il tanto atteso sesto album della band di Nottingham Cult Of Dom Keller – non un “ritorno”, dato che in realtà non se ne sono mai andati, ma il frutto di cinque anni trascorsi in continua evoluzione. In collaborazione con Angus Andrew dei Liars alla produzione, “le canzoni sono state smembrate, capovolte, sussurrate. Lasciate sole abbastanza a lungo da tornare a pulsare di vita. Il tutto mentre il sogno febbrile dell’instabilità globale si insinuava nel DNA del disco.” Il risultato – pubblicato da Fuzz Club – rivela un sound art-rock più espansivo e sperimentale che traspare dalle crepe del noise-rock psichedelico e oscuro dei Cult.

MONSTERNAUT – “Approaching Doom”
[Heavy Psych Sounds]doom

“Approaching Doom” è il terzo album dei Monsternaut, una versione più cupa e pesante della consolidata dedizione della band ai riff coinvolgenti e alle composizioni incisive. Le canzoni hanno preso forma nel corso di diversi anni, durante i quali l’arrivo di un nuovo batterista ha aperto le porte a ritmi e riff più audaci, spingendo la band verso nuovi territori pur rimanendo fedele alle proprie radici. Dal punto di vista sonoro, l’album si orienta verso la grinta e la pesantezza del metal dei primi anni ’90 piuttosto che verso una produzione moderna e raffinata, conferendogli un tocco grezzo e immediato. Anche i testi e l’atmosfera seguono una direzione naturalmente più cupa, aggiungendo un ulteriore livello di tensione sotto i groove. Registrato interamente alla vecchia maniera, direttamente su nastro analogico senza editing digitale, cattura la band mentre suona così com’è, affidandosi alla performance, all’intesa e al feeling piuttosto che alla correzione. Il risultato è un disco che colpisce più forte, sembra più concentrato e segna un nuovo capitolo sicuro nell’evoluzione dei Monsternaut.

BIG HARP – “Runs To Blue”
[Saddle Creek]folk

Stefanie Drootin e Chris Senseney sono due appassionati di musica da sempre, una coppia sposata con due figli che costituisce il nucleo della band Big Harp praticamente da quando si sono conosciuti vent’anni fa. Il quarto album dei Big Harp, “Runs to Blue”, non sembra affatto in ritardo. Con canzoni che parlano di voglia di viaggiare e di perdita, di amore per i propri figli e per il proprio partner, di accettazione dell’età che avanza e al contempo di rimpianto per non poter più essere ciò che eravamo un tempo, “Runs to Blue” sembra arrivare proprio al momento giusto, come andare a trovare Drootin e Senseney a casa loro una sera e sentirli ridere e piangere mentre raccontano storie sul loro passato e sulle speranze per il futuro. Solo chitarra acustica, basso e due voci che si conoscono come il palmo della mano, “Runs to Blue” è il disco dei Big Harp dal suono più semplice. È, tuttavia, il più complesso dal punto di vista emotivo, due vite lunghe combinate e distillate in 10 canzoni sincere e disarmanti.

SLUICE – “Companion”
[Mtn Laurel]folk-rock

Gli Sluice, ora una band di quattro elementi di Durham, North Carolina tornano con “Companion”, il loro terzo album per la Mint Records. Il primo album completo del 2022, “Radical Gate”, il disco silenziosamente amato che Morris ha realizzato dopo essersi trasferito di nuovo in North Carolina, è stato seguito dal caloroso e collaborativo “Sluice” (2023), registrato con l’allora sconosciuto Chris Lilienthal nel suo studio di Carrboro. “Companion” si svolge in un periodo di intensi cambiamenti personali, spesso incentrati sull’evoluzione del rapporto di Morris con l’identità, la memoria e la vita domestica.

THE CASUALTIES – “Detonate”
[Hellcat]punk

Nel nuovo lavoro, i Casualties riaccendono la loro rabbia e consolidano il proprio status come una delle realtà più longeve e intransigenti della scena punk. Politica. Odio. Guerra senza fine. Sono solo alcune delle ragioni dietro il titolo del nuovo album. Invece di farsi a pezzi a vicenda, i Casualties colpiscono le autorità e i sistemi che cercano di dividere, cogliendo l’occasione per promuovere unità e cameratismo tra tutti coloro che si sentono alienati dal crudele stato del mondo. “Ci sono guerre continue e battaglie politiche interne. Tutti si stanno facendo a pezzi tra loro. ‘Detonate’ significa che siamo stanchi di tutta questa divisione. Con questo disco abbiamo l’opportunità di dire qualcosa e promuovere una qualche forma di unità.”

KONRADSEN – “Hunt, Gather”
[777 Music]indie-pop

Il gruppo è molto apprezzato in Norvegia, Paese natale, dove ha vinto numerosi premi e costruito un repertorio acclamato dalla critica. Il duo – composto da Jenny Marie Sabel ed Eirik Vildgren – ha creato una propria rete creativa, che è alla base del nuovo album dei Konradsen. “Hunt, Gather” esce per la 777 Music e presenta il nuovo singolo “What I Aim For”, un brano delicato e sobrio, che vede come voce ospite Angie McMahon: l’artista australiana funge da perfetto contrappeso al lavoro dei Konradsen, con “What I Aim For” che ha un effetto deliziosamente rilassante.

CLUBDRUGS – “lovesick”
[Artoffact]darkwave

«Lovesick» è l’album di debutto dei clubdrugs, potente gruppo darkwave con sede a Chicago. Lungi dall’essere un lavoro di genere monotono, l’album è una festa da ballo meticolosamente costruita e carica di emozioni che prospera nell’ombra. Fondendo magistralmente l’atmosfera cupa del goth, i ritornelli contagiosi del synth-pop e le trame nebulose e “wall-of-sound” dello shoegaze, la band cattura una nostalgia unica, canalizzando le vibrazioni alternative degli anni ’90 e spingendo il suono verso un futuro moderno e illuminato dai neon.

KING TUFF – “MOO”
[MUP]garage-rock

«MOO» è la prima uscita su larga scala della mia nuova etichetta, la MUP! Quando ho deciso di realizzare un nuovo disco, mi è sembrato giusto tornare a ciò che mi dà più gioia: il rock and roll. Ho fatto riparare il mio Tascam 388, lo stesso registratore a nastro che avevo usato per registrare il mio primo album, «King Tuff Was Dead». Era rimasta a casa dei miei genitori nel Vermont negli ultimi 14 anni, ma alla fine l’ho trascinata a Los Angeles. Ho smesso di preoccuparmi se ci fossero errori. Non ci sono abbastanza errori. Ho suonato la mia vecchia Gibson SG blu, Jazijoo, e lei ha vomitato oro elettrificato e contorto. Per una volta, ho cantato e non ho odiato la mia voce. Ho suonato male la batteria e l’ho mixata in mono su una traccia e suonava come una merda gloriosa. Vorrei che suonasse ancora peggio. Tutto sommato, “MOO” è un momento in cui il cerchio si chiude. Un ritorno alla forma. Un ritorno al rock. Un ritorno al Vermont. Un ritorno a me stesso.

THE YOUNG FRESH FELLOW – “Loft”
[Yep Roc Records]alternative

Per festeggiare il quarantesimo anniversario dei leggendari Young Fresh Fellows, la band si è presa una giornata di pausa dal loro frenetico programma di concerti per recarsi allo studio Loft dei Wilco a Chicago. La band ha chiamato alla console il vincitore del Grammy Award Tom Schick e ha coinvolto alcuni ospiti leggendari in tutto l’album, tra cui Neko Case (voce solista in “Destination”), John Stirratt dei Wilco (cori), Morgan Fisher dei Mott The Hoople (tastiere), Jonathan Segel dei Camper Van Beethoven (violino), Jenny Conlee dei The Decemberists (fisarmonica, cori), Mark Greenberg degli Eleventh Dream Day (vibrafono), Peter Buck dei R.E.M. (chitarra a 12 corde) e Dave “Max” Crawford dei Poi Dog Pondering (tromba). Questo disco, intitolato “Lof”t, non è mai stato pubblicato prima e vede finalmente la luce in occasione del 40° anniversario degli Young Fresh Fellows.

NEW GERMAN CINEMA – “Pain Will Polish Me”
[Felte]dark-pop

Album di debutto del progetto solista di Jess Weiss, voce e autrice dei Fear of Men che porta quella stessa precisione lirica e intensità emotiva nel suo progetto solista New German Cinema. Ci sono voluti cinque anni per realizzarlo, tra Londra e Los Angeles, costruito a partire da file notturni, lunghi silenzi e la silenziosa perseveranza di due persone che cercavano di portare a termine qualcosa di bello da due estremità opposte del mondo. Prodotto con Alex DeGroot (Zola Jesus, Cate Le Bon), sembra al tempo stesso meticoloso e devoto, il prodotto di qualcuno che non ha fretta di raggiungere la catarsi. “Pain Will Polish Me” si presenta al tempo stesso solitario e connettivo, come se fosse costruito da trasmissioni a lunga distanza tra due stati onirici. Weiss lo definisce una meditazione sul pop e su Rainer Werner Fassbinder. Esplora il modo in cui intimità e controllo si intrecciano fino a rendere impossibile distinguere dove finisca l’uno e inizi l’altro. Le canzoni parlano delle parti di sé che si dissolvono nell’amore e dei piccoli atti di violenza che derivano dall’essere conosciuti. Si muovono attraverso relazioni claustrofobiche, ossessione, resa, cicli di sofferenza che iniziano a sembrare devozione. Il linguaggio è pop ma la sensazione è qualcosa di più strano, più freddo, più interiore. Le canzoni si muovono nell’ombra.

COURTNEY BARNETT – “Creature of Habit”
[Fiction]indie-rock

“Creature of Habit” segna un nuovo capitolo decisivo nell’evoluzione musicale di Courtney Barnett. È un album audace ed emotivamente coinvolgente che esplora la domanda centrale: come liberarsi dai propri ostacoli per poter vivere appieno la propria vita. Scritto sulla scia del trasferimento dall’Australia a Los Angeles e della chiusura della sua etichetta di lunga data, la Milk! Records, Barnett stava affrontando cambiamenti che mettevano in discussione il futuro sia della sua vita che della sua carriera. Piuttosto che interiorizzare quei sentimenti, ha deciso di portare tutta questa confusione vorticosa direttamente nel processo di registrazione.

LUXJURY – “Giving Up”
[Bella Union]indie-rock

Il promettente duo londinese LuxJury pubblica il suo album di debutto, “Giving Up”, per l’etichetta Bella Union. Capitanato dalla cantante e chitarrista Nicole “Lux” Fermie, affiancata dal batterista Howey Gill e occasionalmente dal bassista Nathan Ridley, il disco d’esordio dei LuxJury è un’opera avvincente di indie-rock intriso di soul che racconta le esperienze vissute da Nicole negli anni successivi allo scioglimento della sua precedente band e al suo coming out come donna queer.

MEMORIALS – “All Clouds Bring Not Rain”
[Fire Records]alternative

I Memorials si lanciano dagli scivoli acquatici e volano sopra le nuvole con il loro secondo album, “All Clouds Bring Not Rain”. Il duo composto da Verity Susman e Matthew Simms (ex membri degli Electrelane e dei WIRE) si è rinchiuso in uno studio ricavato da un fienile nascosto nel cuore dei boschi della Francia sud-occidentale ed è riemerso con un disco insolito, al tempo stesso melodico e anticonformista. Per un album così ambizioso, è sorprendente che sia stato scritto, eseguito, registrato e mixato esclusivamente da loro due. Con un sound che ricorda un classico riscoperto, i Memorials trasformano le loro influenze in un sound inconfondibile. Immaginate Nico che canta con i Can prodotti da David Axelrod e vi troverete più o meno sulla strada giusta. Il disco trae ispirazione da una vasta gamma di generi musicali, tra cui folk, dub, post-punk, musica sperimentale su nastro, soul degli anni ’60, garage rock, spiritual jazz degli anni ’70 e prog di Canterbury. Il canto distintivo e senza fronzoli di Verity è il punto focale del disco, che spazia dal tenero al selvaggio. Le sue melodie vocali diventano subito orecchiabili, fornendo il cuore melodico attorno al quale sono disposti gli elementi più anticonformisti delle canzoni, ed è qui che l’approccio non convenzionale di Matthew alla registrazione e alla produzione viene alla ribalta.

DALEK – “Brilliance of a Falling Moon”
[Ipecac Recordings]hip-hop

Le leggende dell’hip-hop sperimentale dälek tornano con il loro ultimo album, “Brilliance of a Falling Moon”. Prendendo il titolo da un brano del romanzo di Erik Larson del 2011 “In the Garden of Beasts”, l’album dipinge un ritratto infuocato della vita e della resistenza nell’America fascista. Ideato, composto e prodotto da Will Brooks (alias MC dälek) e Mike Mare, “Brilliance of a Falling Moon” è un disco vasto e senza compromessi che riflette il clima politico del momento. Registrato nei Deadverse Studios del gruppo nel corso del 2024 e del 2025, i beat di “Brilliance of a Falling Moon” sono spinti da drum break brutali e incrostati di polvere e avvolti in un’atmosfera minacciosa e ultraterrena. Prendendo di mira tutto, dalla soppressione delle informazioni da parte dello Stato al colonialismo e alla demonizzazione degli immigrati da parte di Trump, le rime di Brooks sono praticamente infuocate dall’indignazione per lo stato attuale del mondo.

JOSE GONZALES – “Against The Dying Of The Light”
[City Slang]cantautorale, folk

José González ha pubblicato un nuovo album, “Against the Dying of the Light”, che fa da complemento e approfondisce i temi del suo acclamato album “Local Valley”. Mentre “Local Valley” era incentrato su luoghi, lingua e riflessioni personali, questo nuovo disco allarga lo sguardo, trasformandosi in un appello urgente a preservare la luce dell’umanità con tutti i suoi difetti, in un momento in cui la tecnologia plasma sempre più il modo in cui pensiamo, proviamo emozioni e interagiamo gli uni con gli altri. Sebbene José abbia sempre abbracciato il progresso tecnologico, mette in discussione il presupposto secondo cui ogni nuova possibilità debba essere perseguita al massimo del suo potenziale, specialmente quando il progresso va a discapito della prosperità umana, dell’attenzione e dell’empatia. In tutto l’album, González lavora all’interno di una struttura volutamente minimale, portando la sua familiare tavolozza a nuovi livelli attraverso sottili variazioni, moderazione e attenzione ai dettagli. Ogni canzone si dispiega con un proprio carattere distintivo, dimostrando quanta gamma emotiva e musicale si possa raggiungere all’interno di limiti autoimposti. Scritto in inglese, svedese e spagnolo, il disco riflette le sue radici svedesi-argentine e inquadra il suo messaggio umanista come globale piuttosto che come una dichiarazione puramente personale o politica.

WINTERSLEEP – “Wishing Moon”
[Dine Alone Records]indie-rock

Con sette album acclamati dalla critica alle spalle e sei anni trascorsi dal loro LP del 2019 “In The Land Of”, i Wintersleep ripartono. La band aveva registrato in remoto una raccolta di canzoni scritte sia prima che dopo la pandemia, ma aveva bisogno di assicurarsi che i brani avessero un’anima dal vivo. Si sono riuniti in uno studio nel deserto del Mojave per registrarle dal vivo, tutti insieme nella stessa stanza e per lo più senza metronomo, lasciando che le loro intuizioni collettive, maturate in 24 anni, guidassero e modellassero la musica attraverso accelerazioni e rallentamenti del tempo. I suoni che hanno creato testimoniano una rinnovata vitalità ed energia: i rami prog, indie, folk e rock alternativo della band sono in piena fioritura, protesi verso il cielo con cuori grati, aperti e curiosi.

L’ALBERO – “Cielo e Sfacelo”
[Santeria]cantautorale

Nove brani che fissano una situazione di tensione continua tra il desiderio di guardare al cielo (il sogno, l’immaginazione, la libertà) e la convivenza, più o meno forzata e accettata, con una realtà presente dove lo sfacelo avanza e la decadenza si impone. Una realtà che emargina tutto ciò che è immateriale e dove trovare il proprio spazio appare sempre più difficile. Da questa lotta tra questi due estremi e dalla loro obbligata convivenza quotidiana, nascono le nuove canzoni che compongono il terzo disco del cantautore, con strutture più spontanee possibili, a sottolineare una molteplicità di sensazioni che si alternano nei brani, tra momenti pieni e potenti e altri vuoti ed essenziali. Sono tanti i rimandi agli anni settanta musicali presenti fra le pieghe dell’album: ci sono echi del Lucio Battisti più folk, della musica italiana più segnata dalle sonorità internazionali, come l’Equipe 84 di Maurizio Vandelli, e poi la psichedelia di Claudio Rocchi, l’anima del primo Pino Daniele, ma anche echi e colori di David Crosby e Caetano Veloso.

ITMI – “Santa Madre”
[Edac Music Group]indie-pop-rock

“Santa Madre”, l’album d’esordio degli ITMI, plasma il quotidiano in materia viva e malleabile per trasformare la vita in poesia. Lo slancio corale del disco sposta l’asse del loro suono verso un rock emotivo e cantautorale, senza però mai perdere identità e groove. L’idea di insieme è la colonna portante di un disco che si esprime attraverso il confronto, la relazione e l’apertura verso l’altro. Amicizie, amori, legami familiari sono il luogo in cui gli ITMI si specchiano, raccontando di una realtà moderna troppo spesso apatica e incolore. Vivere i sentimenti con sincerità oggi può sembrare ingenuo, ma è proprio lì che “Santa Madre” denuncia la sua verità, suonando a ritmo di un tagadà che alterna slanci e rallentamenti, cadute e piccole rinascite.

SUNLIT – “Neon Pink”
[Elefant]indie-pop

Joe Moore, noto per progetti come The Yearning, Julie et Joe e The Perfect Kiss, nonché per aver prodotto artisti quali Cristina Quesada e Lia Pamina, ha debuttato con il suo progetto solista Sunlit nel 2024. Ispirato da band come Beach House, Alvvays e Mazzy Star, Sunlit ha rivelato un lato più introspettivo di Moore, caratterizzato da una voce intima e da un malinconico evasione dalla realtà. Il suo nuovo album, “Neon Pink”, vira verso la bellezza e l’emozione allo stato puro. Canzoni come “Beside” e “Goosebumps” esplorano il desiderio appagato e la nostalgia, mentre la title track cattura l’emozione dell’ammirazione reciproca. Il romanticismo pervade brani di spicco come “Ours to Tell” e “Pompeii Moment”, mentre “Let You Down” ritrae il cuore spezzato nella sua forma più fragile. Unendo audacia e delicatezza, l’album attinge da influenze diverse per creare un mondo sonoro profondamente emotivo e distintivo.

POLLY PAULUSMA – “The Wildfire Tapes”
[Wild Sound/One Little Independent Records]cantautorale

Uscita complementare di “Wildfire”, il sesto album di Polly Paulusma pubblicato a febbraio 2025, “The Wildfire Tapes” offre una visione intima e rara del processo creativo dietro uno dei lavori più estesi ed emotivamente ambiziosi della cantautrice inglese. Mentre “Wildfires” presenta una riflessione attentamente elaborata sulle molteplici forme dell’amore, “The Wildfires Tapes” rivela le canzoni nella loro forma più grezza, permettendo agli ascoltatori di percepire come sono nate, aprendo le porte ad un lungo periodo di scrittura e riflessione. Documentando le canzoni nelle loro prime incarnazioni, dai demo ai memo vocali fino alle registrazioni dal vivo, “The Wildfires Tapes” funge da album di appunti di lavoro ed esperimenti. Nell’arco di otto anni, Paulusma ha scritto e co-scritto più di 100 canzoni, 19 delle quali sono state inserite in “Wildfires”, mentre 3, inizialmente scartate, compaiono ora nella versione ampliata, accompagnate dai loro prologhi originali in spoken word. Questi arrangiamenti permettono agli ascoltatori di percepire come testi, tonalità, atmosfere e strutture siano cambiati nel tempo, man mano che le canzoni si avvicinavano alla sala di incisione.

DON BROCO – “Nightmare Tripping”
[Fearless Records]alternative, metal

Sin dalla loro formazione nel 2008, i Don Broco hanno creato una musica innovativa che fonde con naturalezza elementi di metal, post-hardcore ed elettronica in un amalgama musicale unico e tutto loro. Il loro album di debutto con la Fearless Records, “Nightmare Tripping”, è il disco più pesante e ricco di sfumature della loro carriera, con collaborazioni come quella con la band rock Nickelback in “Nightmare Tripping” e quella con il cantante degli Architects, Sam Carter, in “True Believers”.

BLACK LABEL SOCIETY – “Engines of Demolition”
[Spine Farm]hard-rock

Da oltre 25 anni, i Black Label Society rappresentano uno dei pilastri più solidi della musica heavy, proponendo album dopo album ritmi intrisi di blues, riff incisivi e ballate che mettono a nudo l’anima. “Engines of Demolition” non fa eccezione alla costante regola dell’impegno incrollabile verso un hard rock puro e senza compromessi. I Black Label Society sono la pura espressione del paradosso dei riff più cupi e fragorosi di Zakk Wylde e delle ballate più delicate e strazianti. I BLS sono un quartetto di hard rock-metal inarrestabile, bluesy e sfrenato. Le canzoni dei BLS sono odi alla celebrazione e al lutto, dalle profondità più oscure alle vette più alte.

THE ACADEMY IS… – “Almost There”
[I Surrender Records]indie-pop

«Se non dovessi mai tornare a casa, grazie di tutto.» — «Ten Years» È difficile credere che siano passati vent’anni da quando i The Academy Is… hanno pubblicato il loro album di debutto “Almost Here”, un disco che ha plasmato silenziosamente un’era underground. Negli anni successivi, la band è cresciuta, ha vissuto vite piene e, alla fine, ha ritrovato la strada del ritorno. “Almost There” funge da complemento concettuale al loro album di debutto, riesaminando il passato dal presente con lucidità, riflessione ed esperienza. “Almost Here parlava di lasciare casa“, riflette William Beckett.Questo album parla di ritrovare la strada per tornare a casa.” Le canzoni catturano la verità agrodolce che il tempo scorre veloce, portando con sé una silenziosa urgenza di inseguire ciò che conta prima che sfugga via.

MELISSA ETHERIDGE – “Rise”
[Sun Records]classic rock

La rockstar di fama mondiale e icona culturale Melissa Etheridge presenta il suo nuovo album “Rise” per la Sun Records. Il progetto comprende brani sinceri e trionfanti, prodotti da Shooter Jennings e Melissa Etheridge presso i Sunset Sound di Los Angeles. Dieci brani inediti includono “Don’t You Want a Woman”, “Bein’ Alive”, “Call You” e “The Other Side of Blue”, co-scritta da e con la partecipazione di Chris Stapleton. Come Melissa saggiamente osserva, “a volte assaggerai la polvere, ma poi ti rialzerai“.

THE BOXER REBELLION – “The Second I’m Asleep”
[Absentee Records]indie-rock

Dopo un 2025 costellato di successi dal vivo, i The Boxer Rebellion pubblicano il loro settimo album, “The Second I’m Asleep”. Il disco, composto da 10 brani, esplora temi quali la lucidità nel caos, la comprensione di sé e la crescita emotiva, il tutto attraverso un processo spontaneo e guidato dall’istinto. Caratterizzato dalla voce inconfondibile di Nathan Nicholson e dai dinamici paesaggi sonori della band, l’album coniuga energia grezza e produzione raffinata. I migliori ingegneri del suono, Rees Broomfield, Billy Bush e Kevin Grainger, hanno garantito una qualità audio eccezionale su tutti i formati di ascolto. Questa uscita segna non solo un ritorno, ma un’evoluzione per la band, che continua il suo viaggio tra tour mondiali e apparizioni sui media

DONBRUNO – “Artismo”
[Mosho Dischi]alt-rock

Una band che suona come se l’hard funk fosse passato da un centro sociale, da una sala prove punk e da un sintetizzatore rotto, tutto nella stessa sera. In pratica un’esplosione di world core. Cosa significa? Musica world che pizzica dal punk e dall’hardcore, dove il jazz perde ogni élite e torna materia grezza, fisica, da sudare più che da capire. “Artismo” crea un ponte musicale immaginario tra Beastie Boys ed Enzo del Re, Caparezza e i Primus, con un risultato sorprendente e di impatto.

CIGARETTES FOR BREAKFAST – “colour wheel”
[The Upstate Sound Record]shoegaze

I Cigarettes for Breakfast sono una band di Filadelfia nota per i suoi ricchi paesaggi sonori e le esibizioni crude, emozionanti e ricche di distorsioni, che catturano l’essenza dei grandi nomi dello shoegaze e del dream pop, come i My Bloody Valentine e gli Slowdive. Il progetto nato in casa di Matt Whiteford ha fatto scalpore nella scena DIY, arrivando poi a calcare il palcoscenico insieme ad artisti di fama come Alison’s Halo, Slow Crush e Blackwater Holylight.

SEAFRET – “Fear Of Emotion”
[Nettwerk]alt-pop
, folk

I Seafret hanno intrapreso il progetto “Fear Of Emotion” con l’obiettivo di spingersi oltre, sfidando ogni loro istinto naturale in materia di melodia e produzione. L’album trae ispirazione dalle loro esperienze di vita, alcune belle e luminose, altre cupe e dolorose. Prodotto da Steve Robson, il disco racchiude tutto ciò che i Seafret sanno fare al meglio: un mix tra composizioni acustiche ricche di emozione, una produzione indie pop contagiosa e inni da cantare in coro che toccano il cuore. “Per noi fare musica è sempre stato un modo per sfogare le emozioni, quindi ogni volta che scriviamo sappiamo che ciò che rimarrà impresso sarà qualcosa di onesto e vero per noi stessi… A volte ami qualcuno così tanto che ti spaventa e ti fa venire voglia di aggrapparti a lui con tutte le tue forze. A volte hai così tanta paura di provare qualsiasi emozione.

THE CLOCKWORKS – “The Entertainment”
[V2]punk-rock

Coniugando un commento caustico e spietato a una tenacia sonora incontenibile, i The Clockworks sono una band da assaporare in questi tempi bui. I quattro membri del gruppo sono uniti non solo da un reciproco apprezzamento per la musica del passato e del presente, ma anche dall’amore per i film e i libri, in particolare quelli più “noir”. Si potrebbe dire che gli Arctic Monkeys li hanno spinti a formare una band, gli Strokes hanno mostrato loro quanto si potesse distillare il tutto e i Radiohead quanto si potesse espandere. Ma oggi non hanno paura di aggiungere a quel mix anche Billie Eilish e Charlie XCX e film che vanno da Fellini a “Drive”. Ciò che conta è che, partendo dal folk acustico, che si è trasformato in canzoni (post-)punk di 3 minuti, ora si sono espansi molto da lì, facendo tesoro di tutta l’esperienza che hanno acquisito registrando e andando in tour. Spingono l’emozione essendo autentici e creando ciò che vogliono davvero, nonostante il rumore e la fretta che li circondano.

GOOD RIDDANCE – “Before the World Caves In”
[Fat Wreck Chords]punk-rock

Originari di Santa Cruz, in California, i Good Riddance sono una presenza imprescindibile nella scena punk, noti per colmare il divario tra lo skate punk ad alta velocità e l’intensità grezza dell’hardcore. Sono celebri per la loro «aggressività intellettuale», un sound unico che fonde ritmi di batteria fulminei e riff di chitarra taglienti con melodie sorprendentemente coinvolgenti. Per chi li ascolta per la prima volta, la band rappresenta il punto di riferimento del genere, dimostrando che il punk può essere incredibilmente veloce e aggressivo pur rimanendo musicalmente raffinato e tecnicamente preciso. Al di là del loro impatto sonoro, la band funge da introduzione fondamentale alle radici attiviste del punk rock. Guidati dal cantante Russ Rankin, i loro testi approfondiscono temi quali la giustizia sociale, i diritti degli animali e la critica politica, offrendo una prospettiva molto più riflessiva rispetto al tipico rock radiofonico.

SCOUTING FOR GIRLS – “These Are The Good Days”
[Near Wild Heaven Records]indie-pop

L’album è pieno di quell’ottimismo solare e di quella gioia che sono sempre stati una parte così importante degli Scouting for Girls. A quasi vent’anni da She’s So Lovely, stiamo in qualche modo vendendo più biglietti che mai, poiché il pubblico continua a venire per quella connessione unica e quella gioia che si ottengono solo dalla magia della musica dal vivo. Spero che questo disco si aggiunga alla colonna sonora: è pieno di positività, divertimento e sole che le persone hanno sempre associato agli Scouting for Girls

BAMBOLE DI PEZZA – “5”
[Universal]rock

Simbolo di ribellione e femminismo nel panorama italiano, tornano sulle scene con il nuovo album “5”, confermando la loro identità grintosa e senza compromessi.

DAVID GRAY – “Nightjar”
[Bella Figura Music]indie-pop

“Nightjar” di David Gray arriva come complemento all’edizione per il ventesimo anniversario di “Life in Slow Motion”: una raccolta di 19 brani inediti. Nato dalle stesse sessioni di scrittura che hanno portato a “Life in Slow Motion”, “Nightjar” è un vero e proprio scrigno di brani classici di David Gray, affiancati da pezzi più sperimentali e colpi di scena inaspettati.

NINA HAGEN – “Highway To Heaven”
[Gronland]rock, pop, gospel

Quindici anni dopo «Personal Jesus», Nina Hagen torna alla sua grande passione per la musica gospel con «Highway To Heaven». Insieme al produttore Warner Poland, alla sua band e ad amici come Nana Mouskouri e Gitte Hænning, reinterpreta alcuni classici, da Mahalia Jackson a Sister Rosetta Tharpe fino a Kitty Wells. L’album combina gospel del sud, Americana, reggae e punk: dalla potente rivisitazione di “Somebody Prayed for Me” alla versione Americana di “Never Grow Old” e a una versione tedesca di “Everybody Wanna Go to Heaven”. “Highway To Heaven” è un album gospel-rock-pop vivace e trasversale, pieno di gioia, spiritualità e dell’inconfondibile personalità di Nina Hagen.

MESOSAUNA – “Formula Magica” EP
[Factory Flaws]indie-pop

Progetto della scena musicale milanese parte del roster della label indipendente Factory Flaws. Visioni acide, tribalismo misterioso, battito lento violento costruito su armonie familiari: questa è la ricetta di “formula magica”.Il progetto milanese porta all’interno di una cerimonia downtempo, dove strumenti organici incontrano sequencer e sintetizzatori analogici, ritmi sudati imperterriti si rispecchiano nel calore della terra. Il dancefloor è immerso nella natura e tutto sembra al suo posto: le anime ballano slowmotion sotto i raggi del sole, il tempo si dilata creando nuove onde sonore, l’incantesimo è in atto.

RY-GUY – “like a river” EP
[autoprodotto]art-pop

La musica di RY-GUY si colloca all’incrocio tra soul, psichedelia e art-pop, plasmata da un profondo senso di appartenenza alle proprie radici e dall’impegno a raccontare storie spesso ignorate. Nato a Londra da una famiglia delle Indie Occidentali e dei Caraibi con radici in Guyana e Barbados, RY-GUY è fortemente influenzato dalla cultura dei soundsystem della sua eredità guyanese e caraibica, nonché da movimenti artistici come l’impressionismo e il surrealismo, e considera la composizione di canzoni sia come espressione personale che come documento culturale. “Like A River” è stato concepito come un’opera d’arte onesta e autonoma, in grado di bilanciare una sensibilità pop diretta con una grinta sonora e un’ambiguità sufficienti a far sì che gli ascoltatori si perdano al suo interno. Temi di forza, sfida e libertà autoaffermata attraversano l’intero disco, ritraendo la vita in modo candido e al tempo presente. L’etica fai-da-te del progetto va oltre la musica stessa, comprendendo immagini scattate in prima persona, titoli dei brani scelti con cura e un mondo visivo che rafforza il nucleo emotivo dell’EP.

FLORENCE ROAD – “Spring Forward” EP
[Warner]indie-rock

Il gruppo, composto dalle amiche d’infanzia Lily Aron (voce), Emma Brandon (chitarra), Ailbhe Barry (basso) e Hannah Kelly (batteria), ha affinato il proprio sound iniziale traendo ispirazione da artisti che vanno dai Cranberries ai Wolf Alice e a Phoebe Bridgers. Dopo essersi fatte notare inizialmente grazie alla pubblicazione di cover online, le Florence Road ora hanno iniziato a far circolare la loro musica, con ottimi riscontri

BRUUNO – “DECADENTE”
[V4V]indie-rock

“Decadente” costituisce l’ultimo lavoro dei BRUUNO, che celebrano il decimo anno di attivita?. Quattro brani con il compito di catturare il linguaggio del sogno per renderlo veicolo verso la propria realta?; il sogno usato come motore narrativo per addentrarsi nel profondo, uno strumento per interrogare la nostra piu? intima interiorita? al fine di estrapolare una verita? percepibile. Una via d’accesso in chiave onirica che, attraverso un codice fatto di immagini – a volte surreali, a volte lucide – si traduce in fiducia in cio? che non conosciamo, rabbia in quello che vorremo sconfiggere, evasione da cio? che non siamo piu? ed il desiderio di diventare un essere umano migliore nella societa? odierna.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »